K.lust “Slow Down”

[AV-K prod. 2019]

Un susseguirsi di alienanti spirali che catturano e fagocitano senza lasciare scampo. Prosegue la metafora sonica del ritmo frenetico e del ricorso implacabile nel contemporaneo vivere attivata da Anacleto Vitolo sotto l’alias K.lust giungendo, ad oltre tre anni di distanza da “Liven”,  al suo secondo capitolo.

Sempre imperniata sulla reiterazione mesmerica di martellanti trame percussive che si snodano tra informi vapori sintetici, questa nuova traiettoria prosegue lungo la rotta precedentemente tracciata impregnandosi qui di una coltre di inquietudine accentuata da un’indissolubile aura fosca. Tra frequenze allucinate, vortici claustrofobici, improvvisi echi d’oriente e il pulsare teso di battiti vitali emerge un graffiante moto interiore che ha nella centralità del ritmo la sua costante e nel ventaglio di soluzioni e sfumature la variabile capace di rendere il tragitto costantemente accattivante, privo di cadute di tono.

Una ribollente parabola postmoderna di cui continueremo ad attendere ulteriori episodi.

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