Monogoto “Partial Deletion of Everything (Vol. 1)”

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Un silente flusso di coscienza che si dipana sinuoso lasciando emergere tracce di memoria incastrate nel fondo dell’anima. È il primo tassello di un ampio progetto di condivisione questo volume uno pubblicato a firma Monogoto, un itinerario dedicato al processo di creazione, cambiamento e perdita che vede riuniti sotto una comune sigla tre navigati autori quali Ian Hawgood, Porya Hatami e David Newman.

Guidati dall’inarrestabile moto della corrente dell’oceano, dall’incessante scorrere dell’acqua raffigurato in copertina, il trio plasma una lunga sinfonia elettro acustica che vede fusi in un unitario torrente sonoro fragili risonanze armoniche, flebili echi ambientali e vaporosi flussi sintetici. Tali componenti, affiancate e stratificate in costante equilibrio disegnano una meditativa scia ambientale in costante mutamento, perfetta raffigurazione aurale del concetto di impermanenza indagato dal trio.

Dal silenzio, gradualmente si innalza un denso, placido fondale attraversato a tratti da essenziali nuclei melodici o riverberi cosmici generati da sistemi modulari, interpolato da stille materiche che repentinamente si disgregano a testimoniare il costante scorrere del tempo che rende effimero ogni oggetto del reale.

Perfettamente aderente all’estetica cara all’etichetta di Taylor Deupree, questo malinconico mare sonico rapisce e trascina con fare cullante invitandoci ad attendere con ansia l’arrivo della prossima onda emozionale.

aa.vv. “evidence of intense beauty”

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È un obiettivo arduo quello individuato da David Newman della Audiobulb Records alla base della raccolta “Evidence of Intense Beauty”. L’intento difatti è quello di riunire in un album la personale trasposizione in suono dell’idea di cristallina bellezza di diciassette diversi sound artist. Ad ognuno di questi è stato chiesto di individuare una traccia edita o composta appositamente da inserire in questo suggestivo e variegato percorso condiviso.

Il risultato della selezione curata da Newman restituisce una lunga narrazione all’insegna di minimali scorci elettroacustici, che pur se definiti attraverso la peculiare sensibilità del singolo musicista riescono a raggiungere una coralità coesa e coerente. Con estrema naturalezza l’idea di intensa bellezza si travasa dalle calde e morbide trame cullate dal rumore delle onde disegnate da Clem Leek in “At the mercy of the waves” alla stasi luminosa e quieta di “Slate di Wil Bolton, dalla vaporosa sospensione dell’estratto di “Sea last” di Taylor Deupree alle granulose screziature di “Heated dust on a sunlit window” dello stesso Newman sotto l’abituale alias Autistici. Si procede rapiti da una costante sensazione di stupore che assume man mano le sembianze della preziosa miniatura pianistica di “Feeling My Way Blindly Back Home” firmata da Ian Hawgood , delle più crepuscolari risonanze di “Cascadia Obscura” di Marcus Fischer, degli intarsi luminosi velati da una sottile grana ruvida di “Autumn” di Porya Hatami o della nostalgica melodia di “301210” di Antonymes. Attraverso gli ulteriori preziosi contibuti di Sawako, The OO-Ray, A Danging Beggar, Causeyourfair, Richard Chartier, Melodium, Monty Adkins, Listening Mirror si giunge fino all’eterea e dilatata conclusione di “Fading colours” di Pascal Savy che ci lascia galleggiare in un universo sconfinato fatto di pura emozionalità.

 

autistici & justin varis “nine”

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Un intento sinestetico è la premessa che informa il punto 90 sulla sempre più affascinante mappa che sta modellando la francese Eilean, nuova coordinata che inaugura le attività del 2016 della label e di cui sono autori l’inglese David Newman aka Autistici e l’americano Justin Varis. Realizzato attraverso la formula  dello scambio a distanza del reciproco materiale, “Nine” concretizza una collaborazione avviata attraverso le attività della Audiobulb, label gestita da Newman che ha pubblicato alcuni dei lavori di Varis.

Nel disco i due sound artist danno forma sonora a singoli colori o loro sequenze attraverso variegate soluzioni di flussi ambientali, che tentano di definire uno spazio emozionale legato alle tonalità scelte. Si parte dai freddi riverberi di “Light blue” che man mano si fanno largo a partire da uno sfondo di quieti droni e si passa al breve e scarno intermezzo della prima configurazione del trittico “Red grey orange”, che attraverso le pulsazioni ritmiche che definiscono e caratterizzano le schegge luminose delle ulteriori due tracce (“Grey orange red” e “Orange grey red”) si pone come esempio di come la sequenza non sia una mera sommatoria, ma definisca delle tattili gerarchie. “Blue (Heart of a diver)” ripropone il tema iniziale che però qui, attraverso il movimento di dense fluttuazioni fuse con stratificazioni sintetiche, assume una profondità e una capacità avvolgente differente. La seguente “Violet green” smorza la componente sperimentale e si avvicina alle sonorità elettro-acustiche più affini a Varis, introducendo abbozzi di melodia pianistica che sembra non voler mai giungere a compimento e che rimanda alle atmosfere del suo ep “Mountains”.  Il calore che ne emana  infonde anche l’ipnotica e luminosa “Amber (Sleep test for Erik)” e la conclusiva “Yellow” in cui torna protagonista il grave suono del piano.

Il secondo disco che compone l’album propone la rielaborazione delle otto tracce di “Nine” curata da altrettanti musicisti affini alla cifra stilistica dei due autori (come da loro stessi dichiarato). Il risultato che ne scaturisce tende a tratti ad enfatizzare la componente principale delle composizioni originarie (come nel caso di Christopher Hipgrave e Pillowdiver), ma più spesso cerca una configurazione differente (Isnaj Duj, Offthesky, Wil Bolton)  che sottolinea quanto possa essere personale la percezione cromatica e la relativa immagine risultante.

È una tavolozza ricca e affascinante quella risultante dalle due parti di cui “Nine” si compone, un universo cangiante che ancora una volta dimostra quanto i suoni possano efficacemente costruire un vivido immaginario visivo.

autistici “temporal enhancement”

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Un procedere incostante di suoni e interferenze, slegate da qualsivoglia sovrastruttura che possa ingabbiarne il flusso, è alla base del nuovo lavoro a firma Autistici, pubblicato da Dronarivm.

David Newman torna a sondare il vasto campo della sperimentazione elettronica per costruire un viaggio alla ricerca delle variegate percezioni legate al trascorrere del tempo, inteso nelle sue molteplici forme determinate da differenti condizioni al contorno. Il risultato è condensato in sei tracce che si muovono su atmosfere differenti, che variano dalla fluida calma di “Feeling before thinking” allo scarno e nervoso incedere dell’oscura “The grotesque physicality of waiting”. Lungo lo svolgersi del disco si fondono suoni acustici a field recordings con innesti di frammenti  e trame rumorose, il tutto condensato in un magma allucinato che si offre come spunto per la creazione di personali vivide visioni, richiedendo un apporto attivo a chi ascolta. Emblematica in tal senso la lunga narrazione di “Habituation of the heart”, vero è proprio vortice capace di rapire e trasportare verso un disarmonico abisso che al tempo stesso attrae e spaventa e che idealmente riporta alle sensazioni disegnate nella lunga traccia catturata in “Live at Electric Spring”.

Decisamente un album che richiede di essere ascoltato senza riserve, abbandonandosi al suo impervio incedere fino alle finali palpitazioni ambientali della conclusiva “Slowing Down Before You Stop”.  Un viaggio accidentato senza traccia di prevedibilità o compiacimento estetico.

autistici “live at electric spring”

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L’ossessione per i suoni, soprattutto quelli che si sviluppano in sottofondo in modo quasi impercettibile e del tutto anonimo per la maggior parte delle persone. È questo il punto di partenza per approcciarsi alla musica di David Newman, aka Autistici, vero e proprio scultore di paesaggi sonori, costruiti a partire da un’intuizione iniziale e modulati secondo un flusso percettivo determinato dalla sensazione ad essa associata. Sono proprio questi elementi di apparente disturbo che diventano materia centrale nella produzione artistica dell’artista inglese.

Per la Audiobulb Records Newman pubblica, in formato digitale, il live set eseguito durante l’edizione del 2014 dell’Electric Spring festival, appuntamento annuale dedicato alla sperimentazione sonora e all’esplorazione di nuovi possibili scenari musicali.

Il risultato è una lunga traccia che condensa la produzione decennale di Autistici rivelandone tutte le coordinate. Si parte da ciò che è un tenue sospiro e man mano si sviluppa un flusso in cui si intrecciano le più svariate fonti sonore a creare un dialogo tra possibili rumori ambientali, modulazioni elettroniche, frammenti strumentali che vengono plasmati e fusi in una narrazione coerente. L’andamento stesso dei suoni costruisce la pulsazione ritmica che ne scandisce l’incedere. L’atmosfera cambia più volte all’interno di questo viaggio dal sapore onirico, in cui  l’ascoltatore viene invitato ad interagire con ciò che lo investe al fine di creare una propria storia, una personale percezione di ciò che gli viene offerto. Non c’è spazio per la monotonia e la ripetività, c’è una grande ricchezza cromatica nelle soluzioni che si succedono,  e imprevedibilmente il tempo sembra scorrere in fretta malgrado l’atmosfera sia quieta e amniotica. È un universo da scoprire che si nutre dell’interazione tra le elucubrazioni dell’artista, i suoni che gli giungono dall’esterno e la risposta di chi ascolta. Un’ avvincente ricerca di possibili immagini musicali.