Luca Sigurtà “Goddess”

[Glistening Examples]

Tempo che scorre inesorabile mutando lo stato delle cose, fascino fatale che diviene opprimente decadenza. È uno sguardo verso un passato tragico quel che ispira il nuovo tracciato sonico di Luca Sigurtà, narrazione in sei atti condotta ripensando al doloroso destino di alcune dive del cinema muto scomparse prematuramente.

Complesse stratificazioni di nebbiose persistenze e ruvidi frammenti crepitanti si rivelano gradualmente emergendo da un denso strato di polvere fino a divenire evocativa scia in cui si fondono un’aleggiante inquietudine e gli ultimi echi di un incanto ammaliante. Recuperando e modulando grovigli di segnali analogici Sigurtà costruisce intense derive droniche in cui si sovrappongono caldi flussi di morbida malinconia e livelli crescenti di spigolose frequenze che giungono a tratti a tramutarsi in impenetrabile coltre rumorosa.

Un senso di indissolubile assenza traspira costantemente dalle convulse traiettorie plasmate, restituendo un  portato hauntologico i cui riverberi sono percepibili fino alla terminale dissolvenza di  “Empty Saddies” che chiude il lavoro. Un omaggio penetrante, turbine sensoriale che trova precisa sintesi nell’affascinante foto di copertina realizzata da Stefano Majno. Viaggio in un mondo irrimediabilmente perduto.

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