Fabio Perletta “Hesitant”

[Dinzu Artefacts]

Ritrovare la purezza del suono, eliminare sovrastrutture e processi compositivi fino a giungere alla scarna risonanza da affidare all’immaginazione di chi la accoglie. È molto più di un semplice moto di sottrazione quello attuato da Fabio Perletta in “Hesitant”, è un’indagine che mira a recuperare un’autonomia della materia per lasciarle sprigionare l’intrinseca forza ancora non veicolata da un’intenzione necessariamente imposta.

Ognuno dei sedici capitoli, che si susseguono privi di forma e denominazione, rappresenta così un evocativo nucleo primigenio dal quale trarre possibili tracciati da sviluppare in piena libertà, senza porsi limiti dettati da un’origine chiara o da una scansione delineata. Risulta così pienamente funzionale all’intento la scelta di ridurre a  frammenti spesso brevissimi gli input estrapolati e lasciati decantare fino ad assumere un volontario anonimato.

Ribaltando l’indirizzo di un’epoca fortemente contraddistinta dalla perentorietà del gesto artistico, l’esplorazione condotta da Perletta  tenta di recuperare nuova linfa vitale attraverso  un processo che vede l’autore relegato al ruolo di ricercatore di incontaminate potenzialità in divenire.

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