stefano guzzetti “alone (night music for piano solo)”

[stella recordings]

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Un propagarsi cullante di nitide e cristalline sensazioni favorito dalla complicità di notti  profondamente quiete. È un taccuino colmo di intimo lirismo quello scritto da Stefano Guzzetti , una sequenza di piccole storie sviluppate sulla tastiera del piano a partire da sussurrate annotazioni raccolte nella solitudine del giorno giunto al suo termine.

Ogni pagina è una melodia delicata che scorre lieve, un intreccio di note che si inseguono disegnando emozionali fughe cariche di un’aura dolcemente romantica (“Home”, “Closer”) e scorci di seducente rarefazione (“Night”, “Fade”), sfiorando attimi di sorridente malinconia (“Moonlit”).  Il suono giunge costantemente spinto da un’esigenza comunicativa pienamente rivelata dalla sua formale essenziale.

Ciascun tocco ha la capacità di imprimersi a fondo lasciando tracce indelebili, generando un flusso sognante che impreziosisce la magia di quei preziosi frangenti dominati dalla riverberante luce delle stelle.

banished pills “a pill for your heartaches”

[deadtapes]

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Immersi nella vividezza del sogno lucido, erranti lungo il sottile confine tra la veglia e il sonno. Ogni tocco risuona concreto e presente, eppure sembra giungere da una lontananza sfuggente. Si muove lungo questo fragile margine la liquida plasticità del lavoro di Edoardo Cammisa aka Banished Pills, raccolta di eterei frammenti volti alla conquista di un momentaneo stato di sospensione nel quale sciogliere ogni tensione.

Avvolgenti persistenze sintetiche si espandono vaporose combinandosi a naturalistiche tracce ambientali capaci di generare oasi di placida quiete in cui perdersi senza alcuna riserva. Fluttuazioni accoglienti scandite dal suono rassicurante dell’acqua (“Waterdrops vibes”) o dal canto melodioso degli uccelli (“Under one leaf”, “Endless green”). Tra le pieghe di questa dimensione onirica compaiono brevi schegge di inquietudine che ostinatamente riportano alle dense ombre della realtà (“Underwater dancing”, “Away”) prima di spegnersi in una definita cullante astrazione che segna il punto di resa (“An helpful lullaby”).

Che l’illusione abbia inizio.

post global trio “minus seven”

[shimmering moods records]

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Una natura incontaminata che irradia il suo rigenerante fascino lasciando trapelare a tratti fugaci ombre di fitto mistero. È un’isola accogliente interamente da esplorare quella disegnata dai Post Global Trio, un microcosmo che attraverso le quattro lunghe tracce di cui si compone ci accompagna alla scoperta di ogni suo più recondito recesso.

Il cammino plasmato dal piccolo e consolidato ensemble macedone è un flusso unico e unitario composto da sinuose trame elettroacustiche e un cospicuo apporto di riprese ambientali, scandite da pulsazioni morbide che ne strutturano l’incedere. Una luce calda emana dalle avvolgenti tessiture iniziali che scorrono leggere riversandosi gradualmente verso tracciati più tortuosi fatti di traiettorie oblique ma sempre fluide, fino a giungere verso profondità meno accessibili ricche di vibranti dettagli.

Una peregrinazione vivida e coinvolgente alla scoperta di un mondo sconosciuto.

barnacles “one single sound”

[boring machines]

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Ottenere il massimo dall’essenziale, raccontare un’intera storia utilizzando un lessico ridotto al minimo. Una modulata persistenza, un frammento raccolto dall’ambiente e un campione ritmico è tutto ciò che a Matteo Uggeri occorre per plasmare ognuno dei capitoli del suo nuovo progetto Barnacles, tre unità che sommandosi ne generano una nuova aumentata.

Le quattro tracce del lavoro, i cui titoli compongono un estratto da una lettera inviata da Darwin a suo cugino William Darwin Fox, seguono una struttura simile secondo cui al lento emergere di un iniziale bordone si combina gradualmente una sequenza ritmica incalzante che si scioglie in finali liquidi, cerniere permeabili che danno vita ad un flusso senza soluzione di continuità malgrado l’eterogeneità dei singoli pezzi.

Una scelta chiara, un metodo univoco capace di generare atmosfere differenti alternando ruvidi crescendo intercettati da un battere marcato (“I Hate a Barnacle”) a flussi oscuri e cinematici segnati da una percussività vagamente ancestrale (“As No Man Ever Did Before”), vaporose e spettrali saturazioni attraversate da correnti convulse (“Not Even a Sailor”) a rarefatte e placide navigazioni a tratti cadenzate da un ipnotico incedere marziale (“In a Slow-Sailing Ship”).

Muovendosi attraverso territori a lui ben noti, Uggeri trova nuovi stimoli e soluzioni efficaci scaturenti dall’inaspettato valore aggiunto offerto dalla limitazione.

Lessi s more.

Rock-post-rock: (re)discovering some post-rock hidden gems

a cura di music won’t save you

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Opion Somnium – These Wings Will Heal

Destroyalldreamers – Destroy All Dreamers

Cecilia::Eyes – Song for Alda

Detwiije – La guerre des mondes

International Karate – I Will Hurt You

This Is Your Captain Speaking – A Wave To Bridget Fondly

Souvaris – Mnemonic

A Northern Chorus – Winterize

Stafrænn Hákon – Blek

Lúna – Leggöng Tunglsins

Hrsta – Une infinité de trous en forme d’hommes

Grace Cathedral Park – Is It The Hurt You’re Drowning In?

james murray “floods returned”

[slowcraft records]

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Ripercorrere i propri passi per ritrovarsi in una sfera emozionale rinnovata, una percezione differente di paesaggi interiori rivissuti nel ricordo. È un filtrare il già precedentemente filtrato, un rivivere le sensazioni ponendosi da un’ottica differente, da un punto di vista ridefinito dall’ulteriore scorrere del tempo.

A partire da tale presupposto James Murray costruisce attraverso “Floods returned” un percorso che rimodula e condensa i suoi flussi più intimi catturati tra il 2012 e il 2014 nel trittico “Floods”, “The land bridge” e “Mount view”. Ogni traccia di questo nuovo lavoro ripropone un tassello estratto da uno di questi tre dischi, rivisto alla luce di una nuova dimensione che porta l’artista inglese a proporre un nuovo titolo per ciascuno di essi.

L’itinerario si snoda attraverso stratificate persistenze dense e nebbiose, distese sonore che gradualmente registrano una perdita di luminosità giungendo a sfiorare scorci di crepuscolare malinconia. Tutto riverbera evanescente ed impalpabile generando una visione immateriale che si spinge ad un livello più profondo, nel quale a dominare è il portato emotivo delle tessiture  in lieve e costante espansione.

Un vaporoso viaggio alla ricerca di una differente consapevolezza di sé.

miguel isaza “māyopama”

[farmacia901]

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Tracce di memoria traslate e ricomposte a formare un ambiente esteso in cui si fondono e confondono la solida realtà e l’evanescente apparenza. Partendo da un cospicuo materiale raccolto durante un soggiorno in Italia, Miguel Isaza genera un microcosmo surreale nel quale i dati concreti, scomponendosi e ricombinandosi in flussi privi di riferimenti evidenti, plasmano sfuggenti paesaggi interiori.

Oggetto dell’indagine condotta dal sound artist colombiano è la propensione di determinate combinazioni sonore a definire apparenze immateriali  eppure talmente vivide ed incisive al punto da creare un cortocircuito tra ciò che concretamente è stato e ciò che l’immaginazione autonomamente riesce ad aggiungere.

Attraverso un attento lavoro di cesellatura di minuti frammenti “Māyopama” esplora sonicamente l’esperienza di differenti piani illusori che vanno dal sogno all’allucinazione, dall’eco al riflesso, tradotti in sequenze flebili  di crepitanti schegge che emergono gradualmente in filigrana, risuonando cariche di denso ed insondabile mistero. In tal modo i dati oggettivi della memoria attiva convergono verso territori indefinibili la cui collocazione è lasciata al portato percettivo di soggettivamente chi li recepisce.

Un’affascinante immersione in un universo composto da non-luoghi sonori.