Gianluca Favaron | Anacleto Vitolo “Overgrowth”

[st.an.da]

Taglienti cronache da un mondo sempre più freddo e alienato. Non elemento di emancipazione, ma opprimente gabbia pensata per renderci meccanismi sempre più produttivi è divenuto il progresso tecnologico, virtuoso sviluppo trasformatosi in schiacciante morsa che incombe sulle nostre vite. È da una considerazione impietosa sulla contemporanea condizione umana e da uno sguardo privo di ottimistiche concessioni che sgorga il ribollente caos sonico che vede nuovamente insieme Gianluca Favaron e Anacleto Vitolo, cristallizzato viaggio tra trame abrasive e penetranti frequenze che giunge a quattro anni di distanza dalle sotterranee escursioni di “Zolfo”.

Eterogenei frammenti di suono, estratto da fonti diverse e variamente manipolato, costituiscono la poliedrica materia con cui i due musicisti costruiscono le loro scarne, apocalittiche visioni. Uomo e macchina si incontrano e scontrano nei vorticosi flussi cesellati, seguendo una non-linearità che costringe a porre estrema attenzione ad ogni riverbero, scrupolosamente definito, per riuscire a non farsi sbalzare fuori dalle inquiete traiettorie risultanti. È un ambiente sonoro in costante e rapida mutazione, un territorio definito  da rumori materici, stille sintetiche e scie analogiche addensate a formare nuclei instabili, che sfuggono ad ogni stringente classificazione.

Dirompente ibridazione di universi paralleli indissolubilmente legati secondo strutture virtuosamente permeabili.

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