Francesco Cigana “Anaesthetic”

[Setola di maiale]

Un universo sensoriale modellato dal puro istinto, affidato al libero fluire della coscienza. È un viaggio sonico crudo ed accidentato, guidato da un processo improvvisativo fertile, quello definito da Francesco Cigana in “Anaesthetic”, una solitaria traiettoria fatta di ribollenti trame percussive estratte da una moltitudine di fonti trattate ricorrendo a tecniche estese.

Battiti, stridori, risonanze metalliche e materici riverberi costruiscono un enigmatico territorio che si rivela estremamente cangiante eppure sempre coeso, definito da paesaggi sensoriali che si riversano gli uni negli altri sviluppando senza sosta un’idea volutamente indeterminata. Assecondando la propria visione che sfugge filtri e manipolazioni, il musicista veneto genera un pulsante vortice incentrato sulla ricerca del suono possibile a cui affidare le sensazioni dell’istante.

Immersi in tale materia si attraversano ruvidi frangenti oscuramente inquieti, ipnotici tracciati scanditi da ostinate reiterazioni e roboanti ascese che tendono al rumore bianco, il tutto estrapolato attraverso il gesto concreto capace di assumere a tratti le sembianze di modulazioni sintetiche.

Ne deriva una navigazione permeata da echi ancestrali e rimandi postmoderni, ostica da affrontare ma capace di dischiudere un immaginario intenso e vitale.

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