josh alexander “hiraeth”

[moderna records]

cover

Uno sguardo che scorre leggero alla ricerca delle infinite sfumature di un paesaggio misterioso ed imprevedibile. È dal fascino profondo del Galles che trae linfa Josh Alexander per costruire il suo album di debutto, eclettica collezione di scorci emozionali che dischiudono un universo palpitante in costante evoluzione.

Utilizzando un linguaggio ibrido che coniuga l’essenziale delicatezza di trame pianistiche a siderali atmosfere plasmate da progressioni sintetiche, il musicista inglese delinea un immaginifico tracciato dal tono mutevole non soltanto nell’avvicendarsi dei vari capitoli, ma anche all’interno di molti di essi. È un ambiente sonoro sfaccettato che si rivela per gradi, introdotto dal placido minimalismo di “An apology” che sembra preludere all’ennesimo disco di gusto neoclassico, subito sconfessato dal sinuoso andamento dell’aerea “Dusk”  permeata dalle luminose frequenze del sintetizzatore analogico che tanta parte ha all’interno del lavoro.

Il ricorrente intrecciarsi tra queste componenti  genera flussi narrativi profondamente dinamici, ricchi di aperture inattese che lasciano coesistere armoniosamente luci ed ombre, lasciando emergere quel senso di nostalgia esplicitato dal titolo solamente quando dominante diventa il suono esclusivo del pianoforte (“Elan”, “Suspended”).

Un esordio promettente, realizzato secondo una formula tutt’altro che innovativa ma certamente declinata con notevole abilità.
Accattivante.

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