Danny Clay “Ocean Park”

[laaps]

Una placida marea che ipnotica si muove diffondendo quiete e calore. A due anni di distanza da “Periphery” torna a pubblicare un lavoro solista Danny Clay confezionando una placida sinfonia tripartita che incrocia composizione contemporanea, attitudine cameristica e una inclinazione ambientale più usuale nella produzione del musicista americano.

Un breve prologo e due lunghi omonimi atti informano questo arioso e delicato universo sonoro, sinuosa deriva affidata principalmente ad un piccolo ensemble di harmonium e archi alle cui luminose trame si sommano le iterazioni elettroniche e le granulose frequenze distillate da Clay. La risultante di tale accostamento è un denso flusso che procede lento e privo di pause, un incedere di calde emissioni in bilico tra reiterazione e sottile mutazione, reso parzialmente scabro dalle ruvide stille su cui costantemente le risonanze acustiche scorrono.

Un’ibridazione cauta e attenta che lascia il giusto respiro alle componenti in gioco creando paesaggio sensoriale vivido, libero di espandersi verso cullanti territori dai margini piacevolmente indefiniti.

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