Saffronkeira “Automatism”

[Denovali]

Flussi sensoriali che gradualmente si sviluppano seguendo liquide traiettorie libere da strutture logiche stringenti e affidate al sinuoso magnetismo dell’inconscio. È un processo che vede intimamente connessi uomo e macchina, proiettati verso la creazione di uno spazio immaginifico solo in parte pianificato, ciò che guida la stesura delle nuove trame soniche di Eugenio Caria decretando il ritorno sulla scena del marchio Saffronkeira dopo un’assenza di quattro anni.

Pur nutrendosi delle suggestioni e delle dinamiche derivanti dall’indefinitezza dei meccanismi involontari, quel che emerge lungo lo straripante incedere degli intrecci sintetici plasmati dal musicista sardo è una capacità sempre più consolidata nel saper costruire percorsi narrativi profondamente evocativi. Il suono giunge chiaro ed implacabile, pronto a trascinare all’interno di un vortice emozionale in cui si alternano sapientemente risonanze epiche, ruvide ombre, echi di infinito e pulsazioni profonde che hanno la forza irruente del battito vitale. Sono torrenti che lentamente incrementano la loro portata fino a divenire distese sconfinate a cui abbandonarsi senza riserve, riflessi di una dimensione percettiva scevra di limiti temporali e dimensionali.

Un universo sonoro marcatamente dinamico e virtuosamente stratificato, capace di restituire la caleidoscopica estensione del sentire umano resa più vivida dal contributo di una componente artificiale  tutt’altro che algida ed asettica. Visionarie anticipazioni di un ammaliante mondo futuribile.

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