bvdub “Explotions in slow motion”

[n5md]

Una soffice coltre infinitamente malinconica che ti isola e protegge dalla realtà esteriore per lasciarti immergere pienamente in un universo interiore in indissolubile fermento. È un moto di crescente introversione nato da un periodo di quasi totale isolamento a spingere l’estro di Brock Van Wey, indirizzandolo verso la costruzione di imponenti paesaggi emozionali sempre più inclini a forme di esclusione capaci da far risuonare pienamente le frequenze di un animo inquieto.

Incastrato in questa dimensione, il musicista americano costruisce una nuova imponente cattedrale sonica in cui densi vapori sintetici incontrano e si combinano con sequenze armoniche  definite da frammentarie stille pianistiche, elegiaci movimenti di archi e spettrali scie vocali. Un magma evanescente  in costante evoluzione che si snoda secondo trame ipnotiche seppur mai indulgenti ad una ostinata reiterazione, a tratti scandite da profonde pulsazioni che hanno il sapore del battito vitale che si palesa per rendere più intensa la visceralità che muove le costruzioni risonanti di Van Wey.

Diviso in quattro dilatati movimenti interpolati da altrettanti brevi intermezzi, l’album plasma un avvolgente tracciato intriso di una nostalgia profonda e dolente come non mai, un vortice sensoriale in cui una calda luminosità estrapolata da memorie lontane contrasta costantemente un minaccioso soffio algido.

Riflessi e visioni di un inverno che appare non voler finire.

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