Salis/Sanna/Venitucci   “Vata”

[Minimal Resource Manipulation]

L’incessante ricerca di combinazioni inedite che conducano ad un ampliamento del loro lessico ha condotto negli anni Giacomo Salis e Paolo Sanna ad innescare copiose collaborazioni con svariati musicisti afferenti alla scena impro italiana ed internazionale. Il nuovo tassello della loro discografia li vede confrontarsi con la fisarmonica di Luca Venitucci, musicista di base a Roma co-fondatore insieme a Fabrizio Spera, Elio Martusciello e Maurizio Martusciello dell’ensemble elettroacustico Ossatura.

Il risultato di questo incontro sinergico è la costruzione di due dilatati flussi – intervallati da un intermezzo di durata breve – incentrati sull’esplorazione di combinazioni variabili tra lo strumento e l’universo profondamente tattile del duo. La traccia iniziale vede il suono della fisarmonica divenire elemento guida sotto forma di drone acuto. Al suo persistente sibilo si combina a tratti in filigrana un insieme di nitidi stridori, battiti e strofinamenti che configurano un soffio ancestrale – Vata significa respiro in sanscrito –ipnotico e penetrante. Dopo il conciso secondo movimento che vede dominare la componente percussiva, gli elementi si riconnettono in una struttura estemporanea in cui le risonanze dell’aerofono riacquistano riconoscibilità e stabiliscono un confronto più teso e vibrante con il tessuto materico di Salis e Sanna, tornando nel finale ad essere frequenza continua  a chiusura di un ideale cerchio narrativo.

Ciò che ancora una volta sorprende è la duttilità di una pratica sonora sempre riconoscibile e profondamente vitale capace di incastrarsi in modo efficace con chi sia disposto a mettersi in ascolto per seguirne le suggestioni.

Andrea Borghi/Giacomo Salis/Paolo Sanna “MOT”

[tsss tapes]

Incessante e profondamente vitale prosegue la ricerca del duo formato da Giacomo Salis e Paolo Sanna, istintiva esplorazione delle potenzialità della materia di rivelarsi corpo risonante, ancora una volta aperta alla collaborazione con un artista che persegue il medesimo scopo percorrendo vie differenti. Quel che scaturisce dal sodalizio con il compositore elettroacustico Andrea Borghi è un incastro forte e coeso che vede fondersi i rispettivi lessici in un unico ribollente magma profondamente suggestivo.

Sempre riconoscibili, seppure sapientemente diluite nel pulsante paesaggio percussivo di Salis e Sanna, le interazioni elettroniche e le vibrazioni estratte dal giradischi preparato del musicista toscano espandono l’ancestrale universo costellato di battiti e sfregamenti amalgamandosi in modo virtuoso. Da tale connubio scaturiscono due intricati percorsi narrativi, diversi per atmosfera e varietà di toni, che soprattutto nel passaggio centrale della prima presentano un’inattesa apertura verso un orizzonte sonico più immediato e armonioso.

Una traiettoria bipartita inizialmente luminosa e cangiante, che vira verso territori più quieti, quasi notturni, nel suo secondo capitolo rinnovando e aggiungendo ulteriori dettagli ad un itinerario sonico sempre più alchemico e stimolante.

Fais/Salis/Sanna “Earthworms”

[Aural Tempel]

Un universo di ribollenti tessiture che si dipanano disegnando una crepitante traiettoria tra accidentati territori pervasi da ruvida vitalità. Si connette ancora una volta all’estro di un terzo artista il percorso di ricerca che vede solidali Giacomo Salis e Paolo Sanna, esplorazione alchemica il cui portato narrativo trova  qui espansione attraverso la collaborazione con il poliedrico Emanuele Fais.

Dalla combinazione degli articolati flussi pulsanti, derivati dall’estrapolazione di battiti e stridori da oggetti trovati, e la costellazione di sfaccettate risonanze acustiche ed effettate modulazioni, trae origine un mistico torrente sonico permeato da echi ancestrali che si muove silente e vibrante sfociando solamente per brevi tratti in convulse spirali dissonanti. È un magma scabro e complesso, tutt’altro che sinuosamente fluido, capace di trarre la sua forza narrativa dalle inattese potenzialità di incastri aspri che denotano la volontà di sfuggire a rigide strutturazioni per favorire l’immaginifica essenza di una gestualità libera ed istintiva.

Nuova tappa di un viaggio verso enigmatici orizzonti sempre più estesi ed indefiniti.

Giacomo Salis / Paolo Sanna “Hint”

[Falt]

Trama che gradualmente si sviluppa attraversando vuoti quasi assoluti e pieni schiaccianti plasmando un racconto vivido e profondamente fisico. Si arricchisce di un nuovo capitolo la fertile collaborazione tra Giacomo Salis e Paolo Sanna, indomiti ricercatori delle celate potenzialità del suono percussivo scisso da limitanti gabbie strutturali.

Assecondando la condivisa visione che predilige libera improvvisazione, sperimentazione di tecniche estese ed estrapolazione di risonanze e riverberi da un campionario sempre più ampio di strumenti ed oggetti , il duo disegna un nuovo tracciato che si inoltra attraverso gli intricati territori del suo materico universo di battiti, stridori e vibrazioni. Modellato con estrema cura, il flusso si dipana in modo dinamico ed avvincente superando in parte il suo carattere ostico dato da un approccio che mira a trascendere la dimensione musicale per divenire vortice narrativo capace di accogliere ogni aspetto del suono.

Traiettorie accidentate per naviganti impavidi a caccia di nuovi, evocativi orizzonti.

giacomo salis / paolo sanna percussion duo “humyth”

[confront recordings]

 

Un universo risonante in cui ogni elemento, ogni gesto può assumere valenza rivelatrice. È un’esplorazione dal sapore alchemico quella condotta da Giacomo Salis e Paolo Sanna, una ricerca volta a far emergere la connotazione narrativa che il potenziale percussivo dei corpi possiede.

Seguendo un tracciato che si dipana come un ancestrale rito fatto di precise movenze, i due musicisti combinano battiti e riverberi generati da un vasto numero di oggetti, utilizzati come fonte sonora diretta o come utensile da utilizzare sugli strumenti, che con il loro battere, sfregare, vibrare compongono materiche visioni intrise di una vitalità scaturente dall’energia sprigionata dai gesti. Si avverte costante una profonda comunione tra uomo e natura emergere dai cinque flussi plasmati, sia che evolvano secondo sussurrate trame stridenti od ombrose modulazioni  intersecate da cadenze ipnotiche, sia che assumano forma di metalliche scie dalla densità persistente. Un portato reso pienamente esplicito dalle esecuzioni live catturate nel DVD autoprodotto in 50 copie numerate uscito parallelamente al lavoro, video che mette altresì in evidenza la totale sintonia tra Salis e Sanna mentre con apparente aleatorietà scelgono gli elementi del loro vasto lessico da incastrare per configurare le loro arcane costruzioni.

Un viaggio immaginifico nel quale immergersi privi di preconcetti.

 

jerman / salis / sanna “kio ge”

[confront recordings]

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Ambienti sonori carichi di atmosferica tensione, frammenti e persistenze che si fondono in cinematiche tessiture prive di schemi e strutture. È un approccio condiviso quello che getta le basi della collaborazione tra l’americano Jeph Jerman e i cagliaritani Giacomo Salis e Paolo Sanna, una comune esplorazione di forme di improvvisazione sciolte da vincoli precostituiti.

“Kio Ge” è un crepitante universo di liquide pulsazioni e schegge taglienti capaci di restituire sensazioni  vivide e tangibili, composto da dodici minimali istantanee ricche di sfumature la cui mancanza di titolo sembra volerne ribadire l’origine estemporanea. Ciò che si ascolta giunge come una ricomposizione di elementi organici, non stravolti attraverso l’artificio bensì ampliati nel loro spettro percettivo utilizzando tecniche estese di riproduzione. È un ruolo marginale quello riservato ai suoni sintetici, un emergere a sprazzi come improvvisa interferenza per poi lasciare nuovamente spazio alla dimensione percussiva, mai declinata come semplice ritmo, piuttosto plasmata come materia fondante della narrazione. Il puntuale lavoro di combinazione dei suoni dà vita ad atmosfere cangianti che variano da una luminosa stasi costellata di minuziose particelle concrete a cupe trame dense di mistero.

Da gustare lentamente e con estrema attenzione.

my problem child / giacomo salis-paolo sanna percussion duo

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La costante ricerca di nuove soluzioni sonore e la spiccata attitudine per la sperimentazione accomunano i due percussionisti sardi Giacomo Salis e Paolo Sanna, che troviamo riuniti in questo split pubblicato dalla berlinese casette label Gravity’s Rainbow Tapes.

Il primo lato è costituito da un trittico di composizioni firmate dal solo Salis sotto l’alias My Problem Child, suo personale progetto elettronico incentrato sulla costruzione di dilatate narrazioni sintetiche atte a costruire un ponte ideale tra suoni ed immagini. “Deer” con i suoi droni oscuri e granulosi in cui si incastrano frammenti rumorosi e pulsazioni ritmiche ci introduce in questo universo fatto di scenografie dense di inquietudine, che trovano una configurazione più fluida e ancor più costellata da innesti taglienti nella successiva più articolata narrazione di “Marclay”. “Interni di donna”, composta come colonna sonora per l’omonima mostra fotografica di Tomaso Spiga, fluisce su un fondale notturno ossessivo dal quale emergono in filigrana variabili sonore cariche di mistero che accentuano la loro atmosfera spettrale quando nel finale appare l’elemento vocale.

L’altra parte del disco è occupata da una lunga improvvisazione live che vede dialogare Salis e Sanna alle prese con svariate tecniche di esecuzione capaci di ampliare lo spettro di soluzioni possibili delle percussioni utilizzate. Tracce ritmiche, frammenti rumorosi e misurate pause si alternano strutturando un racconto articolato in continua evoluzione capace di non dare mai riferimenti certi e spingendo costantemente ad inseguire un filo logico in divenire.

Accomunati dagli intenti e dalle premesse, i due lati di questo lavoro condiviso ci propongono due mondi sinestetici certamente differenti nelle atmosfere ma assolutamente compatibili e ugualmente avvincenti.

casu salis sanna “live al nuovo panificio”

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Un vero e proprio audiolibro, un racconto pieno di tensione condotto con sapienza nell’alternanza efficace tra pausa e crescendo. Al posto delle parole suoni e rumori, creati e attentamente incastrati da un trio di talentuosi musicisti sardi le cui strade si sono più volte incrociate generando una serie di progetti collaborativi sempre all’insegna della sperimentazione.

La narrazione creata dal chitarrista Elia Casu e dai percussionisti Giacomo Salis e Paolo Sanna, frutto di una lunga improvvisazione registrata dal vivo al Nuovo Panificio di Cagliari e pubblicata da Floating Forest, ci conduce in un mondo fatto di dettagli, di frammenti spesso sussurrati ma tutt’altro che secondari, che nel loro susseguirsi tengono costantemente col fiato sospeso in attesa di qualcosa che sta per avvenire. Il duo percussivo detta i ritmi e le atmosfere sulle quali si inseriscono le incursioni della chitarra e le modulazioni sintetiche di Casu ad aggiungere colori e sfumature. La complicità tra i tre è totale e il flusso risultante si dipana con una consequenzialità ineccepibile. Non c’è spazio per divagazioni, per distrazioni, i suoni accadono incessantemente conferendo una suspense straordinaria ai venti minuti della performance, che si conclude sfumando in un finale che lascia ogni cosa in sospeso.

A completare l’album, in modo inaspettato, troviamo un’eterea  e raffinata rielaborazione elettronica curata dall’argentino di Carlos Agustín del Río aka Plasma Rüby.

 

Paolo Sanna Okra Percussion Project “Segni”

[Minimal Resource Manipulation]

Ampliare i propri orizzonti attraverso una costante sperimentazione di mezzi e tecniche, così come affidarsi al confronto con altri artisti a lui congeniali per trovare nuovi stimoli sono punti fermi dell’infaticabile percorso di ricerca di Paolo Sanna. Non sorprende quindi trovarlo in veste di ideatore di un progetto collettivo orientato per l’appunto all’esplorazione delle possibilità timbriche delle percussioni svolta affidandosi alla libera improvvisazione.

Il punto di partenza di questa nuova pubblicazione dell’Okra Percussion Project è lo studio condotto su un tamburo tradizionale cinese di 33 cm dal quale nasce una partitura grafica intesa a divenire canovaccio condiviso. In realtà “Segni” nasce quindi da un processo solo parzialmente libero, poiché i musicisti coinvolti sono stati invitati ad interpretare questa annotazione  – a dire il vero poco limitante – con laa raccomandazione di suonare in acustico, limitando le sovraincisioni ed includendo gli echi ambientali delle location di registrazione.

Ciò che prende forma è una sequenza di tracciati percussivi free-impro generati da una gestualità misurata, di scenari essenziali disegnati attraverso il ricorso ad una strumentazione minima fatta oggetto di tecniche estese. Stridori, risonanze metalliche, ribollii legnosi danno origine a scenari lowercase profondamente materici capaci di sfuggire totalmente alla sorgente tramutandosi nel fruscio del vento o nel battere della pioggia, assumendo le sembianze di mantra ipnotici e micro-universi  che dialogano in modo fitto col silenzio.

Una prova corale suggestiva condivisa con Matt Atkins, Quentin Conrate, Kevin Corcoran, Francesco Covarino, Giacomo Salis da assaporare affidandosi alla purezza dei sensi.

Giacomo Salis “Naghol”

[Grisaille]

Un singolo oggetto e le sterminate possibilità offerte dalla sua anima risonante. È frutto di una lunga ricerca intrapresa da più di un lustro il primo lavoro solista di Giacomo Salis, musicista sardo noto quale metà di un duo percussivo condiviso con Paolo Sanna e per una nutrita serie di collaborazioni tra cui ricordiamo il recente “S/​.”​  insieme a Marco Ferrazza.

Attraverso i suoi tre capitoli, “Naghol” definisce un immaginario fervido, dedicato all’opera di Emilio Vedova, in cui ogni riverbero estraibile dall’elemento elevato a strumento viene utilizzato per disegnare tessiture intricate e vorticose. Il suono ottenuto dal confronto corporale confluisce in una ribollente sequenza orizzontale, avulsa da ogni intento narrativo e dallo sviluppo potenzialmente illimitato.

Sfumature timbriche e reiterazioni ossessive danno così forma ad un flusso marcatamente materico che importa modalità sintetiche in un universo diametralmente opposto. Un suggestivo punto di partenza per future ulteriori indagini acustiche.