José Dias and Francesca Naibo “Correspondence Vol​.​1″

[Copperfly Records]

Dopo essere stata co-protagonista del terzo tassello della serie Minerals ideata da Maddalena Ghezzi, Francesca Naibo propone un nuovo tracciato sinergico che la vede affiancata a José Dias. I due propongono una collaborazione atipica divisa in due volumi ed incentrata su uno scambio a distanza di improvvisazioni protratto durante il periodo pandemico. A partire dalla prima, ciascuna traccia – presentata in rigoroso ordine cronologico – rappresenta la controparte, un’ideale risposta all’input ricevuto innestando così un dialogo sonoro all’insegna della condivisione  e della voglia di ampliare i reciproci orizzonti  di ricerca. Regola base che accompagna le missive aurali in transito tra Manchester e Milano è l’assenza di overdubbing, modalità atta a garantire un approccio viscerale e privo di sovrastrutture necessario all’esplicazione delle intenzioni.

Il risultato è una sequenza di istantanee chitarristiche che mettono in mostra le abilità esecutive dei due  e la capacità di partire dai suoni ricevuti per offrire uno squarcio intimista che mette il virtuosismo al servizio delle sensazioni vissute. Al picking scarno e rilucente di “Skylight” corrisponde così la trama densa e flessuosa  di “Graceful Sway”, ai riverberi dilatati di “Sunflowers” la rarefazione emergente da echi ambientali di “Hope”, in un costante intrecciarsi di sperimentazione, attitudine jazz e suggestioni  etniche. Con poche pennellate “Lisbon” ci porta sull’estuario del Tago, le controllate distorsioni  di “My Beloved 1950s Sci-Fi”  in un immaginario retrofuturistico innescando un cortocircuito seducente di visioni accattivanti distanti da una ricerca sterile e priva di emozionalità. Un confronto stimolante per gli autori e appagante per chi decide di goderne. Rimaniamo in attesa della seconda pubblicazione.

Maddalena Ghezzi/Francesca Naibo “Opal”

[DēngYuè Records]

Artista duttile incline alla sperimentazione, Maddalena Ghezzi ha inaugurato nel 2020 la serie Minerals incentrata sull’esplorazione di forme compositive sfaccettate e un utilizzo quanto più esteso della voce. Ogni tassello del progetto la vede collaborare con un musicista diverso insieme al quale scegliere anche il luogo in cui registrare di modo che la sinergia attivata risulti quanto più frutto di una piena condivisione.

“Opal” – terza uscita che segue quelle realizzate insieme a Thodoris Ziarkas (“Amethyst”) ed Ed Blunt (“Halite”) – scaturisce dall’incontro con la chitarrista veneta, milanese d’adozione, Francesca Naibo. Dal comune interesse per la musica colta europea e la costruzione estemporanea scaturiscono quattro tracce, una scritta singolarmente da ciascuna musicista e due improvvisazioni.  “Abyss” con il suo substrato atmosferico in cui riverberano avvolgenti le modulazioni cangianti della cantante di base a Londra rappresenta un’ammaliante varco d’ingresso verso l’inconsueto, obliquo universo sonoro proposto.  La voce – declinata come generatrice di particelle decostruite in vorticosa espansione – è invece assoluta protagonista di “Instabile”, mentre “Meadow” – composta da Ghezzi –  così come la terminale “Confluence” – intestata alla Naibo – indagano le possibilità armoniche derivanti dall’intreccio di trame chitarristiche e melodie vocali alternate alla guida di un itinerario in costante sviluppo.  In modo particolare in queste due traiettorie la compenetrazione tra le peculiari sensibilità delle autrici risulta pienamente risolta. 

A dispetto della sua breve durata “Opal” – rimandando alla caratteristica cromatica del minerale da cui trae il titolo – ha il merito di offrire una gamma diversificata di soluzioni possibili fondate su un dialogo profondo e vitale.

Francesca Naibo “Namatoulee”

[Aut Records]

Un’isola dove tutto può accadere, dove ogni cosa anche solo immaginata si tramuta in tangibile realtà. È suono che si propaga libero, gravido dell’istante da cui nasce e sciolto dai vincoli della scrittura, quello attentamente distillato da Francesca Naibo nel suo lavoro di debutto, immaginifico flusso capace di percorrere ardite traiettorie in costante rivelazione.

Frutto di improvvisate sperimentazioni raccolte in presa diretta e prive di successive manipolazioni, l’escursione sonica plasmata dalla chitarrista veneta d’istanza a Milano coniuga abilmente perizia esecutiva e ricerca, originando un vorticoso universo in cui ogni singolo gesto assume imprescindibile valenza.  Sono trame cesellate nella profondità fertile di un silenzio percepito come elemento attivo dell’esecuzione, tracciati che abilmente si muovono tra indagine timbrica e possibilità inesplorate dello strumento, utilizzato nella sua essenza  o aumentato attraverso il ricorso a tecniche estese, preparazioni ed effetti vari.

Guidato dal sentire dell’autrice, il suono si snoda evocativo e coerente tra correnti atmosferiche (“Mae Lougon”, “Fron-ne”), risonanze scarne che dialogano con il vuoto (“Nadare Nura”, “Lanka”), frammenti dall’incedere apparentemente più lineare (“Fadada”, “Làmeda Lemèda”) ed impervie derive rumorose (“Foush”, “Groff”). Sono narrazioni complesse che obliquamente travalicano i generi per divenire puro torrente sensoriale, al punto da assumere denominazioni fonetiche, scelte a posteriori, capaci di mutuarne l’atmosfera indirizzando l’ascolto senza confinarlo rigidamente.

Una navigazione coraggiosa alla scoperta di territori ignoti permeati da cristallina suggestione.