Massimo Discepoli   “An Unusual Way To Disappear”

[DOF]

Un fitto intreccio di elettronica e tessiture percussive è l’invariante attorno cui ruota la ricerca sonora condotta da Massimo Discepoli. Musicista poliedrico alle prese con numerosi progetti solisti e collaborativi (Nheap, Nheap XP, Nunun, L.E.D.) ha negli anni portato avanti la costruzione di un peculiare lessico fondato sull’interconnessione di differenti spettri sonori che vanno dal jazz all’ambient includendo attitudine post-rock e sonorità fusion. Una maggiore spinta alla commistione di queste componenti ha prodotto lo scorso anno “Last year, the next day”, certamente il suo lavoro più composito e variegato.

“An Unusual Way To Disappear” segna un ritorno alla costruzione di strutture atmosferiche incentrate su un dialogo pacato di linee melodiche sintetiche e fraseggi di batteria. Ciascuna delle nove tracce proposte dal musicista umbro si delinea come una istantanea definita da circolarità e variazione, dicotomia sviluppata reiterando le trame di synth e interpolando in modo cangiante le trame ritmiche. Il risultato è una sequenza di soundscapes ipnotici in lieve e costante mutazione, movenze luminose che scorrono secondo andamenti pacati (“The Next Veil”, “Temporary Answer”) senza disdegnare passaggi articolati segnati da una percussività nervosa (“An Usual Way To Disappear”, “Glimpses Of A Dream”).

Qualunque sia la forma risultante a dominare è l’atmosfera elegiaca e l’immediatezza di un flusso sinuoso visivamente accostabile alle coreografie degli stormi richiamate dalla foto di copertina.

Massimo Discepoli “Last year, the next day”

[DOF]

Un distacco sempre più netto dagli abituali itinerari ambientali della sua produzione solista caratterizza il ritorno di Massimo Discepoli. A due anni di distanza da “The right place on the wrong map”, il batterista e polistrumentista Perugino realizza il suo disco più composito e musicalmente ricco, innervato come non mai sulla costruzione di tracciati elettroacustici di ispirazione trasversale.

Dilatazioni post-rock e sonorità fusion sono le referenze principali emergenti dalle otto tracce proposte, paesaggi certamente meno rarefatti ma comunque profondamente atmosferici che hanno nella evidente componente ritmica l’elemento di continuità con quanto precedentemente proposto. Alle linee di batteria, a tratti robuste ed incalzanti (“Layers of echoes”, “Cycle of coincidences”), è demandata la strutturazione delle tessiture melodiche, così come le sfaccettate fonti percussive contribuiscono in modo determinante alla formalizzazione di universi musicali contraddistinti da una notevole ampiezza cromatica che va dall’esotismo di “Pattern of change” alle suggestioni progressive di “The meaning of floating”. È soprattutto la parte elettronica a perdere peso in “Last year, the next day”, sempre presente  ma utilizzata qui come collante atto a dare completezza all’insieme.

A confluire in questo parziale cambio di rotta è quindi l’intero bagaglio di esperienze solitarie e collaborative di Discepoli, prezioso archivio attraverso cui espandere una visione artistica costantemente alla ricerca di nuovi orizzonti.

Massimo Discepoli “The right place on the wrong map”

[DOF label]

cover

Paesaggi sonori ibridi che si sviluppano seguendo coordinate cangianti definite dal diverso equilibrio raggiunto dalle componenti che lo informano. A quattro anni da “Parallax”, periodo in cui è stato attivo attraverso la pubblicazione di diversi progetti  collaborativi, Massimo Discepoli torna a sviscerare in solitudine il suo percorso di ricerca che vede accostarsi e intrecciarsi trame percussive, tessiture acustiche e sonorità sintetiche.

Muovendosi con sicurezza in un territorio indefinito ed in graduale mutamento, il poliedrico musicista italiano plasma uno straniante universo risonante fatto di oniriche nebbie elettroniche che fluttuano sospinte da articolati tracciati ritmici trovando espansione attraverso il contributo di ammalianti linee melodiche. Lungo le sette traiettorie che compongono il lavoro le diverse parti in gioco si alternano in primo piano originando una successione di frangenti altamente ribollenti con la batteria protagonista, di scorci contemplativi pervasi da morbide reiterazioni armoniche e fughe inquiete dal sapore cosmico.

Costante rimane il senso di bilanciamento dal quale emerge uno incedere straniante attraverso atmosfere oblique in cui si fondono istanze caleidoscopiche. Un’immaginifica deriva sensoriale.

massimo discepoli/daniel barbiero “an eclipse of images”

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Due animi creativi che si incontrano generando un libero ed indefinibile flusso fatto di intrecci elettroacustici alla costante ricerca di un equilibrio. Si nutre e si sviluppa a partire da premesse e modalità ampie e variegate “An eclipse of images”, lavoro condiviso da Massimo Discepoli e Daniel Barbiero e pubblicato da Acustronica.

I sette brani contenuti nel disco sono il risultato di processi di realizzazione differenti, in bilico tra la composizione strutturata e l’improvvisazione, capaci di far emergere il talento tecnico e la vena artistica dei suoi due autori in un continuo dialogo che li vede alternarsi in primo piano, preferendo spesso la forza del contrappunto alla scontata sicurezza di un andamento all’unisono. Alle sognanti trame del contrabbasso di Barbiero si incastrano così le ricche sfumature derivanti dalle evoluzioni ritmiche di Discepoli (“Autopoiesis”, “An Eclipse Of Images: Gathering In”, “An Eclipse Of Images: Atopos”), che giungono a tratti ad emergere incalzanti e perentorie al di sopra delle tessiture liriche e classicheggianti disegnate dal musicista americano (“The Occulted Measure”, “The Stream Under Consciousness”). Costante è l’apporto di cesellati innesti sintetici a fungere da amalgama e a contribuire attraverso un processo di stratificazione delle fonti sonore alla creazione di un’ambience suggestiva e viscerale che vira occasionalmente verso atmosfere più tenebrose e rarefatte (“Multiple Horizons”, “Transparency And Its Shadow”).

Una collaborazione certamente riuscita,  interessante soprattutto per la capacità di generare degli “ibridi” (come lo stesso Barbiero li definisce nelle note di copertina) capaci di sfuggire ad ogni tentativo di catalogazione.

nunun “inner”

[acustronica]

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Si nutre di multiformi influenze senza aderire pienamente ad alcuna forma categorizzabile il suono dei Nunun, progetto musicale fondato nel 2009 da Cesare e Massimo Discepoli che torna dopo una lunga assenza durata cinque anni.

Scritti nell’arco di due anni, i brani di “Inner” danno vita ad una caleidoscopica tavolozza di soluzioni ricca di nuances e atmosfere, capace di far emergere in tutta la sua complessità lo spiccato gusto per la sperimentazione condiviso dai due musicisti. La compresenza di toni diversi è subito resa palese, condensata nelle alternanze di “Sham” che si snoda tra grintose trame taglienti della chitarra su strutture ritmiche tese e sprazzi di dilatata quiete. Le medesime componenti informano separatamente le due tracce successive, passando dai battiti dal sapore tribale di “Ritual” alla sognante ed intimistica deriva della title track. Dopo la breve danza all’unisono di “Remain” si torna nuovamente verso territori obliqui dall’andamento nervoso ed irregolare, che in “Drop blue” danno spazio alla parte più esplosiva del sound del duo, fusione accattivante di sfumature blues e jazzy che caratterizzano anche l’onomatopeica “Ducky”. La parte conclusiva del disco vira verso sequenze ambientali più diluite e fosche, plasmate in tessiture nebbiose nella scarna “Satie” e in modulazioni asimmetriche nella conclusiva “Waver”.

Una navigazione affascinante che mette in luce il grande affiatamento tra due talentuosi interpreti che amano assemblare in modo inedito e spiazzante la moltitudine di tasselli che compongono il personale universo sonoro.

The Place Beyond the Pines #4

a cura di sonofmarketing

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Hyperbolic Motion – Tangent

Tangent è il progetto che coinvolge il batterista e sound designer Ralph van Reijendam e il vocalist e ingegnere del suono Robbert Kok. A due anni da Transience, sono ritornati con un nuovo album intitolato “Collapsing Horizons” che mette in mostra la loro capacità di rimodellare la linearità delle linee elettroacustiche in maniera raffinata e originale.


Bright Lights – Archive

Settembre e Ottobre di quest’anno sono mesi fortunati dal punto di vista delle uscita, soprattutto per i grandi ritorni. Il collettivo londinese Archive pubblicherà un nuovo album intitolato “The False Foundation” che uscirà ufficialmente il 7 Ottobre. “Bright Lights” è il secondo estratto ufficiale che mette in evidenza la delicatezza della loro composizione e un “vigore” rinnovato.

 

The Pugilist – Keaton Henson

Un altro grande ritorno è quello di Keaton Henson che ha realizzato uno dei lavori più intensi e interessanti di questa annata. “Kindly Now” è uscito recentemente via Oak Ten Records. “The Pugilist” è il simbolo della vividità della sua interpretazione, della sua straordinaria penna che si intreccia con la fragilità finissima e accecante delle composizioni.

 

Seskinore – Hiva Oa

Progetto meno noto di altri ma sicuramente altrettanto atteso. Hiva Oa è il duo che attualmente coinvolge Stephen Houlihan e Christine Tubridy. “Mk II (part 1)” è il nuovo ep che arriva a tre anni dallo straordinario debutto “The Awkward Hello, Handshake, Kiss”. “Seskimore” rispecchia il concept della loro musica fra armonie vocali, sperimentazioni ritmiche e incursioni elettroniche (più presente rispetto al precedente lavoro).

 

Multiple Horizons – Massimo Discepoli e Daniel Baribiero

Settembre ci ha regalato anche la straordinaria collaborazione fra Massimo Discepoli e Daniel Barbiero. Il risultato è “An Eclipse of Images”, uscito da pochi giorni per Acustronica. Un puro “gioiello” di avanguardia che ha nella sua non inquadrabilità il punto di forza.

 

Monument Builders – Loscil

La Kranky, dopo una prima parte di 2016 molto silenziosa, sta tornando con una serie di uscite interessanti. Fra queste c’è il ritorno dell’artista canadese Loscil aka Scott Morgan. Il disco uscirà ufficialmente il 7 Novembre e si intitola “Monumet Builders”. La title-track è il primo singolo estratto disponibile in streaming.

 

 


Scary Objects – Radian

A due anni dalla collaborazione con Howe Gelb, il trio viennese Radian ritorna con un nuovo album. Si intitola “On Dark Silent Off” e uscirà l’11 Novembre via Thrill jockey Records. “Scary Objects” è il primoestratto che la loro abilità di ricamo del contrasto e della tensione in un’ottica di ricerca.

 

 

Narcosis – Lost in Kiev

A quattro anni dal debutto con “Motions”, ritornano i parigini Lost in Kiev. Il progetto coinvolge  Yoann Vermeulen (batteria/samples), Maxime Ingrand (chitarra/Synth), Jean Christophe Condette (basso/Synth) e Dimitri Denat (chitarra). “Nuit Noire” è il nuovo album uscito ad inizio settembre. Il loro suono è un godibile intreccio di trame post-rock fra dissonanze e schiarite melodiche.

 

 

Mahajanaka – Sebastian Reynolds

 Sebastian Reynolds è un sound artist e compositore di Oxford. “Remembrance/Epiphany” è il suo album di debutto. “Mahajanaka” è il primo singolo estratto che esalta le sperimentazioni ritmiche in connessione con i richiami tribali della musica indiana.

 

 

Lithium, The New Era – Adam Wiltizie

Adam Bryanbaum Wiltzie (A Winged Victory For The Sullen and Stars of the Lid) ha annunciato l’uscita di un album solista. Si occuperà della colonna sonora del film “Salero” di Mike Plunkett. “”Lithium, The New Era” è il primo singolo estratto.

 

 

Nur – Never Sol & Eplida Choir

A due anni dall’album di debutto “Under Quiet”, l’artista ceca Never Sol (Sára Vondrášková) ritorna con un nuovo singolo intitolato “Nur” che coinvolge il collettivo Elpida Choir. Il pezzo è accompagnato dal video diretto da Stepan FOK Vodrazka .0

 

 

Doo You need My Love – Weyes Blood

Conlcudiamo con un altro ritorno attesissimo, quello di Natalie Mering (Jackie-O Motherfucker , Ariel Pink’s Haunted Graffiti) con il moniker Weyes Blood. “Front Row Seat To Earth ” è il nuovo album che uscirà il 21 Ottobre per Mexican Summer. “Do You Need My Love” è il secondo singolo estratto che mostra per l’ennesima volta il suo talento di interpretzione fra linee evocative e un tono malinconico che esalta la forza delle parole e dell’incatesimo sonoro.