Frédéric D. Oberland “Même Soleil”

[IIKKI]

Un profondo portato sinestetico è un’iattitudine pressoché  inevitabile nella pratica sonora di Frédéric D. Oberland. Oltre ad essere un talentuoso fotografo autodidatta, il polistrumentista francese è stato più volte autore con gli ensemble di cui è parte (Oiseaux-Tempête, FOUDRE!) di commenti sonori per pellicole cinematografiche. Appare quindi perfettamente coerente la sua presenza all’interno della serie di pubblicazioni audio-visive curate da IIKKI.

Malgrado, come detto, sia egli stesso un abile creatore di immagini, il suo coinvolgimento qui è relegato alla costruzione del tracciato sonoro, mentre  la parte fotografica è stata affidata a Gaël Bonnefon. Il lavoro rappresenta la terza opera solista di Oberland ed evidenzia un netto ampliamento della sua tavolozza di droni, field recordings e modulazioni sintetiche grazie all’innesto di ampie partiture acustiche.  La voce di flauti e sassofoni, sezioni ritmiche definite e trame chitarristiche definiscono così un universo elettroacustico caleidoscopico nutrito ulteriormente da viaggi e contatti con culture esotiche. Questa miscela di istanze diverse si rivela evidente fin dalla traccia di apertura (“Augures”), vero e proprio viaggio verso oriente costellato da cambi di intensità che modulano uno sviluppo altrimenti orizzontale del suono. I medesimi echi si irradiano dal successivo dittico che confluisce da spirali elettroniche (“Quatre Épaves D’Acier”)  verso flussi vocali altrettanto vorticosi (“En Cercle Immergé”).

All’interno di questa torre di Babele sonora non mancano visioni cosmiche proiettate verso abissi insondabili (“À Notre Nuit”) che rendono ancor più ammaliante l’itinerario proposto. Di questo immaginario ibrido le immagini di Bonnefon – con i loro colori acidi, a tratti violenti  e la grana marcata ad evidenziare un processo alchemico/analogico – rappresentano un’esatta traduzione visiva capace di rendere totale la fusione tra le due dimensioni sensoriali affini. Il risultato è una suggestiva immersione in risplendenti attimi di straordinaria quotidianità.

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