Paul Beauchamp   “Wander”

[EROTOTOX DECODINGS]





Architettura del suono minuziosamente definita e netta propensione per toni plumbei sono invarianti che contraddistinguono le produzioni di Paul Beauchamp pubblicate a suo nome. Non sorprende quindi che “Wander” – quarto tassello solista a cui vanno affiancate numerose militanze in progetti condivisi e una attività incessante in qualità di ingegnere del suono – sia ancora fondato su tali presupposti. Ciò che invece sarebbe errato pensare è che si tratti di un percorso artistico ridondante e chiuso in se stesso vista la costante ricerca di nuove soluzione attraverso cui ampliare una visione ben definita.

Rispetto al precedente “Needs Must When The Devil Drives” rimane invariato l’idea di concepire lo studio di registrazione come strumento creativo, ma la strada scelta non è più focalizzata sulla post produzione concentrandosi piuttosto sulle potenzialità di uno sviluppo in tempo reale guidato dalle sensazioni dell’istante. La dilata suite che compone questo nuovo lavoro è interamente costruita a partire da frequenze sintetiche improvvisate e manipolate ricorrendo ad effetti ed amplificatori per dare origine ad un continuum narrativo ipnotico, privo di cesure ed in lento e costante mutamento. Quello prodotto è un magma trascinante nel quale si rimane istantaneamente invischiati, un tracciato ambientale oscuro e penetrante che scava nell’immaginario cancellando ogni punto di riferimento. La sensazione è quella di fluttuare senza meta in un limbo sotterraneo dal quale non si è sicuri di voler riemergere. Atmosferico, immersivo, totalizzante.

paul beauchamp “grey mornings”

[boring machines]

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Il senso di sospensione che accompagna il passaggio dalla notte al giorno, prolungato attimo in cui ogni emozione si cristallizza nella purezza di una grigia quiete. Ripercorre le sensazioni di numerose albe pervase da una luce fioca Paul Beauchamp, che dopo un biennio di silenzio torna con la seconda opera a suo nome.

Il ricordo che lentamente riemerge dal passato espandendosi in una ritrovata visione costituiva già il tema del precedente “Pondfire”, premessa qui espansa nella sua formalizzazione grazie ad una sempre maggiore commistione tra riverberanti bordoni privi di soluzione di continuità, frammenti organici e schegge armoniche, ma anche attraverso un processo di affinamento del suono nel quale ha giocato un ruolo importante l’ausilio di un’artista eccellente qualela violoncellista Julia Kent.

La lunga sequenza di meditative e brumose derive mattutine che costruiscono un ideale ponte tra i territori americani dell’infanzia e i paesaggi piemontesi nei quali attualmente Beauchamp risiede, genera una densa narrazione che attraversa flessuosi  ed evanescenti scorci pervasi da un’aura spettrale (“Condense”, “Dissipate”), crepitanti frangenti ricchi di dettagli (“Tendril”) e inattese aperture melodiche scandite da circolari ed essenziali linee acustiche (“Enclose”, “Haze”). Il pensiero fluisce liquido tracciando un lungo sogno lisergico che gradualmente si inabissa verso crescenti gradi di oscurità pervasi da un senso di mistico mistero che rimane a galleggiare persistentemente nell’etere  (“Drift”, “Settle”, “Murk”).

Evidenti segni di continuità e una costante ricerca di soluzioni sempre più ampie si fondono con estrema coesione ed efficacia nel percorso intrapreso dal musicista americano invitando con forza a seguirne le future evoluzioni.

paul beauchamp “pondfire”

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Dare corpo ai ricordi, trasformarli in materia sonora. È questo l’obiettivo che si è prefisso Paul Beauchamp per il suo esordio da solista. Il musicista americano, d’istanza adesso a Torino, è attivo sulla scena musicale sperimentale fin dall’inizio degli anni 90. Lo scorso anno ha pubblicato in solo formato digitale questo suo racconto autobiografico che adesso, grazie a Boring Machines, Old Bicycle Records e Neon Produzioni viene ripubblicato in vinile.

“Pondfire” è ispirato all’infanzia di Beauchamp, al periodo passato nella fattoria del nonno nel North Carolina. L’iniziale “Icicles” con la sua atmosfera notturna sembra partire da un ricordo preciso, dai momenti passati con il fratello accanto al laghetto a bere birra e guardare le stelle. I suoni, originati dall’incontro tra elementi sintetici e acustici, rivelano quasi immediatamente il sapore decisamente spettrale del lavoro, accentuato nella seguente title track attraverso l’uso di loop ossessivi che dilatano il senso del tempo e dello spazio. Il disco prosegue su questo registro, tra momenti meditativi e atmosfere più cupe, fino alla conclusiva “Redbelly”, che con il suono sognante della chitarra acustica ci porta verso atmosfere più luminose lasciando un senso di serenità in chiusura di questo viaggio nella memoria.

Sicuramente un lavoro interessante questo “pondfire”, che ha il suo punto di forza nel connubio tra le manipolazioni elettroniche e i suoni analogici derivati da strumenti atipici e che conferma la netta propensione di Beauchamp per la ricerca e la sperimentazione musicale.

aa.vv. “Pulsioni Oblique vol.2”

[Kaczynski editions]

Dopo oltre un anno di pausa giungono nuovi segnali dal pianeta Kaczynski. Accantonato il lungo silenzio, la piccola label indipendente nata nel 2018 decide di ripartire pubblicando un secondo volume intitolato “Pulsioni Oblique”. Così come il primo capitolo era dedicato a presentare i protagonisti di un’avventura pronta ad iniziare, questa nuova raccolta offre uno spaccato di ciò che accadrà nel prossimo futuro dell’etichetta tra conferme e nuove annessioni.

La mezz’ora di durata del nastro è quindi concepita come una raccolta di biglietti da visita di ciascun autore reclutato, una panoramica caleidoscopica fatta di anticipazioni e tracce ripescate. Ad emergere sono soprattutto i due tratti salienti legati all’attività della Kaczynski: l’attitudine per  la sperimentazione radicale e l’eterogeneità delle proposte. All’interno di tale target suona perfettamente coerente la successione di decostruzione vorticosa del Kaczynski Unexpected Quartet (Luà Gandarà, Niet F-n, Macarena Montesinos e Nacho Munoz) ed elettroacustica profondamente materica delle accoppiate Ferrazza/Salis e ranter’s bay/Paolo Sanna. All’ itinerario stridente del quartetto messicano Orasique fa eco la ludicità scarna di zerogroove, al frammento pulsante estratto dalla collaborazione tra Luca Sigurtà e Paul Beauchamp la nebbia jazzy del duo francese Qonicho-Ah!.

Siamo ancora una volta di fronte ad ottime premesse che siamo certi non saranno disattese. E di nuovo restiamo in ascolto.