BeMyDelay “Bloom Into Night”

[Boring Machines]

Come implacabile magma che avanza tracciando solchi profondi, come pulsante sangue che scorre alimentando il battito vitale. È con identica disarmante intensità che fluiscono suoni e parole di “Bloom Into Night” riversandosi  in un mare di dolce inquietudine, un’elegiaca distesa che vede BeMyDelay evolversi da solitario itinerario intestato a Marcella Riccardi a percorso condiviso che si avvale della stabile collaborazione di Dominic Vaccaro aka J.H. Guraj e di Vittoria Burattini e dei contributi sparsi di Egle Sommacal e Bruno Germano.

Chiara e dolente, incline ad una struggente malinconia, la voce si muove sicura  e penetrante su una materia risonante che incrocia toni confidenziali e derive vagamente lisergiche, una marea indomabile che si dipana lenta, plasmata dal sinuoso intreccio dei fraseggi delle chitarre sospinti da sequenze ritmiche sempre misurate ma imprescindibili. Una coralità discreta che sa trovare le necessarie pause a cui affidare l’espandersi di un portato emozionale a tratti ascendente verso un punto di rottura mai raggiunto e oltrepassato, fedele specchio di un equilibrio indissolubile tra le parti scaturenti da un incastro privo della minima sbavatura.    

Ne scaturisce un’avvolgente sequenza di eleganti trame narrative pervase di lacerante bellezza che vanno a comporre un indimenticabile paesaggio sonoro dal quale lasciarsi incantare trattenendo il respiro per non intaccarne la cristallina purezza.

Commovente.

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