Passepartout Duo “Epigrams”

L’accesso ad una pionieristica macchina dei suoni perfettamente funzionante tramutata in occasione preziosa per riflettere su modalità compositive inedite. Nicoletta Favari e Christopher Salvito, intestatari del progetto Passepartout Duo, sfruttano nel migliore dei modi l’opportunità offertagli da una residenza artistica presso l’AIR Niederösterreich a Krems in Austria, grazie alla quale hanno potuto utilizzare il prezioso Buchla 100 appartenuto al compositore Ernst Krenek, oggi conservato nel museo cittadino a lui intitolato.

Oltre l’avere a disposizione l’affascinante sistema basato sul controllo di tensione, datato e raro al punto da ridivenire nuovo e futuribile, ciò che ha inciso sulla redazione del breve lavoro nato da questa esperienza è il fertile connubio delle intenzioni  di Don Buchla e le sperimentazioni di Ernst Krenek. Incrociando il pensiero del ricercatore americano, secondo cui dalla combinazione dei tasti bianchi e neri del piano può scaturire soltanto musica monocromatica, e le suggestioni derivanti dall’ascolto di “Tape and Double”, brano per due pianoforti e sintetizzatore scritto dall’artista austriaco, il duo ha dato forma ad un raccolta di  stringate composizioni che esplorano appunto le possibilità offerte dal dialogo tra macchina e musicista.

Punto di partenza dei cinque microcosmi aurali costruiti da Favari e Salvito sono altrettante trame sintetiche, sviluppate indagando le potenzialità del modello appartenente alla serie 100, che fungono da elemento guida a cui accoppiare i fraseggi pianistici concepiti come assonante contraltare acustico. Da questo accurato processo di incastro artificio/natura scaturiscono brevi incursioni in scenari sonori intensi ed evocativi intrisi di suggestioni cangianti.

Irregolare e ludico è il primo frammento, a cui segue la visionarietà cosmica delle modulazioni dense di “Epigram II”. Concreto e dissonante, nutrito dalle risonanze del piano preparato e dal ricorso a tecniche estese, è il terzo tassello, che conduce al un contemplativo notturno  disegnato da “Epigram IV” prima di chiudere il viaggio con l’inquieto finale affidato ai grevi riverberi di “Epigram V”.

Un itinerario ammaliante che conferma il raffinato talento già emerso nel precedente “Vis-à-Vis”, a cui possiamo rimproverare soltanto la sua esigua durata.

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