Aries Mond “Gaps And Shortcuts”

Estrapolare frammenti dal loro contest originario, combinarli privandoli di qualsivoglia sequenza logica per ritrovarsi di fronte ad una narrazione indecifrabile eppure plausibile. Abbandonata in parte la vena ambient che definiva il fragile paesaggismo sonoro delle sue prime uscite, Boris Billier imprime un parziale cambio di rotta al suo progetto Aries Mond: minor spazio alla ricerca melodica a favore di un massiccio ricorso alla tecnica del cut-up sonoro.

Come le creature effimere inventate dalla fotografa Claire Droppert (una delle quali campeggia in copertina), le tessiture risonanti del musicista francese costruiscono un immaginario surreale creato a partire da componenti elementari. Al posto della sabbia e del vento troviamo field recordings e campionamenti, frammenti vocali e versi animali che si incastrano con trame acustiche prodotte da strumenti che l’autore afferma di non saper suonare.

Il risultato è un itinerario obliquo, un insieme di racconti atti a dare vita ad un automatismo musicale stimolante capace di definire un mondo apparentemente semplice in cui tutto è possibile.

Aries Mond “Cut Off”

[IIKKI]

Sparuti tratti che placidamente disegnano l’insospettabile incanto di attimi di vita ordinaria. Prosegue lungo la rotta dell’essenziale, della delicata rarefazione, il tracciato artistico di Boris Billier sotto l’alias Aries Mond, percorso che dopo l’onirica deriva naturalistica dell’esordio si rivolge adesso alla definizione di un ambiente urbano che trae ispirazione dal lavoro fotografico di Dmitri Markov che accompagna questa nuova tappa audio visiva curata da IIKKI.

Echi ambientali e voci convulse si sommano alle dilatate stille pianistiche che morbidamente si espandono su flebili fondali di frequenze crepitanti originando desaturate scene pervase da un’emozionalità vivida. Un andamento placido, quasi sempre ridotto a breve visione, che coniuga un’atmosfera spesso surreale ad una dimensione tattile attutita ma sempre presente, a tratti scandita da oblique scansioni ritmiche. Ogni traccia, con i suoi intrecci di melodia e rumore, appare come la cristallizzazione di un dettaglio estrapolato dal contesto per divenire amplificato frammento evocativo capace di raccontare una realtà sfuggente ad occhi distratti, la stessa sapientemente catturata dal fotografo russo utilizzando come unico mezzo il suo iphone.

Un delicato racconto di suono ed immagini capace di trovare profondo lirismo lì dove usualmente non si andrebbe a cercare.

aries mond “come on let’s wait”

[eilean]

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Essenziali frammenti di oniriche sospensioni che emergono da crepitanti fondali di minute particelle in disgregazione. Trae ispirazione da una prolungata stagione di attesa vissuta sui Pirenei il disco che sancisce l’esordio del nuovo pseudonimo di Boris Billier definendo un nuovo punto sulla caleidoscopica mappa della francese eilean sempre più in via di ultimazione.

Combinando fluttuazioni sintetiche, stille ambientali e rarefatte armonie pianistiche Aries Mond disegna fragili fluttuazioni che permeano l’atmosfera con la loro leggera e parzialmente spettrale presenza riempiendo un vuoto che appare dilatarsi senza fine. In un ricercato gioco di equilibrio tra le parti si alternano intrecciandosi le componenti di un lessico scarno ma attentamente definito capace di plasmare divagazioni sonore che passano dall’esaltazione della pausa (“Come”, “Please”) all’enfasi del tempo che trascorre (“Come on let’s wait”, “So long”) fino a giungere a divenire breve rarefazione (“Again”, “Relentlessly”), ariosa risonanza cosmica (“Sure”) o sussurrato riverbero mesmerizzante (“Once Again”).

Un universo impalpabile che si espande in un infinito istante.

dag rosenqvist “the forest diaries”

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Scavare nella memoria alla ricerca di istanti che conservano intatti il loro potere emozionale è un meccanismo ricorrente quando ci si accinge ad attivare un processo creativo e spesso  tale operazione di recupero è associata al ripercorrere luoghi a cui quei ricordi sono legati.

Il nuovo disco di Dag Rosenqvist, punto 37 sulla mappa sonora della Eilean rec., ne è un ottimo esempio. Chiamato a collaborare dalla conterranea coreografa Jenny Larsson al suo progetto di danza che ha come tema la foresta, il sound artist svedese ha trovato naturale tornare ad immergersi nel parco di Stone Mosse, situato a poca distanza dalla cittadina in cui è cresciuto.
Il risultato di questo ritorno al passato ha prodotto un lavoro alquanto suggestivo che prova a restituire le sensazioni che accompagnano l’esperienza di ritrovarsi in una fitta foresta.

La sequenza dei brani, che ha come titolo una semplice numerazione, costruisce una tavolozza di sensazioni e suoni differenti ma al tempo stesso incentrati su un costante filo conduttore.Si comincia con una composizione fortemente minimale costruita a partire da poche note di piano che si incastrano in lunghi silenzi, suggerendo un alternanza di pieni e vuoti che ricordano i passaggi netti tra luce ed ombra e l’effetto dei suoni isolati e improvvisi che interrompono la quiete della natura. Il lavoro procede alternando a questi momenti di quasi totale stasi, composizioni in cui le melodie si appoggiano a stratificazioni sonore costituite soprattutto da field recordings e dal ricorrente suono dell’organo. In alcuni sporadici passaggi compaiono frammenti dal sapore più oscuro e rumoroso, ma restano sempre su un piano secondario senza mai intaccare il senso di affascinante mistero che pervade la narrazione. Il disco si chiude con il brano in cui la melodia trova maggiore compiutezza e un’apertura che suggerisce l’uscita dalla fitta vegetazione a favore della riconquista di uno spazio aperto inondato di luce, ponendosi così come ideale conclusione di un viaggio tanto fisico quanto metaforico.
“The forest diaries” è un lavoro evocativo, che ha la capacità di coinvolgerti e trasportarti in un mondo in bilico tra un senso di costante offuscamento e forti percezioni sensoriali.

various artists “eilean [92]”

[eilean]

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Un territorio sempre più ampio e dai margini ancor più indefiniti. Giunti al termine  del 2018 torna nuovamente l’abituale sguardo a ritroso che la eilean rec. condensa in un’ultima pubblicazione raccogliendo un contributo inedito di ciascun artista coinvolto durante l’anno.

Ripercorrendo i punti aggiunti sulla mappa, lo spettro sonoro risultante costruisce uno sguardo d’insieme caleidoscopico eppure profondamente coerente che vede alternarsi le peculiari visioni di artisti proiettati verso orizzonti affini anche se distinti. Da questo sfaccettato universo riemergono così, uno dopo l’altro, gli indefiniti scorci di Amuleto e la greve contemplatività di Ben McElroy, l’obliqua cesellatura di Foresteppe e il placido ribollio elettroacustico di dramavinile, l’impressionismo ipnotico di Benjamin Finger e la magia rilucente dei paesaggi di Leigh Toro, le fluttuazioni armoniche  di Emmanuel  Witzthum e i ruvidi soffi di Śruti.

Senza marcati stacchi si procede spinti dall’avvolgente fraseggio acustico di Lake Mary e la suadente vocalità aliena di Zhalih, catturati dall’emozionale essenzialità di Cyril Secq e Sylvain Chauveau e dal vibrante microcosmo di Xu, in balia dell’eterea gravità di Ian Hawgood e delle reiterazioni granulose di The Prairie Lines, fino a giungere al delicato incanto di Aries Mond, alla teatrale enfasi di Ljerke e concludere tra me trame oscure di A Home For Ghosts.

Un tragitto disorientante pervaso da immaginifica forza espressiva.