kj “ex”

[dronarivm]

DR-54

Un susseguirsi di evanescenti derive che incuneano il pensiero verso un infinito oceano di nostalgia situato in un punto distante nel tempo. È un viaggio quieto e crepuscolare ciò che prende forma lungo i solchi della terza opera di Kj Rothweiler, un lento scivolare tra le pieghe della memoria alla riscoperta di momenti incastrati nel profondo della coscienza.

È un alito che si espande lieve, plasmato da nebbiosi saturazioni droniche permeate da striature ruvide  e frequenze irregolari che reiterano il loro incedere generando ipnotici flussi delicatamente vorticosi. A sprazzi, tra i margini di tali spirali, danzano cristalline risonanze o trovano spazio fragili frammenti armonici che col loro inquieto scorrere enfatizzano il carattere malinconico del lavoro. Prezioso risulta così l’apporto dato da minimali fraseggi di pianoforte (“caro”), luminosi arpeggi chitarristici (“you”) e dalle dolenti trame di violoncello affidate alla grazia del tocco di Aaron Martin (“foxes”).

Un universo di straniante incanto.

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