Akio Suzuki “Resonant Spaces”

[901 Editions]

Raccontare un territorio attraverso il suono, indagarne la storia e l’evoluzione sociale esplorandone spazi che in modo inatteso divengono cassa risonante in cui riverbera il gesto dell’artista che con essi si confronta. È un diario di bordo “Resonant Spaces”, cristallizzata testimonianza di una serie di performances che hanno visto nel 2006 Akio Suzuki attraversare la Scozia insieme a John Butcher, alla scoperta dello spirito nascosto di luoghi remoti ed inusuali trasformati in ideale teatro in cui creare una profonda sinergia tra uomo e ambiente.

Avvalendosi delle caratteristiche riverberanti delle ambientazioni individuate e combinandole con la forza evocativa sprigionantesi dai suoi strumenti auto costruiti, a cui si affianca la voce trasfigurata del sassofono di Butcher, l’alchimista giapponese definisce in modo chiaro la sua visione dell’ascolto del paesaggio come atto conoscitivo che si muove tra echi ancestrali e suggestioni industriali.

Tra frequenze che si dilatano senza soluzione di continuità rimbalzando sulle pareti di un’enorme cisterna e trame di flauto che si espandono come un canto di sirena veicolati da un’ampia grotta marina, tra stridori materici che invadono una grande ghiacciaia industriale e l’infinita eco di un museo neoclassico ciò che prende vita è un universo risonante che ribadisce l’immaginifica forza narrativa del suono.

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