l’écume des jours   “the ghost of”

Tutto muta e gradualmente si dissolve fino a divenire traccia impalpabile, spettro di qualcosa che non esiste più se non nella memoria. Appare come un’obliqua traslitterazione di concetti quali impermanenza e hauntology, il secondo itinerario plasmato da l’écume des jours , formazione catanese creata da Simone Spampinato e Vittorio Auteri. Al duo originario si aggiunge ora in pianta stabile Enrico Tabbacco determinando un ampliamento di organico a cui corrisponde una netta virata in termini sonori, ulteriormente impreziosita dal contributo del Dust Ensemble!, piccola orchestra di fiati e percussioni.

In “the ghost of” la compagine etnea  tralascia le tessiture sintetiche costellate di glitch e derive noise del lavoro d’esordio per costruire una spirale elettroacustica vorticosa in cui generi e categorie si fondono e confondono fino a perdere la loro riconoscibilità. Intrecci corali obliqui, riverberi ambientali, melodie acustiche essenziali, impennate elettriche e sequenze atmosferiche si combinano definendo un flusso in costante evoluzione, un magma vitale che ingloba nel suo scorrere testimonianze culturali sotto forma di canti e strumenti tradizionali nonché di risonanze fisiche dei luoghi. La volontà di includere l’ambiente come parte attiva della narrazione si traduce in una particolare tecnica di registrazione  – le fonti di ogni traccia sono state catturate con l’ausilio di un registratore portatile ed in seguito ri-assemblate – attraverso cui l’insieme assume la forma di un field recording di impronta lo-fi. L’eterogenea materia che ne scaturisce,  auto-definita digital folk, costruisce un ponte temporale in cui la tecnologia diventa mezzo per cristallizzare frammenti di un passato irripetibile ma ancora vivo.

L’intro di “The So Long Gone Dust Ensemble!” è roboante e denuncia subito il carattere cangiante di un suono che si muove tra dissonanze convulse ed estratti folklorici culminando in un ritmo da marcia per banda. Da qui prende le mosse un viaggio funambolico che alterna brani in bilico tra la bassa fedeltà dei Sebadoh di “Bubble & Scrape” (“Sacred Ground”, “Worm”) e l’incedere sghembo, sofferente dei Three Mile Pilots  di “The Chief Assassin to the Sinister” (“Ebb and Flow”). Tra questi formati canzone si interpongono intermezzi enigmatici permeati da presenze spettrali (“Fall Snow Fall Leaves”, “The Weight of the Shape You Had”) e a tratti vicini alle frequenze più destrutturate di The Caretaker (“How To Be Both”).

La scelta di non fornire un supporto fisico al suono – il cofanetto contiene solamente testi ed immagini –  rende ancor più aderente l’intero progetto alla sua sovrastruttura concettuale. Quel che ne  scaturisce è un universo distopico popolato da fantasmi raccontato attraverso parole oscure che emergono da un’interessante miscela di folk e sperimentazione dalla quale è lecito attendersi ulteriori affascinanti sviluppi.

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