Perpetual Bridge “Upon The Deep”

Sospesi sul baratro contemplando le insondabili profondità dell’animo umano. Paesaggi sintetici vaporosi e rarefatti, attraverso cui esprimere  un’interiorità incline alla trascendenza, sono l’essenza di Perpetual Bridge. Nel suo suono il neonato progetto ambientale intestato a Nadia Peter ha qualcosa di affine al malinconico romanticismo del Viandante sul mare di nebbia, un afflato intimo e crepuscolare in riverberante espansione che si irradia da ognuna delle tracce di questo breve lavoro d’esordio.

Tre capitoli differenti per durata e struttura compongono il viaggio. L’apertura è affidata a “Blue Orbit”, sequenza sinestetica introdotta da cupe risonanze e una spirale ruvida in lenta reiterazione, fondata sull’alternanza di granulose frequenze orizzontali e frammenti melodici scarni e delicati di ispirazione cosmica. Decisamente più uniforme è lo sviluppo di “Nebula”, corrente sinuosa ed espansa che definisce una sorta di drone umbratile finemente modulato, certamente il momento più aderente alle sensazioni smosse dal capolavoro del pittore tedesco. Posto in chiusura, “Hidden Rivers” è di certo il capitolo più atmosferico, scandito da un ampio ventaglio di sonorità ben incastrate a costruire un tracciato narrativo meno astratto.

Nel loro insieme gli itinerari proposti denotano un’attitudine chiara esplorata secondo modalità differenti, un insieme di intuizioni che certamente necessitano di un ulteriore approfondimento,  ma già così lasciano intuire la loro ammaliante efficacia.

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