ATRX “Phase Two”

[nausea.]

Rumoroso. Acido. Straniante. Mantiene inalterate le caratteristiche emerse dal capitolo d’esordio la materia sonora scolpita da Marcello Groppi  per dare origine alla seconda pubblicazione del suo progetto solista ATRX, nuovo tracciato che propone ancora una volta Angelo Bignamini, cointestatario della sigla The Great Saunites, in cabina di regia.

Registrato in presa diretta, “Phase Two” si nutre di una frastagliata miscela di suoni ambientali, irregolari pulsazioni e frequenze ruvide. La prima metà di questo unico flusso diluito sui due lati del nastro, col suo incedere incoerente, assume la forma di una vorticosa drammaturgia in bilico tra esplorazioni concrete di memoria futurista, aspre progressioni ritmiche e crepitanti pause gravide di tensione. Il suono emerge come risonanza profonda e inizia a scorrere, si inceppa e singhiozza, riparte e ascende. La seconda parte vira verso litorali più atmosferici scanditi da un’obliqua melodia pianistica che si spegne lasciando spazio ad  un’allucinata distesa di dense modulazioni che si spengono improvvise senza definire un approdo.

Un itinerario accidentato tra rumore e musica, ostico eppure coinvolgente, che ha nella sua estrema brevità il suo punto debole e al tempo stesso l’elemento forte.

ATRX “Phase One”

[Gipsy House Recordings]

Tra allucinati meandri, l’oscuro scorrere di un placido torrente pervaso da insondabile inquietudine. È denso e umbratile il suono che scaturisce da “Phase One”, sotterraneo magma che avanza implacabile adattandosi agli accidenti del suolo, plasmato in solitudine da Marcello Groppi dei The Great Saunites e che vede Angelo Bignamini, l’altra metà del duo, relegato in cabina di regia.

Profonde risonanze basse scandiscono un incedere costellato dall’incostante apparire ed incrociarsi di taglienti modulazioni, frammenti elettrici e indecifrabili scie vocali combinate a generare uno straniante labirinto sonico bipartito nel quale gradualmente perdersi.

Inizialmente ipnotica ed immersiva, la trama sonora si fa man mano più spessa ed ipnotica fino a trovare terminale distensione che segna l’approdo al giro di boa. Sommessamente granitica è la ripartenza, che pur seguendo similare struttura, converge verso orizzonti più accattivanti anche se marcatamente ruvidi, visione che si disgrega per riversarsi in un rumoroso oceano di frequenze da cui riemerge distillata per divenire cullante riverbero che si propaga senza sosta.

Una deriva lisergica attraverso  mutevoli territori spettrali.