Hauschka “A different forest”

[sony classical]

Rifugiarsi nel caldo abbraccio della natura per conquistare un diverso punto di osservazione da cui proseguire una riflessione sul mondo contemporaneo già ben avviata. È un tornare alla voce solitaria del pianoforte a sancire il debutto discografico di Hauschka su Sony Classical, un’inversione di rotta che spoglia l’universo musicale di Volker Bertelmann  dalle ibridazioni elettroniche che tanta parte avevano avuto in “What if” per ampliare il suo lessico costruito sulle abituali trame dello strumento preparato.

Assecondando una necessità di immediatezza e un intimo connubio con la disarmante bellezza della natura il suono qui regredisce fino a rinunciare a qualsivoglia manipolazione per riconquistare una purezza dai marcati rimandi classici. È un andare quasi istintivo guidato dal sentimento, un vagare libero che spesso si cristallizza in brevi frammenti forse a volte troppo inclini ad un’eccessiva essenzialità. Manca il fervore, l’incedere tumultuoso, anche quando le armonie accolgono flebili contributi di risonanze granulose (Skating Through the Woods”,  “Daybreak over Covent Garden”) che ampliano un’atmosfera fin troppo essenziale anche se costantemente impreziosita dalla raffinata eleganza dell’esecuzione del musicista tedesco.

Un disco che scorre via lieve, senza clamore e vortici ascensionali, un torrente emozionale che punta dritto al cuore.

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