elnath project “Anticlinal”

[Plus Timbre]

Lo stretto sodalizio tra musica e azione scenica costituisce un fertile punto di incontro sempre più spesso contraddistinto da un vitale processo di sperimentazione che coinvolge entrambe le parti in causa. Il quarto lavoro di Alessandro Ciccarelli a firma elnath project si inserisce perfettamente in questa scia assecondando un’attitudine alla ricerca evidente in ogni uscita fin qui prodotta.

“Anticlinal” raccoglie quattro composizioni algoritmiche ideate quale controparte sonora di un’opera teatrale che coinvolge la danzatrice/attrice Eva Grieco. Si tratta di dilatati flussi generativi plasmati interpolando sequenze prefissate e interazioni aleatorie utilizzate come input per stimolare l’elaborazione del flusso in tempo reale. Le coordinate generali rimangono quindi invariate rispetto al precedente “46Y6”, così come permangono evidenti i rimandi all’avanguardia novecentesca, in particolar modo agli immaginifici scenari scelsiani e alle esplorazioni pionieristiche di Éliane Radigue.

Le diverse risultanti originate da questo processo ibrido configurano immersivi paesaggi costellati da micro eventi sonori che concorrono a dare forma a trame profondamente oscure. Riverberi profondi prolungati fino a divenire spessi bordoni , algidi glitch e nervose frequenze sintetiche si intrecciano generando ambientazioni in bilico tra lowercase, dark ambient e drone music, sussurrate distese gravide di strisciante tensione che in alcuni frangenti delle due parti di “N3HL” convergono verso una struttura più vorticosa e parzialmente roboante.

Un percorso stimolante, autonomamente evocativo in un notturno accidentato e disturbante da affrontare con necessaria attenzione per poter essere recepito pienamente.

Xu & Bill Seaman “smlsnd”

[Fluid Audio]

La lenta ricerca di un incastro attraverso cui generare un ricco universo elettroacustico fondato sulla vividezza del dettaglio. Ambienti sonori profondamente vitali hanno origine dall’incontro artistico tra  Nicola Fornasari aka Xu e Bill Seaman, collaborazione a distanza fondata su un costante scambio di suggestioni in viaggio tra Italia e North Carolina.

Un’ampia gamma attentamente distillata di micro suoni, risonanze acustiche ed interferenze rumorose concorre alla formazione di nuclei in placida mutazione definiti da un costante processo di addensamento e disgregazione. Ogni stilla viene immessa con ponderata cura evitando di raggiungere densità critiche, prediligendo forme essenziali costellate da fragili frammenti melodici interpolati da frequenze liquide e impulsi gassosi. Le miniature risultanti si sviluppano intensamente malinconiche, specchio di un paesaggio interiore in cui ogni elemento della natura trova placida ed equilibrata sintesi.

Paolo Sanna “Stratificazioni”

[Grisaille]

Estrapolare l’anima risonante degli oggetti, esplorare le possibili declinazioni del gesto percussivo. Di queste istanze si nutre il fare artistico di Paolo Sanna, la sua inesauribile ricerca di traiettorie narrative intensamente materiche sviluppate seguendo istinto  ed emozione.

Le due tracce che compongono questo nuovo lavoro non si discostano da questa consolidata attitudine e propongono un nuovo duplice itinerario fatto di battiti, stridori, echi metallici interpolati con registrazioni ambientali che rendono ancor più tattile il tutto. Il risultato ottenuto dal musicista sardo oltre a dare vita ad un nuovo ritratto naturalistico, ancora una volta dai marcati richiami ancestrali, si arricchisce di una componente antropologica resa evidente soprattutto nella parte iniziale della seconda traccia. Qui un lungo estratto di voci, catturate probabilmente per strada, emerge su una struttura sonora fatta di ostinate reiterazioni che nel loro ossessivo sviluppo riportano alla trance ipnotica di antichi riti tribali.

Un universo sensoriale vivido, incentrato sulla riscoperta di suoni puri affrancati da astratti processi di levigatura.

Stijn Hüwels + Tomoyoshi Date “遠き火、遠き雲’ (A Distant Fire, A Distant Cloud)”

[laaps]

Fragili istantanee sonore intensamente elegiache con cui disegnare quieti paesaggi d’oriente. A distanza di due anni  da “Hochu-Ekki-Tou”, Stijn Hüwels e Tomoyoshi Date tornano a collaborare per dare forma all’undicesimo uscita curata da laaps, nuovo capitolo di un viaggio atmosferico sempre più composito e ammaliante.

Partendo come d’abitudine dalla coda della pubblicazione precedente, i due musicisti dischiudono un rarefatto universo elettroacustico contraddistinto dalla densa combinazione di filtrate frequenze chitarristiche, modulazioni sintetiche e flebili registrazioni ambientali. A scandire lo sviluppo delle trame meditabonde originate da tale commistione compaiono essenziali stille pianistiche che concorrono in modo determinante alla definizione di itinerari armonici intrisi di placida malinconia.

Spetta alla consistenza materica delle risonanze naturalistiche ancorare al reale le fluttuazioni eteree plasmate da Hüwels e Date ispirandosi ai versi di Tadahito Ichinoseki, che recitate dall’autore compaiono nella traccia terminale di questo luminoso itinerario sospeso tra cielo e terra.

Massimo Discepoli “Last year, the next day”

[DOF]

Un distacco sempre più netto dagli abituali itinerari ambientali della sua produzione solista caratterizza il ritorno di Massimo Discepoli. A due anni di distanza da “The right place on the wrong map”, il batterista e polistrumentista Perugino realizza il suo disco più composito e musicalmente ricco, innervato come non mai sulla costruzione di tracciati elettroacustici di ispirazione trasversale.

Dilatazioni post-rock e sonorità fusion sono le referenze principali emergenti dalle otto tracce proposte, paesaggi certamente meno rarefatti ma comunque profondamente atmosferici che hanno nella evidente componente ritmica l’elemento di continuità con quanto precedentemente proposto. Alle linee di batteria, a tratti robuste ed incalzanti (“Layers of echoes”, “Cycle of coincidences”), è demandata la strutturazione delle tessiture melodiche, così come le sfaccettate fonti percussive contribuiscono in modo determinante alla formalizzazione di universi musicali contraddistinti da una notevole ampiezza cromatica che va dall’esotismo di “Pattern of change” alle suggestioni progressive di “The meaning of floating”. È soprattutto la parte elettronica a perdere peso in “Last year, the next day”, sempre presente  ma utilizzata qui come collante atto a dare completezza all’insieme.

A confluire in questo parziale cambio di rotta è quindi l’intero bagaglio di esperienze solitarie e collaborative di Discepoli, prezioso archivio attraverso cui espandere una visione artistica costantemente alla ricerca di nuovi orizzonti.

Lorenzo Masotto “i=r”

[whitelabrecs]

Un paesaggio essenziale che duplicandosi su uno specchio d’acqua trova un’eco ulteriormente espansa da un processo di parziale trasfigurazione. È interamente condensato nella fotografia di Michele Dolci che campeggia in copertina il senso del più recente viaggio in musica di Lorenzo Masotto, un nuovo solitario itinerario ispirato da quella rifrazione la cui formula dà il titolo all’album.

Il ritorno ad un pianismo scarno, privo di contaminazioni sintetiche e partiture orchestrali è l’invariante che collega questo nuovo lavoro al precedente “Home”, tratto distintivo qui imperniato sulle possibilità offerte dall’interposizione del feltro tra martelletti e corde di un pianoforte verticale. Composto e registrato nella solitudine imposta della scorsa primavera, il disco ne riflette la dimensione intima e parzialmente malinconica proponendo dieci  percorsi melodici che ancora una volta mettono in luce, oltre alle capacità di scrittura, le doti di esecutore del musicista veneto.

Resta poco da aggiungere, tutto è affidato al fluire di una musica immediata e  priva di asperità.

Filtro “Opifici”

[Hemisphäreの空虚]

L’immaginario di edifici in disuso riconvertito in trama di suggestioni sonore. Giunto al quarto capitolo, l’essenza del progetto Filtro di cui sono intestatari Angelo Bignamini e Luca De Biasi si allontana in parte dalla formula della libera improvvisazione per virare verso una costruzione narrativa più strutturata. Un primo segno in tal senso lo si ritrova nelle scarne note di copertina che per la prima volta accennano ad un’azione di missaggio. Nelle stesse si ritrova inoltre dichiarato l’intento alla base del lavoro: Music for abandoned places.

Alla base di questo nuovo itinerario troviamo ancora una volta un incastro di modulazioni su nastro, suoni trovati, field recordings e frequenze sintetiche utilizzato come generatore di materia sensoriale in costante evoluzione. L’estrema consistenza tattile dei due flussi proposti ben si adatta a rievocare contemporaneamente la funzionalità delle fabbriche nel loro periodo di attività e il lavorio degli elementi naturali che lentamente si impossessano dello spazio dismesso. Elettricità, riverberi concreti e risonanze ambientali si confrontano e confondono in una costante alternanza di piani temporali che dà origine ad un vortice reso ancor più instabile dal ricorso ad effetti di spazializzazione del suono.

Pur mantenendo inalterate le caratteristiche principali della loro linea di ricerca Bignamini e De Biasi riescono a trovare in “Opifici” una parziale apertura capace di rendere le loro incursioni meno impenetrabili e di favorire l’immersione in un universo acusmatico tutt’altro che confortevole.

Nicola Di Croce – Affects and aesthetic speculations

[Nub Project Space “Licheni – on line platform and virtual research laboratory for sound and art”]

L’atmosfera di un luogo, la sua dimensione affettiva indagata attraverso l’esplorazione sonora dell’ambiente. È questo uno dei punti fermi dell’itinerario musicale e accademico di Nicola Di Croce, architetto e sound artist di base a Venezia il cui percorso è incentrato sull’analisi delle dinamiche sociali e politiche che segnano le mutazione del territorio. Un ponte ideale quindi tra due pratiche che rivelano numerosi punti di contatto stabilendo una reciprocità fertile attraverso cui giungere a nuovi spunti progettuali. Da tale sinergia multidisciplinare sono nati negli anni diverse installazioni, libri, pubblicazioni scientifiche e discografiche.

Il ricorso ad un ascolto ponderato quale strumento di ricerca atto a cogliere l’attrattività di uno spazio e le relazioni che l’uomo instaura con esso è stato oggetto di una lunga indagine condotta da Di Croce a Palermo tra il 2014 (residenza artistica presso Dimora OZ) e il 2018 (partecipazione a Manifesta 12).  Slegandosi da un preciso contesto questa linea di ricerca viene riproposta all’interno dello spazio reso disponibile da Nub, evolvendosi in una formula propositiva e partecipativa favorita dall’interazione virtuale. In esso vengono proposti una serie di elementi pensati come tasselli da utilizzare per poter configurare un personale oggetto multimediale creato dagli utenti in base a libere associazioni.

Annotazioni, cataloghi sonori estrapolati da geografie diverse e immagini del paesaggio diventano strumenti con cui definire specifiche identità e disegnare un ambiente immaginario, una sequenza sensoriale che è infine possibile “catturare” e spedire in un archivio. Tutto ciò dimostra come un approccio legato ai sensi meno valutati in ambito di analisi e pianificazione territoriale possa condurre alla definizione di prospettive inedite ed assumere connotazioni estetiche sempre nuove, ribadendo quanto ogni traccia del paesaggio sia una componente viva, suscettibile a variare costantemente.  

In definitiva ciò che Di Croce ci offre è un abaco da poter ampliare senza limite, un campionario di suggestioni di cui appropriarsi per divenire protagonisti di una trasformazione e non rimanere dei semplici spettatori.

https://licheni.nubprojectspace.com/nicola-di-croce/

Ian Nyquist “Endless, Shapeless”

[laaps]

Priva di margini e senza una forma cristallizzata. È riassunta perfettamente nel titolo e nella sua indefinita immagine di copertina l’essenza della pratica sonora di Ian Nyquist . A due anni da “Cuan” pubblicato dalla estinta eilean, il musicista irlandese torna con un nuovo disco ancora una volta curato da Mathias Van Eecloo, riproponendo la formula dell’esordio in una versione parzialmente ampliata.

In “Endless, Shapeless” il paesaggismo prodotto dall’intersezione di rarefatte frequenze permeate da grana di consistenza variabile e trame armoniche nostalgiche vira verso un grado di ibridazione maggiore. Dalle traiettorie plasmate emerge un sapore neoclassico più accentuato, denunciato da una forma compositiva più strutturata che offre uno spazio più ampio alle risonanze del pianoforte e ai moti elegiaci degli archi.

Da tale riveduta costruzione scaturisce la definizione di un percorso atmosferico cromaticamente florido, un approccio che consente a Nyquist di trovare linfa ulteriore con cui rendere le sue visioni cinematiche più vivide ed emozionalmente coinvolgenti.

Aries Mond “Gaps And Shortcuts”

Estrapolare frammenti dal loro contest originario, combinarli privandoli di qualsivoglia sequenza logica per ritrovarsi di fronte ad una narrazione indecifrabile eppure plausibile. Abbandonata in parte la vena ambient che definiva il fragile paesaggismo sonoro delle sue prime uscite, Boris Billier imprime un parziale cambio di rotta al suo progetto Aries Mond: minor spazio alla ricerca melodica a favore di un massiccio ricorso alla tecnica del cut-up sonoro.

Come le creature effimere inventate dalla fotografa Claire Droppert (una delle quali campeggia in copertina), le tessiture risonanti del musicista francese costruiscono un immaginario surreale creato a partire da componenti elementari. Al posto della sabbia e del vento troviamo field recordings e campionamenti, frammenti vocali e versi animali che si incastrano con trame acustiche prodotte da strumenti che l’autore afferma di non saper suonare.

Il risultato è un itinerario obliquo, un insieme di racconti atti a dare vita ad un automatismo musicale stimolante capace di definire un mondo apparentemente semplice in cui tutto è possibile.