Violent Scenes “Stimmung”

Lorenzo Tomasello e Simone Trotta per SoWhat

“Stimmung” è il secondo prodotto sonoro uscito dalle officine musicali dei Violent Scenes, poliedrico quartetto pugliese che ha esordito nel 2017 con l’LP “Known By Heart”, ideatore di diverse attività culturali quali uno spettacolo teatrale con la compagnia Teatro delle Rane e uno psych reading sugli scritti di Cesare Pavese, dichiarato ispiratore del disco e della poetica del gruppo. Molto attiva dal vivo, la band si dimostra solida nelle sue esibizioni live, spesso accompagnate da proiezioni video che catapultano totalmente nell’atmosfera visiva suggerito dall’elemento sonoro.

L’EP si articola in tre brani dalle melodie sciolte in atmosfere caliginose, sensazioni scandite da battiti e riverberi intrecciati dalla violenta delicatezza di umori sonori, modulati dalle chitarre e dai pedali ronzanti dei Violent Scenes che con “Stimmung” amplificano il suono della loro umanità.

Nella prima metà dell’opener “Grim July” la solitudine dei fraseggi di chitarra viene avvolta da sperimentazioni ritmiche intermittenti, uniche e frammentate come i ricordi rivissuti dal protagonista del videoclip realizzato da Antonio Stea, interprete visivo dell’intero disco insieme a Stelvio Attanasi. La seconda parte della traccia si lascia guidare dai tremori del synth, su cui si posa l’emozionalità di un cantato arioso, continuamente sfumato dagli acuti vibranti degli amori di una vita.

“Nope Face” inizia percorsa da una cadenza percussiva stilizzata alla base di armonie incalzanti che sgorgano da una chitarra pura. Melodie vocali decise e a tratti graffianti ispirano un senso di alienazione e un’impossibile voglia di evasione, per poi sfociare nel flusso sintetico che accompagna il monologo finale della chitarra.

La chiusura è affidata a “Zebra OPN”, brano che con guizzi fulminei di samples nevrotici reinventa  “Zebra” di Oneohtrix Point Never, a cui il gruppo rende chiaramente omaggio. Voci parallele e aperture dilatano gli scatti del synth e introducono una chitarra che impazza in dispersivi riverberi. Il brano termina con un soffio bruscamente smorzato, che sembra lasciare aperte le prospettive di una continuazione del discorso sonoro di una band sospesa tra la tragicità della dimensione teatrale e la cruda malinconia di ascendenza pavesiana.

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