Tristan da Cunha “Onda do Mar”

[Brigante Records/Casetta/Delphic Records/I Dischi del Minollo/Teschio Dischi]

Altalenanti umori che si sprigionano dai circoscritti margini di un remoto lembo di terra immerso in un infinito, liquido vuoto. Disegna visioni profondamente ispirate all’isola vulcanica di cui porta il nome il vortice sonico generato dai Tristan da Cunha , duo pavese composto da Francesco Vara e Luca Scotti giunto alla sua quarta pubblicazione.

Dall’incontro/scontro di sature frequenze elettriche scaturenti dalla dominante chitarra di Vara e di ribollenti trame percussive tessute dalla batteria a volte troppo marginale di Scotti, traggono forma cinque traiettorie narrative cariche di ammaliante inquietudine ed irruento fascino, che ibridano attitudine e rimandi stilistici differenti per creare un’evocativa discesa scandita da tappe di atmosfera mutevole e durata decrescente.

Spirali ascendenti che gradualmente accumulano tensione per giungere a dirompenti apici segnano la prima metà del lavoro dall’immaginifica deriva di “A Sea God, Or Something Similar”, a cui fa eco l’oscura densità della title track, fino all’esplosivo nucleo di “Too Deep For Us”. Un ultimo sprazzo di irrequietezza emerge dalla coda della dolente “Birds of Passage” prima di sciogliersi definitivamente tra le placide e malinconiche modulazioni della conclusiva “Outro”.

Un dialogo serrato e fecondo capace di plasmare territori affascinanti che potrebbe trovare ulteriore incisività ricercando un equilibrio più saldo tra gli elementi.

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