danny clay “periphery”

[slaapwel records]

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Suoni che riaffiorano da un passato distante come dolce riverbero incastrato nella memoria. Scava in profondità, nell’universo dei propri ricordi, Danny Clay  per dare forma al personale contributo da donare alla collezione di itinerari onirici raccolti dalla Slaapwel Records di Stijn Hüwels, che arriva così alla sua quattordicesima pubblicazione.

Partendo da una melodia ascoltata durante l’infanzia nella chiesa frequentata dai suoi nonni, Clay costruisce un delicato notturno definito da quattro varianti della stessa partitura di flauto, violoncello e pianoforte ricombinata secondo traiettorie cangianti che non ne alterano mai l’atmosfera dominante. È un senso di placida quiete e fragile intimismo ad espandersi dal dialogo tra gli strumenti, reso atipico dalla scelta di originarsi come somma di esecuzioni singole raccolte all’interno di una piccola chiesa di periferia. Un incastro di tre differenti voci che tende a rimanere evanescente accostamento tra lirici echi di corde che vibrano profonde, armonie sognanti di fiati vaporosi e luminose stille prodotte da una lieve danza sui tasti.

Un invito a consegnarsi alle braccia di Morfeo abbandonandosi agli echi di momenti sbiaditi eppure ancora presenti.

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