Erik Levander “Inåt”

[forwind]

Nera introspezione che scaturisce dalla profonda inquietudine di un mondo oppressivo ed alienante. È suono che scava dentro delineando i frastagliati margini di un sentire in tumulto la materia che compone il nuovo lavoro di Erik Levander, lava incandescente capace di assumere forme cangianti lungo un procedere oscuro ed inesorabile.

Claustrofobicamente ruvido il flusso sonico plasmato, tra dense frequenze sintetiche e trasfigurate risonanze acustiche, si struttura mutevole disegnando cinque movimenti dall’atmosfera coesa, ma ciascuno con una propria peculiare impronta. Attraversando una notte infinita si passa in modo coerente dall’abrasiva densità di “Oförankrad” alla tagliente ossessività di “Prövning”, dalla dissonanza nervosa scandita dalla voce stravolta del clarinetto di “År av tvivel” all’algida saturità di “Tomhetens räckvidd”, fino a giungere alla deriva cosmica di “Celestografi” che con le sue oscure movenze pervase da granulosi frammenti chiude un viaggio interiore articolato e dinamico.

Echi di una realtà sempre più distopica.

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