Ian Nyquist “Endless, Shapeless”

[laaps]

Priva di margini e senza una forma cristallizzata. È riassunta perfettamente nel titolo e nella sua indefinita immagine di copertina l’essenza della pratica sonora di Ian Nyquist . A due anni da “Cuan” pubblicato dalla estinta eilean, il musicista irlandese torna con un nuovo disco ancora una volta curato da Mathias Van Eecloo, riproponendo la formula dell’esordio in una versione parzialmente ampliata.

In “Endless, Shapeless” il paesaggismo prodotto dall’intersezione di rarefatte frequenze permeate da grana di consistenza variabile e trame armoniche nostalgiche vira verso un grado di ibridazione maggiore. Dalle traiettorie plasmate emerge un sapore neoclassico più accentuato, denunciato da una forma compositiva più strutturata che offre uno spazio più ampio alle risonanze del pianoforte e ai moti elegiaci degli archi.

Da tale riveduta costruzione scaturisce la definizione di un percorso atmosferico cromaticamente florido, un approccio che consente a Nyquist di trovare linfa ulteriore con cui rendere le sue visioni cinematiche più vivide ed emozionalmente coinvolgenti.

Ian Nyquist “Cuan”

[eilean]

Sbiadite impressioni che lentamente assumono forma concretizzandosi in liquide visioni di profonda vividezza. Ci conduce a nord il punto 61 sulla mappa eilean alla scoperta di evocativi scorci situati sulla costa irlandese, luoghi cari a Ian Nyquist tanto da divenire fonte di ispirazione di placide escursioni sonore per la prima volta cristallizzati in una pubblicazione fisica.

Costellate da risonanze armoniche che riverberano su nebbiosi fondali generati dal connubio di ruvide frequenze sintetiche e profondi echi ambientali, le derive plasmate dall’artista irlandese configurano algidi paesaggi sensoriali intrisi di insondabile mistero che si sviluppano gradualmente senza giungere ad una definitiva cristallizzazione. Scarne stille pianistiche scandiscono un incedere cauto lasciando immaginare un accorto susseguirsi di passi che si muovono incerti lungo traiettorie abituali eppure sempre  pronte a dispensare dettagli inediti delineando un processo di costante riscoperta al quale abbandonarsi totalmente.

Un affascinante perdersi alla ricerca di un approdo accogliente.

Stijn Hüwels + Tomoyoshi Date “遠き火、遠き雲’ (A Distant Fire, A Distant Cloud)”

[laaps]

Fragili istantanee sonore intensamente elegiache con cui disegnare quieti paesaggi d’oriente. A distanza di due anni  da “Hochu-Ekki-Tou”, Stijn Hüwels e Tomoyoshi Date tornano a collaborare per dare forma all’undicesimo uscita curata da laaps, nuovo capitolo di un viaggio atmosferico sempre più composito e ammaliante.

Partendo come d’abitudine dalla coda della pubblicazione precedente, i due musicisti dischiudono un rarefatto universo elettroacustico contraddistinto dalla densa combinazione di filtrate frequenze chitarristiche, modulazioni sintetiche e flebili registrazioni ambientali. A scandire lo sviluppo delle trame meditabonde originate da tale commistione compaiono essenziali stille pianistiche che concorrono in modo determinante alla definizione di itinerari armonici intrisi di placida malinconia.

Spetta alla consistenza materica delle risonanze naturalistiche ancorare al reale le fluttuazioni eteree plasmate da Hüwels e Date ispirandosi ai versi di Tadahito Ichinoseki, che recitate dall’autore compaiono nella traccia terminale di questo luminoso itinerario sospeso tra cielo e terra.