S.hel “Disconnect”

[whitelabrecs]

Ritrovare se stessi e la propria dimensione nel mondo, alla ricerca di radici mai pienamente possedute. È un percorso emozionale che sembra scaturire dalla più stretta contingenza quello che informa il debutto sulla lunga distanza di Sævar Helgi Jóhannsson, un ispirato flusso risonante intriso di agrodolce malinconia che dà seguito al breve autoprodotto “Lucid” pubblicato nel 2018. In realtà ciò da cui tutto si muove è un costante senso di sfasamento che nasce da un continuo spostamento geografico che ha condotto il giovane musicista dalla natia capitale inglese fino agli algidi paesaggi islandesi.

In bilico tra pianismo di gusto neoclassico e misurata ibridazione elettronica, “Disconnect” si rivela essere una delicata traiettoria sensoriale fatta di luminose danze di note attraversate da diluite frequenze sintetiche (“Human Geography”), spesso scandite dalla tattile presenza dei rumori meccanici dello strumento (“Law And Market”, “Delay Common Sense”, “Eia Popeia”), e pulsanti progressioni costellate da frammenti granulosi (“Irritant Bodies”) e narranti scie vocali (“Chimera”). Un incedere contemplativo, a brevi tratti maggiormente nervoso e profondamente inquieto (“The One-Eyed King”), che si chiude con uno sguardo lanciato su ariosi orizzonti costellati da cristallini rintocchi che lasciano immaginare il raggiungimento di un nuovo equilibrio.

Un esordio promettente, che pur nutrendosi di un lessico sempre più in voga riesce a disegnare paesaggi sonori densi ed ammalianti.

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