dead piano “dead piano”

[st.an.da]

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Decostruire per trovare una dimensione differente che faccia emergere tratti inesplorati di ciò che è più che consolidato. Non un pianoforte che muore, piuttosto uno strumento che attraverso un processo di marcata manipolazione trova nuova linfa proiettandosi verso orizzonti inattesi. È un’intenzione precisa a muovere Andrea Bellucci e Cristiano Deison lungo i solchi di questa loro collaborazione, un’idea chiara che ispira una ricerca volta ad affrancare un suono che rischia di divenire sterile ripetizione.

Affidandosi alle pressoché infinite possibilità derivanti dall’applicazione della tecnologia quale mezzo di trasfigurazione e ricomposizione delle armonie acustiche e implementando il risultato con l’ausilio di ulteriori flussi sintetici che ne saturino il fluire sinuoso, i due artisti plasmano un’affascinante esplorazione in sei atti imperniata appunto sull’utilizzo del piano quale generatore di risonanze profondamente atmosferiche. Mantenendone solo in parte il portato melodico e amplificandone il tratto evocativo grazie all’innesto prezioso di flebili modulazioni elettroniche, ciò che viene originato è una vaporosa sequenza di minuti paesaggi emozionali ricchi di dettagli e sfumature.

Un notturno evanescente, intriso di sfuggente malinconia, che avvolge e conduce tra le pieghe di un immaginifico universo in cui nulla è ciò che sembra.

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