Alder & Ash “The Crowneater”

[Mendicant Records]

Un ruvido urlo generato dalla asfissiante inquietudine del vivere postmoderno. È un malessere estirpato dal profondo e tradotto in penetranti tessiture a dare forma al nuovo capitolo di Alder & Ash, personale progetto di Adrian Copeland che dà continuità ed espande una traiettoria sonica inaugurata alcuni anni fa attraverso due affascinanti lavori che ne evidenziavano l’inclinazione verso la ricerca di un personale lessico in bilico tra classicismo e sperimentazione.

Spingendo la sua esplorazione verso orizzonti sempre più accidentati e meno confortanti, il violoncellista canadese disegna un alienato universo sensoriale fatto di taglienti dissonanze e complesse progressioni che rendono vivide le spirali emozionali da cui scaturiscono. È suono estratto dallo strumento con furente pathos per divenire magmatico flusso che si trascina lasciando tracce indelebili, materico torrente nutrito da influssi stilistici eterogenei filtrati dalla vitale sensibilità di un artista pronto a donarsi interamente attraverso la sua scrittura.

Tra tese stagnazioni di dilatati riverberi e ipnotiche ascese di trame ritmiche incalzanti “The Crowneater” si dispiega crudele ed implacabile fino a divenire totalizzante distesa di suono che rapisce e trascina fino a riversarsi in un ultimo sommesso tumulto che chiude questa enfatica parabola risonante.

alder & ash “clutched in the maw of the world”

[lost tribe sound]

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Estremi che si confrontano in un dialogo intenso, carico di travolgente pathos. Si muove tra momenti di cullante quiete e furenti e prolungate deflagrazioni il secondo lavoro di Adrian Copeland, musicista di Montreal che si cela sotto lo pseudonimo Alder & Ash, continuando un’esplorazione iniziata attraverso i solchi del suo disco di debutto.

Una strisciante tensione permea le mutevoli trame di violoncello, emergendo nitida sia quando il suono rimane ancorato a ruvide atmosfere stagnanti dall’incedere placido (“All His Own, the Lord of Naught”, “Seeds of a Sallow Earth”) che quando si avvolge in drammatiche spirali ascendenti dense di abrasiva drammaticità (“A Seat Amongst God and His Children”, “The Great Plains of Dust”). Questo senso di costante inquietudine riesce a sciogliersi parzialmente soltanto nei tratti del viaggio in cui il suono dello strumento riscopre una dimensione acustica più cristallina e meno distorta (“The Merciless Dusk”, “The Glisten, the Glow”), capace di introdurre una componente malinconia per il resto avulsa dall’abum.

È certamente un approccio differente quello definito da Copeland, un modo di declinare il suono del violoncello in modo più oscuro e granuloso determinando la creazione di paesaggi emozionali meno congeniali ma proprio per questo di maggiore impatto.

 

The Phonometrician “C​ó​iste Bodhar”

[Lost Tribe Sound]

Si tinge improvvisamente di nero l’universo atmosferico di Carlos Morales, lasciando che le spirali armoniche cesellate sulle corde dei suoi strumenti scivolino verso un abisso interiore dominato dalla sensazione nitida della fugacità dell’essere. Chitarra acustica e cuatro venezuelano sono ancora i vettori di uno sviluppo narrativo che, dopo la parziale epurazione operata nel breve “El Mar Convertido En Oceano”, torna a prediligere una maggiore ibridazione.

Il tema della morte, mutuato da un racconto celtico e nutrito dalle immagini di una pellicola svedese del 1921, viene infatti trasposto in suono amplificando le progressioni degli arpeggi ostinati attraverso il ricorso ad un’elettronica essenziale quanto efficace, capace a tratti di salire in cattedra mantenendo il riverbero delle corde in secondo piano (“Death Is A Woman”). Allo stesso modo risulta fondamentale il contributo del violoncello nelle due parti di “Death Rides a Horse”, presente inizialmente come arrangiamento minimo per poi divenire co-protagonista quando nella seconda parte è affidato all’estro dirompente di  Adrian Copeland aka Alder & Ash.

Malgrado l’ispirazione plumbea, il picking del musicista messicano persiste spesso nel suo definire caldi tracciati contemplativi (“The Light”) che rimandano a tratti alle pagine migliori di René González Schelbeck/ Western Skies Motel. Il risultato è un viaggio che porta il folk dalle sfumature etno di Morales verso grevi scenari dark determinando un cambio umorale profondo senza intaccare il portato emozionale che lo distingue fin dall’ottimo esordio di “Mnemosyne”. Affascinante discesa in un immaginario sinuosamente crepuscolare.

Adrian Copeland   “If This Were My Body”

[Lost Tribe Sound]

Inquietudine profonda e tensione vibrante sono due tratti essenziali della produzione sonora di Adrian Copeland  sotto l’alias Alder & Ash, invarianti di un immaginario dai sentori epici totalmente incentrato sulle trame del violoncello e uscita dopo uscita orientato su traiettorie più accidentate e stridente. Ancora fondato sulle risonanze del suo strumento d’elezione, “If This Were My Body” propone una declinazione parzialmente differente di tale formula lasciando convergere i paesaggi emozionali composti dal musicista canadese verso atmosfere armoniche scevre da pesanti filtraggi e dissonanze.

Quel che qui domina è una dimensione armonica fatta di cambi di intensità, di crescendo e distensioni nel cui alternarsi riecheggiano i tormenti di un animo in lotta che rinnega la violenza per ritrovare la tenerezza. A modulare la purezza del suono delle corde troviamo rumori ambientali, fremiti e riverberi capaci di conferire ulteriore fisicità al suono. Calda luminosità e tracce di malinconia emergono prepotenti da itinerari elegiaci quali “Sons Of Our Fathers” e “Stars Whit No Sky”, mentre lo sviluppo cadenzato di “Heir to the Ember Sun” propone una danza seducente carica di ottimismo che si ripercuote nella ariosa apertura della title-track posta in chiusura.

Pur all’insegna di una certa continuità di fondo questo primo lavoro a suo nome ci regala un diverso punto di vista sulla pratica artistica di Copeland e visto il risultato conseguito viene da chiedersi se rimarrà un capitolo isolato, segnerà una ripartenza o diverrà un percorso parallelo. Di certo rimarremo in ascolto.

10 Playlist per i 10 anni di Sonofmarketing (2010 -2019) – 2017

a cura di sonofmarketing

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Ryuichi Sakamoto. “Async” rappresenta lo straordinario ritorno della legenda giapponese Ryuichi Sakomoto, dopo otto anni di assenza. Questa è “Life, Life”.

Mount Eerie. Phil Elverum ritorna con un album di un’intensità unica che elabora il suo lutto personale, dopo la scomparsa di sua moglie. Vi proponiamo “Emptiness pt. 2”, fra i brani più struggenti del disco.

Sevdaliza. Il 2017 è l’anno del maestoso debutto di Sevdaliza, artista di origine iraniana ma di stanza in Olanda. Una voce calda e ruvida, sonorità elettroniche frammentate e liquide, che richiamano le atmosfere trip-hop ma in una versione rinnovata. Un’oscurità sensuale che si ritrova in tutte le tracce di “Ison”. Questa è “Human”.


Moses Sumney.
A proposito di debutti significativi, nel 2017 arriva anche “Aromanticism”, il primo album del talento americano Moses Sumney che mette subito in mostra una forte identità vocale e sonora.

Alder & Ash. Alder & Ash è il progetto del musicista e compositore canadese Adrian Copeland. A un anno dal debutto, ritorna col suo secondo lavoro intitolato “Clutched in The Maw of the World”. Il suono è caratterizzato da una tensione eterea e da un’estetica imponente che rispecchia perfettamente il bellissimo artwork.

Dale Cooper Quartet & The Dictaphone. Un ritorno atteso quello dei Dale Cooper Quartet & The Dictaphone, a quattro anni da “Quatorze Pièces De Menace”. “Astrild Astrild” rinnova il solido rapporto con Denovali Records. Vi proponiamo “Son Mansared Roselin”.

Carmen Villain. Carmen Villain è un ex modella messicana/norvegese che nel 2015 debutta nel mondo della musica. “Infinite Avenue” è il suo secondo album uscito per Smalltown Supersound. Voce e suoni vaporosi  che ritroviamo anche in “Borders”, brano in collaborazione con Jenny Hval.

From the Mouth of The Sun. From The Mouth of The Sun è il progetto che unisce due dei più importanti artisti contemporanei: Aaron Martin e Dag Rosenqvist. “Hymn Binding” è il nuovo album collaborativo uscito per Lost Tribe Sound.

Unkle. Un altro ritorno atteso è stato quello degli UNKLE dopo sette anni di assenza. “The Road Pt. 1” raccoglie molte ospiti fra cui Keaton Henson che presta la voce in “Sick Lullaby”.

Bibio. Si rinnova il sodalizio fra Bibio e Warp Records con il nuovo album “Panthom Brickworks”. “Capel Celyn” è uno dei pezzi più rappresentativi.

Esmerine. Esmerine è uno dei progetti che ha elevato la scena canadese degli ultimi vent’anni e che non a caso fa parte della famiglia Constellation Records. Fondato da due giganti come Bruce Cawdron (batteria) e Rebecca Foon (violoncello), nel 2017 hanno pubblicato il nuovo album “Mechanics of Dominion”.

Okada. Okada è il progetto del musicista e producer Gregory Pappas. “Floating Away From the World” è l’album uscito per n5md che mette in mostra un suono minimale che attraversa trame elettroacustiche ruvide e fluide, arricchite anche dalle suggestioni vocali.

Hoshiko Yamane. Hoshiko Yamane è una fra le più talentuose violiniste e compositrici contemporanee ed attualmente fa parte dei Tangerine Dream. “A Story of A Man” è il suo primo album solista che è uscito per 1631 Recordings.

10 Playlist per i 10 anni di Sonofmarketing (2010 -2019) – 2016

a cura di sonofmarketing

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Keaton Henson. Keaton Henson non ha bisogno di presentazioni. L’artista britannico non ha solo realizzato il miglior album del 2016 ma probabilmente uno dei dischi più potenti dello scorso decennio. “Kindly Now” è composto da 12 ritratti poetici che raccontano l’essere umano dal punto di vista più intimo. Questa è “Good Lust”.

Douglas Dare. “Aforger”, uscito per Erased Tapes, è il secondo album di Douglas Dare e non solo conferma le sue doti vocali e di musicista, ma segna anche l’arrivo di una ricercatezza arricchita che si può trovare nelle strutture dei nuovi brani e anche nei testi. Questa è “Oh Father”.

Orson Hentschel. Denovali è da sempre un nido di artisti che vogliono esplorare e sperimentare. Nel 2016 il compositore tedesco Orson Hentschel si aggiunge alla squadra della famosa label con il potente album debutto “Feed The Tape”.

Cyril Secq e Orla Wren. Grazie a Dronarivm, l’artista francese Cyril Secq e il compositore spagnolo Orla Wren hanno unito le loro forze per l’album “Branches”. Due fra i maggiori rappresentanti della scena elettroacustica moderna che ricamano 8 brani di rara bellezza e intensità, fra suoni minimali, linee rumoristiche sottili e passaggi che ricercano una melodia rarefatta.

Western Skies Motel. Lost Tribe Sound è un’etichetta che ha pochi artisti ma che riesce a tirare fuori il meglio in ognuno di loro, nonostante le molteplici release degli stessi. Nel 2016 il musicista danese Western Skies Motel pubblica uno dei suoi album più suggestivi e che si intitola “Settlers”. Questa è “Whirl”.

Gigi Masin. Gigi Masin è uno dei talenti più importanti dell’era contemporanea. Nel 2016 ha pubblicato l’album “Plays Hazkara”, progetto audiovisivo pubblicato su 13/Silentes.

Brian Case. Brian Case dei Disappears, grazie all’etichetta francese Hands In The Dark, pubblica il suo primo album solista “Tense Nature”. Album che gli permette di esprimere la sua anima sperimentale che punta soprattutto a ricercare l’essenza del suono.

Awir Leon. Nel 2016 il talento del producer e cantautore francese Awir Leon fiorisce grazie all’album di debutto “Giant”. Voce calda e divagazioni elettroniche che miscelano ritmi veloci e dall’approccio sperimentale in alcuni casi come in “Falls” e linee più dilatate in altri.

Lakker. Lakker è un duo irlandese composto da Ian McDonnell e Dara Smith. A un anno dal full-length “Tundra”, nel 2016 tornano con l’EP “Struggle & Emerge” che esce per R&S Records. Un’idea di idm che destruttura i canoni del genere. Questa è “Emergo”.

Mark Pritchard. Il compositore e producer australiano pubblica il suo primo album per Warp Records. “Under The Sun” raccoglie molte collaborazioni importanti fra cui quella con Thom Yorke nel brano “Beautiful People”.

Nicolas Jaar. “Sirens” èil secondo album di Nicolas Jaar, il primo che pubblica per la sua etichetta Other People. Un altro lavoro che conferma le ottime impressioni del debutto del 2011. Questa è “Three sides of Nazareth”.

Alder & Ash. Il violoncellista canadese Adrian Copeland aka Alder & Ash è uno di quelli che, pur suonando uno strumento classico, riesce benissimo ad uscire da certi schemi, indirizzando il suono su diversi stili e ritmiche. “Psalms For The Sunder” è il suo straordinario album di debutto

Flying Horses.  “Töltè una delle massime espressioni del fascino della corrente scena neoclassica ed è l’album di debutto della polistrumentista Jade Bergeron aka Flying Horses. Vi proponiamo “Amble”.

House of Wolves. Concludiamo con le suggestioni del cantautore californiano Rey Villalobos aka House of Wolves. Nel 2016 è uscito il suo terzo album e questa è “Darkness”.

The Place Beyond the Pines #11

a cura di sonofmarketing

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Tua Oriel Courvite Isabelle – Dale Cooper Quartet and The Dictaphones.

Uno dei ritorni più attesi che arrriva a quattro anni dall’ultimo lavoro. “Astrild Astrild” è il nuovo album dei Dale Cooper Quartet che uscirà il 2 Giugno per Denovali Records. “Tua Orile Courvite Isabelle” è il primo singolo estratto.

Fool If – Jabu.

Jabu è una costola del collettivo Young Echo. Il trio di Bristol è composto da Amos Childs, il cantante Alex Rendall e Jas. “Sleep Heavy” è l’album di debutto che uscirà per Blackest Ever Black. “Fool If” è il primo singolo estratto che mette la natura evocativa e oscura della loro musica.

 

 

Cullen Bay – HAV.

HAV è il progetto che coinvolge il multistrumentista e cantautore Alex Ross, il sund artist e producer Jonathan Bidgood e il bassista Ian ‘Dodge’ Paterson.  “Inver” è l’album di debutto uscito per Folkwit Records. Vi proponiamo “Cullen Bay”.

 

 

Tiny Flares – Last Days.

Last Days è lo pseudonimo del musicista e compositore britannico Graham Richardson. “Seafaring” è il suo ultimo album uscito per l’etichetta n5md.  Vi proponiamo le delicate ed emozionanti trame elettroacustiche di “Tiny Flares”.

 

 

Paradise Future – Orson hentschel.

A un anno dallo straordinario debutto, il compositore e musicista tedesco Orson Hentschel ritorna con un nuovo album. “Electric Stutter” uscirà ufficialmente il 2 Giugno per Denovali Records. Vi proponiamo l’intensità  e la tensione frastagliata di “Paradise Future”.

 

 

Willkommen in paradise – Unsichtbar.

Unsichtbar è il progetto ambient di un pianista e sound artist tedesco di cui ignoriamo l’identità. “Jugend” è la prima release ufficiale. “Wilkommen Im Paradies” è uno dei due brani inclusi nell’ep.

 

 

Sitkhyia – Yiorgis Sakellariou.

Yiorgis Sakellariou è un compositore e sound artist greco. “Sitkhiya” è il nuovo album che usciroà per la label portoghese Cronica. Le due tracce mettono in evidenza lo strato rumoristico e inquieto della composizione.

 

 

A Seat Amongst God and His Children – Alder & Ash.

Alder & Ash è il progetto del compositore canadese Adrian Copeland. “Clutched in the Maw of the World” è il secondo album che uscirà per Lost Tribe Sound. “A Seat Amongst God and His Children” è il primo singolo estratto che porta alla luce l’utilizzo dinamico del violoncello.

 

 

Quit – Briana Marela.

A due anni da “All Around Us”, La cantautrice statunitense Briana Marela torna con un nuovo album. “Call It Love” uscirà il 4 Agosto su Jajaguwar. “Quit” è l’etereo primo estratto.

 

 

Sleepwalking Deers – Luis Berra.

Luis Berra è un pianista e compositore fiorentino. “Piano Creatures” è il suo nuovo album uscito per 1631 Recordings. “Sleepwalking Deers” è l’ultimo brano estratto che svela la limpidezza, la fluidità e l’intensità della sua musica.

 

 

Panthom of Aleppoville – Benjamin Clementine.

Concludiamo con un altro grande ritorno. Benjamin Clementine ha condiviso il primo brano estratto dal suo nuovo album. SI intitola “Panthom of Aleppoville”. Ecco il video ufficiale.