The Phonometrician “C​ó​iste Bodhar”

[Lost Tribe Sound]

Si tinge improvvisamente di nero l’universo atmosferico di Carlos Morales, lasciando che le spirali armoniche cesellate sulle corde dei suoi strumenti scivolino verso un abisso interiore dominato dalla sensazione nitida della fugacità dell’essere. Chitarra acustica e cuatro venezuelano sono ancora i vettori di uno sviluppo narrativo che, dopo la parziale epurazione operata nel breve “El Mar Convertido En Oceano”, torna a prediligere una maggiore ibridazione.

Il tema della morte, mutuato da un racconto celtico e nutrito dalle immagini di una pellicola svedese del 1921, viene infatti trasposto in suono amplificando le progressioni degli arpeggi ostinati attraverso il ricorso ad un’elettronica essenziale quanto efficace, capace a tratti di salire in cattedra mantenendo il riverbero delle corde in secondo piano (“Death Is A Woman”). Allo stesso modo risulta fondamentale il contributo del violoncello nelle due parti di “Death Rides a Horse”, presente inizialmente come arrangiamento minimo per poi divenire co-protagonista quando nella seconda parte è affidato all’estro dirompente di  Adrian Copeland aka Alder & Ash.

Malgrado l’ispirazione plumbea, il picking del musicista messicano persiste spesso nel suo definire caldi tracciati contemplativi (“The Light”) che rimandano a tratti alle pagine migliori di René González Schelbeck/ Western Skies Motel. Il risultato è un viaggio che porta il folk dalle sfumature etno di Morales verso grevi scenari dark determinando un cambio umorale profondo senza intaccare il portato emozionale che lo distingue fin dall’ottimo esordio di “Mnemosyne”. Affascinante discesa in un immaginario sinuosamente crepuscolare.

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