LUCIA BALDINI / ARLO BIGAZZI / FLAVIO FERRI “Alfabetiere Majakovskij!”

[13/Silentes]

Succede che traiettorie differenti si incrocino rivelando un intento comune e che da tale connessione esse traggano nuova linfa. E quando ciò accade e si lascia che tutto segua il suo corso si può andare incontro a risultati notevolmente suggestivi. È questo il caso di “Alfabetiere Majakovskij!” opera ibrida frutto di un graduale processo di stratificazione e contaminazione.

Denominatore comune è Vladimir Vladimirovič Majakovskij, fuoco di un progetto transmediale ideato da Arlo Bigazzi che ha prodotto un reading musicale – coinvolgendo l’attrice Chiara Cappelli – successivamente cristallizzato nel doppio volume “Majakovskij! Il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo” prodotto dalla Materiali Sonori del musicista toscano. Ad esso si è prima sommato la raccolta di saggi, poesie e graphic novel  “Majakovskij! Cantata per Vladìmir Vladìmirovič” e si affianca adesso un  nuovo capitolo capace di espandere ulteriormente il confine labile tra linguaggi artistici differenti.

“Alfabetiere Majakovskij!” innesta in questo itinerario fatto di parole e suono la visione fotografica di Lucia Baldini, autrice alle prese da tempo con la compilazione di libri d’artista concepiti appunto come sequenze di immagini associate alla successione di uno specifico alfabeto. Qui le lettere sono estratte secondo un ordine umorale dai versi del poeta futurista e gli scatti realizzati utilizzando la fotocamera di vari smartphone e un app apositamente modificata.

L’assonanza ricercata e trovata in ciascuna pagina è sempre nitida quanto inesplicabile e della medesima duplicità si nutre la componente aurale affidata all’estro di due fuoriclasse quali lo stesso Arlo Bigazzi e Flavio Ferri. Nello specifico il fondatore e componente dei Delta V è stato chiamato in causa per partecipare alla ri-scrittura e manipolazione di cinque delle tracce appartenenti a “Majakovskij! Il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo”, a cui si sono aggiunti due tasselli inediti ideati insieme a Lorenzo Tommasini.

Il flusso risonante scaturente dalla combinazione di queste sinergie è un commento altamente evocativo, in bilico tra notturni rarefatti che lasciano espandere i singoli suoni come fossero i punti luminosi del cielo invocato da Majakovskij (“Se accendono le stelle”, “Ljuda”) e narrazioni costellate da riverberi profondi e una progressione profondamente cinematica (“Poesti estinti”, “Cella 103”). È un’elettroacustica costruita con perizia, accuratamente dettagliata al punto da divenire paesaggio vivido che si sovrappone e fonde perfettamente al dirompente mistero innescato dal lavoro della Baldini. Le linee ritmiche sono incisive quanto il contrasto violento che ricorre in ogni scatto, le modulazioni sintetiche fanno il paio con i toni cromatici accesi, tendenzialmente acidi, che proiettano l’insieme in una dimensione onirica ammaliante.

Quello messo in scena è un connubio perfetto di suoni, immagini e parole – tra le quali è doveroso menzionare quelle altamente coinvolgenti dedicate al progetto da Mirco Salvadori in apertura del libro – capace di dischiudere un immaginario potente nel quale sprofondare senza riserva.
Un viaggio a cui è severamente vietato sottrarsi.

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