Various Artists “eilean 100”

[eilean]

Atto definitivo di un lungo viaggio attraverso sfaccettati territori sonori, densamente sensoriali e profondamente emozionali. Giunge a compimento il vasto e ammaliante progetto curato da Mathias Van Eecloo, mappa risonante disegnata da cento punti capaci di trasportare lungo mutevoli traiettorie accomunate da un portato immaginifico costante ed imprescindibile.

A celebrare la chiusura di questa intensa parabola, punto numero cento, troviamo un ultimo capitolo composto da ottantuno tracce, di cui ben sessanta inedite, divise su cinque dischi, affidate ancora una volta agli artisti coinvolti in questi cinque anni di attività.

Ne scaturisce un caleidoscopico universo dagli orizzonti vasti ed indefiniti, che incrocia le sonorità  sintetiche, l’elettroacustica, le sperimentazioni di varia natura e le declinazioni maggiormente classiche che hanno contraddistinto l’evoluzione di questo prezioso catalogo.

Un ultimo visionario sguardo su un paesaggio avvolgente e cangiante capace di rapire ad ogni nuovo ascolto.

Ci mancherà.

various artists “eilean [92]”

[eilean]

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Un territorio sempre più ampio e dai margini ancor più indefiniti. Giunti al termine  del 2018 torna nuovamente l’abituale sguardo a ritroso che la eilean rec. condensa in un’ultima pubblicazione raccogliendo un contributo inedito di ciascun artista coinvolto durante l’anno.

Ripercorrendo i punti aggiunti sulla mappa, lo spettro sonoro risultante costruisce uno sguardo d’insieme caleidoscopico eppure profondamente coerente che vede alternarsi le peculiari visioni di artisti proiettati verso orizzonti affini anche se distinti. Da questo sfaccettato universo riemergono così, uno dopo l’altro, gli indefiniti scorci di Amuleto e la greve contemplatività di Ben McElroy, l’obliqua cesellatura di Foresteppe e il placido ribollio elettroacustico di dramavinile, l’impressionismo ipnotico di Benjamin Finger e la magia rilucente dei paesaggi di Leigh Toro, le fluttuazioni armoniche  di Emmanuel  Witzthum e i ruvidi soffi di Śruti.

Senza marcati stacchi si procede spinti dall’avvolgente fraseggio acustico di Lake Mary e la suadente vocalità aliena di Zhalih, catturati dall’emozionale essenzialità di Cyril Secq e Sylvain Chauveau e dal vibrante microcosmo di Xu, in balia dell’eterea gravità di Ian Hawgood e delle reiterazioni granulose di The Prairie Lines, fino a giungere al delicato incanto di Aries Mond, alla teatrale enfasi di Ljerke e concludere tra me trame oscure di A Home For Ghosts.

Un tragitto disorientante pervaso da immaginifica forza espressiva.

various artists “eilean [58]”

[eilean]

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Un caleidoscopico sguardo sul recente passato. Si consolida la feconda abitudine della eilean rec. di ripercorrere  l’anno che volge al termine raccogliendo un contributo inedito di ciascun artista coinvolto negli ultimi dodici mesi da inserire in un ultimo punto sulla mappa che idealmente  chiude il cerchio.

Il risultato della contemplazione su ciò che è appena trascorso plasma ancora una volta un multiforme percorso capace di sintetizzare l’immaginifico universo in fieri che la label francese  sta modellando negli ultimi anni. Con elegante e semplice fluidità si susseguono paesaggi sonori diversificati eppure perfettamente in simbiosi, che conducono da fiabesche trame elettroacustiche (Cicely Irvine, Sonmi451)  a organiche frequenze pervase da suoni naturalistici (Tatsuro Kojima) passando attraverso ruvide vibrazioni melodiche (Ben Rath, Bill Seaman, Monty Adkins), distorsioni dal tono orientaleggiante (9T Antiope, Toàn), crepitanti miniature costellate da riverberi luminosi (Stjin Hüwels & Danny Clay, Sound Meccano | Jura Laiva), placide distese atmosferiche (Francesco Giannico & Giulio Aldinucci, Monolyth & Cobalt), cinematiche tessiture in disgregazione (Josh Mason & Nathan McLaughlin), ribollii sintetici (Jacek Doroszenko) e soffi umbratili (Daniel W J Mackenzie, Josco & Spheruleus).

Giunti in fondo non rimane che riprendere fiato e attendere un nuovo ciclo.

various artists “eilean [45]”

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Per concludere un nuovo intenso anno di attività, come già accaduto in chiusura del 2015, la francese eilean rec. aggiunge un ultimo punto sulla sua sempre più estesa mappa che raccoglie una traccia inedita di tutti gli artisti coinvolti in questo denso 2016.

Ci si ritrova così a ripercorrere le atmosfere che hanno caratterizzato le pubblicazioni della label francese, sempre più punto di riferimento nel panorama della musica d’ambiente, riattraversandone le multiformi  ed  affascinanti declinazioni proposte dai vari autori. Ci si immerge in questo lungo viaggio a partire dalle tessiture romanticamente contemplative disegnate da Speck in “Echoes”, le riverberanti stille armoniche cesellate da øjeRum in “Needle-shaped”, le morbide frequenze di Phi Bui, il caleidoscopico microcosmo di Daniel K. Böhm. Si procede nella navigazione attraverso la sognante melodia del vivido bozzetto tracciato da Jason Van Wyk in “Clouds”, la lieve danza di note eseguita da Wil Bolton in “Waterlines”, la granulosa quiete di Moss Covered Technology , l’intimistica deriva delle modulazioni di Offthesky in “Solitude by vision”, i fremiti irregolari e obliqui di Omrr e di Florian Von Ameln, il denso crepuscolo modellato da Saenïnvey. La parte conclusiva di questa intensa ricapitolazione si apre con le  vaporose dilatazioni di  “Veeandaar” del trio Zahn | Hatami | McClure  che si riversano nelle pulsazioni ipnotiche definite da Sustainer e passando attraverso le misteriose e concrete sonorità di “Wood fire ash” di Autistici e le eteree persistenze di Chris Dooks giungono alla chiusura  affidata alle sognanti aperture di “11” della coppia E and I.

Riassaporata la feconda  ispirazione che ha definito questa nuova tappa rimaniamo in attesa di poter godere delle nuove narrazioni di questo meraviglioso progetto condotto da Mathia Van Eecloo.

various artists “eilean [20]”

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Il punto [20] sulla sempre più affascinante mappa che la eilean rec. sta lentamente configurando giunge a conclusione del suo secondo anno di attività. Si tratta di un anomalo rewind che vede chiamati in causa tutti gli artisti che hanno all’attivo una pubblicazione con la straordinaria label di Mathias Van Eecloo uscita nel corso del 2015.

Quindici tracce inedite, che nella sostanza confermano e sintetizzano le coordinate musicali di ogni musicista impegnato. Ritroviamo così l’ariosa ed evocativa ambience di Jonathan Kawchuk, di Richard Ginns e di James Murray, le modulazioni granulose di Bamboo Stilts e di Bill Seaman, le dolenti meditazioni chitarristiche di Lake Mary e quelle più esotiche di Yadayn, le luminose ed evanescenti schegge di suono di Masaya Ozaki e di James Murray, le fluide iterazioni di Lee Chapman, il romantico pianismo di Dag Rosenqvist e quello ibrido di Benjamin Finger, le minimali narrazioni che sembrano giungere da lontano di Ruhe e Ieva e le inaspettate pulsazioni ritmiche di Spheruleus. In chiusura troviamo la morbida e delicata vocalità che contraddistingue il contributo di Twigs & Yarn, unica vera e propria canzone in senso stretto.

Una sommatoria interessante che ribadisce il percorso intrapreso da questa piccola label, divenuta rapidamente un punto fermo nella proposta di affascinanti paesaggi sonori.

Ian Nyquist “Endless, Shapeless”

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Priva di margini e senza una forma cristallizzata. È riassunta perfettamente nel titolo e nella sua indefinita immagine di copertina l’essenza della pratica sonora di Ian Nyquist . A due anni da “Cuan” pubblicato dalla estinta eilean, il musicista irlandese torna con un nuovo disco ancora una volta curato da Mathias Van Eecloo, riproponendo la formula dell’esordio in una versione parzialmente ampliata.

In “Endless, Shapeless” il paesaggismo prodotto dall’intersezione di rarefatte frequenze permeate da grana di consistenza variabile e trame armoniche nostalgiche vira verso un grado di ibridazione maggiore. Dalle traiettorie plasmate emerge un sapore neoclassico più accentuato, denunciato da una forma compositiva più strutturata che offre uno spazio più ampio alle risonanze del pianoforte e ai moti elegiaci degli archi.

Da tale riveduta costruzione scaturisce la definizione di un percorso atmosferico cromaticamente florido, un approccio che consente a Nyquist di trovare linfa ulteriore con cui rendere le sue visioni cinematiche più vivide ed emozionalmente coinvolgenti.

10 Playlist per i 10 anni di Sonofmarketing (2010 -2019) – 2014

a cura di sonofmarketing

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Thee Silver Mt Zion. Uno dei gruppi che rappresenta al meglio quella realtà meravigliosa chiamata Constellation Records.  Il collettivo canadese guidato da Efrim Menuck realizza nel 2014 il settimo album intitolato “Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything” che ha messo in mostra una notevole sensibilità autoriale supportata dalla unicità della loro audacia e complessità strumentale.

Graveyard Tapes. Graveyard Tapesè la collaborazione fra  Matthew Collings, compositore di Edimburgo (noto per i progetti Splintered Instruments e Sketches For Albinos) e Euan McMeeken, musicista versatile e mente dei progetti Glacis e The Kays Lavelle e gestore della mitica mini50 Records. “White Rooms” è il secondo album uscito per Lost Tribe Sound e che vede la presenza di collaborazioni esterne con artisti altrettanto talentuosi come Ben Chatwin, William Ryan Fritch e Brady Swan. Questa è “Death Rattle”.

C’Mon Tigre. Uno fra i progetti italiani più entusiasmanti degli ultimi 20 anni. Un intreccio di stile fra trame psichedeliche, dinamiche jazz, echi blues e funk, world music. Vi proponiamo “A World of Wonder”.

Elise Melinand. Uno di quei debutti che colpiscono subito. La musicista francese Elise Melinand mette in mostra con “Gray Hoodie” una vocalità notevole e sonorità evocative fra melodie raffinate e sperimentazione non invasiva.

Aaron Martin. Aaron Martin è uno dei compositori di maggiore spicco della scena attuale con una capacità di dare sempre forma nuova al suo creato ma con una caratterizzazione che pareggia la sua variabilità. “Comet’s Coma” è uscito per la straordinaria Eilean Records. Un lavoro che mette in mostra la sua forza di narrazione strumentale.

Douglas Dare. “Whelm” è il debutto del musicista, compositore e cantautore britannicoDouglas Dare che sembra che abbia avuto le idee chiare sin dall’inizio riuscendo a realizzare concretamente qualcosa di profondo e che riesce a rapire completamente l’ascoltatore. Mette in gioco essenzialmente tre elementi: le sue doti di pianista, le incursioni elettroniche e la voce solenne e profonda che asseconda il mood intimo dell’album.

Weyes Blood. Weyes Blood è il progetto solista di Natalie Mering, cantautrice statunitense nota come ex-membro degli Jackie-O Motherfucker e collaboratrice del progetto Ariel Pink’s Haunted Graffiti. “The Innocents”è il successore dell’esordio del 2011. Una magnificenza dei testi e dell’interpretazione che impressiona immediatamente. Vi proponiamo “Bad Magic”

Grouper. Liz Harris, come sempre, disegna la sua musica nel modo a lei più naturale, senza fronzoli e cogliendo il momento più idoneo alla creazione della stessa; Nel 2014 con “Ruins”, il carpe diem è offerto stavolta da un breve  soggiorno in Portogallo e viene immortalato utilizzando un “misero” mixer quattro piste, un microfono  e un pianoforte.

Puzzle Muteson. Puzzle Muteson è il progetto del cantautore e multi-strumentista Terry Magson. “Theatrics” è il suo secondo album caratterizzato da un folk minimale e malinconico. Questa è “In Circles”

Chet Faker. Built on Glass” è il disco di debutto di Nick Murphy aka Chet Faker. Un disco che ha messo subito in evidenza le sue potenzialità e capacità: l’eleganza della produzione, il perfezionismo, la bravura nella scrittura e la caratterizzazione “future sound” della sua musica.

Damon Albarn. il primo vero album solista di Damon Albarn è uno dei capolavori del decennio passato. Un’intensità emotiva che raccoglie tutto il suo talento da cantautore e musicista. Questa è “Hostiles”.

The Alvaret Ensemble “ea”

[laaps]

Il libero fluire di sensazioni che placide si espandono in un nebbioso oceano di rarefatto suono. Completata e archiviata a fine anno l’atmosferica mappa eilean, riparte immediatamente con un nuovo percorso in cento tappe Mathias Van Eecloo, affidando l’apertura di questo nuovo tracciato al ritorno di The Alvaret Ensemble, formazione costituita dal pianista Greg Haines, da Jan e Romke Kleefstra e dal percussionista Sytze Pruiksma, assente dalle scene da lungo tempo dopo aver pubblicato i suoi primi due lavori.

Coadiuvato dalla violoncellista Joana Guerra e dalla violinista Olga Wojciechowska, il quartetto plasma la sua nuova traiettoria risonante a partire da tre sessioni di improvvisazione registrate all’interno di una piccola chiesa olandese e operando sul materiale raccolto un ampio e prolungato lavoro di rimodulazione. Il risultato è un’atmosferica navigazione attraverso evanescenti ambienti che si susseguono sospinti dagli scarni rintocchi di piano e chitarra, da frammentarie trame armoniche definite dagli archi e flebili battiti su cui si innesta la voce narrante che appare emergere a declamare sussurrate memorie sopite in un tempo distante.

Un dilatato flusso cinematico fortemente evocativo nel quale immergersi annullandosi.

Knivtid “Försiktig”

[eilean]

Tremolanti istantanee di un risonante universo onirico. È ancora dalle fredde terre scandinave che giunge uno dei conclusivi punti sulla vasta e ormai definita mappa eilean, racconto articolato e straniante che segna l’esordio su cd del progetto Knivtid di Daniel Andersson fin qui apparso tra pubblicazioni su nastro  e release digitali.

Alimentando il suo percorso di ricerca incentrato sulla costruzione di essenziali paesaggi elettro acustici, Andersson propone un nuovo flusso di fragili trame melodiche scaturenti dall’incrocio di frequenze ipnotiche e stille armoniche di diversa provenienza e differentemente manipolate, che susseguendosi definiscono i tratti incerti di un obliquo territorio sonoro permeato da atmosferico incanto.

Un fluire quieto ed irregolare tra evocative visioni di un surreale evanescente.

Inga-Lill Farstad “Einstape”

[eilean]

Fragili frammenti riverberano su un vaporoso orizzonte immerso in un’oscurità incombente. Arriva dal Nord, dall’incanto della fredda Norvegia una delle ultime risonanze della sempre più completa mappa curata dalla francese eilean, punto che sancisce l’esordio solista di Inga-Lill Farstad dopo alcune collaborazioni tra cui quella con Benjamin Finger.

Tessendo eteree trame di echi ambientali, essenziali linee acustiche ed evanescenti scie vocali, la musicista scandinava disegna vaporosi paesaggi intrisi di magico mistero che scorrono con ipnotico incedere determinato da un uso esteso della reiterazione. È un apparire silente di visioni spettrali che flebilmente animano una notte perpetua ed impenetrabile diffondendo minute stille armoniche che danzano in costante equilibrio precario.

Un delicato universo di visionarie frequenze sognanti.