curved grooves “rivera”

[stochastic resonance]

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Strade apparentemente inconciliabili che si incontrano/scontrano fondendosi in una terza via dagli esiti cangianti. Si fonda sulla volontà di conciliare modulazioni sintetiche a trame strumentali il percorso di ricerca condotto da Ivano Pecorini e Michele Andreotti, esplorazione che sfocia in una serie di varianti accomunate dal comune processo di ibridazione.

Si ritrova un tratto ricorrente nella struttura dei cinque brani che evolvendo da una dimensione ambientale  più marcata gradualmente convergono verso flussi elettronici dai ritmi più marcati. Così il crescendo crepitante striato da distorte tracce vocali di “Hover” e le placide espansioni scandite da stille pianistiche di “Rivera” si riversano dopo improvvise virate verso un finale definito da pulsazioni decise che riecheggiano una dimensione dance invece dichiarata in “Sloth” fin dall’iniziale incedere ipnotico. Diversamente “Shift” e “Lighthouse” si muovono lungo scie sonore decisamente atmosferiche ricche di risonanze e sfaccettature luminose rarefatte.

Un’idea forte e definita capace di dare forma a soluzioni differenti combinate in un tracciato variegato e convincente.

matteo uggeri “grandpa”

[fluid audio]

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Voci che arrivano dal passato lasciando riaffiorare una nuvola di ricordi che lentamente si espande generando una fluttuante dimensione in cui la memoria si sostituisce al presente. Ad originare questo placido viaggio in un tempo distante è il ritrovamento da parte di Matteo Uggeri di un vecchio nastro che raccoglie una sorta di intervista tentatagli da suo nonno paterno quando avevo poco più di due anni.

A partire dalle parole e dai rumori del nastro Uggeri costruisce una lunga e vaporosa traccia in cui immagini sfocate si sovrappongono sfumando l’una nella successiva navigando eteree in un fondale evanescente e lievemente granuloso. A strutturare questo flessuoso flusso ambientale concorre, oltre ai suoni ritrovati, soprattutto una sussurrata e crepitante armonia frutto di una breve improvvisazione chitarristica di Vincenzo Nava aka Dramavinile, i cui riverberi nostalgici vengono interpolati da frammenti melodici suonati dal musicista milanese su una tastiera Bontempi. Nella materia generata dalla fusione degli elementi, venata da una dolce malinconia, lentamente diluisce fino a smaterializzarsi la componente vocale che sancisce l’inizio del percorso, conducendo gradualmente verso una dimensione sempre più sospesa in un tempo indefinito e dilatato.

Continua così ad ampliare il suo ambito produttivo Matteo Uggeri, ribadendo ancora una volta la volontà di spingersi oltre qualsiasi margine stilistico per dare corpo ad un immaginario sempre più fervido ed inesauribile.

giulio fagiolini “dietro a un vetro”

[home normal]

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Un fiume di emozioni che si susseguono senza sosta, disegnate attraverso melodie che giungono rapide ed indelebili. Una immediatezza disarmante accompagnata da una profondità non comune si sprigiona dalle tracce di “Dietro a un vetro”, breve disco che sancisce l’esordio di Giulio Fagiolini.

È un dialogo intimo e sognante quello che il giovane musicista instaura con il suo pianoforte delineando un flusso lieve e avvolgente che con delicatezza definisce un’oasi di sconfinata quiete nella quale lasciare liberi i propri pensieri tradotti in musica. Le tessiture declinate sulla tastiera dello strumento procedono all’insegna di una cristallina semplicità che si sprigiona netta e dirompente sia quando il tono è più giocoso e solare (“Libero nell’aria”) che quando tutto vira verso una dimensione più enfatica e crepuscolare (“Mentre nuoti”, “L’attesa”).

Un debutto lodevole che ci segnala un autore da seguire con attenzione, capace di farsi notare ed apprezzare in un mare di pubblicazioni di genere sempre più vasto e omologato.

francesco giannico & giulio aldinucci “reframing”

[eilean]

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In volo lento attraverso paesaggi dai tratti indefiniti ma tangibilmente materici. Dopo aver indagato i possibili tracciati sensoriali plasmabili a partire dall’oggettività delle riprese ambientali che caratterizzavano “Agoraphonia”, le esplorazioni sonore di Francesco Giannico e Giulio Aldinucci si trovano nuovamente intrecciate alla ricerca questa volta di spazialità più immaginifiche e libere da vincoli precisi.

La materia modellata dai due musicisti definisce una sequenza di scorci onirici nei quali immergersi e perdersi abbandonati ad un afflato meditativo in bilico tra allucinazione e misticismo. Fondali flessuosi in costante espansione accolgono una vasta gamma di frammenti granulosi e schegge ambientali generando una deriva che si muove tra tessiture vagamente nostalgiche (“Reframing”) e riverberanti sospensioni  vaporose (“Retrieval”) fino a giungere verso evanescenze sempre più marcate che in chiusura si aprono ad inattese schegge melodiche (“Echoic”).

Un viaggio emozionale avvolgente per chi ama scoprire universi immaginari indelebili.

the green kingdom “the north wind and the sun”

[lost tribe sound]

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Nubi che si diradano spinte da un vento refrigerante che concede l’irrompere di un sole confortevole. Apre un tracciato inedito il nuovo lavoro di Michael Cottone dirigendo le trame ambientali del suo progetto The Green Kingdom verso coordinate prettamente acustiche quasi totalmente scevre della componente sintetica fin qui marcatamente predominante.

La terra d’origine e il legame con essa, condensato in preziosi ricordi d’infanzia, è il punto di partenza dal quale nascono le tracce di  “The north wind and the sea”, vellutata sequenza di istantanee che conduce attraverso paesaggi emozionali fatti di melodie sognanti e leggere danze di note dense di luminoso riverbero. Il flusso plasmato da Cottone si muove tra scorci pulsanti permeati da un vago senso di epicità (“Signs and wonders”, “Ramshacklet”) e visioni flessuose intrise di un sapore agrodolce (“The singing river”, “The beacon tree”), attraversando frangenti maggiormente crepuscolari (“From the ashes of industry”) e sprazzi meditativi carichi di enfasi  (“Children of light”).

Un viaggio delicato e avvolgente che ci lascia immergere in un universo accogliente disegnato attraverso un lessico inaspettato, ma certamente efficace.

duo blanco sinacori “hacked arias”

[almendra music]

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Una traslitterazione coraggiosa che conserva intatto l’enfasi di stralci di storia inarrivabili. Giunge alla sua seconda tappa l’esplorazione sospesa tra rivisitazione classica e composizione contemporanea di Alessandro Blanco e Giuseppe Sinacori, coppia di chitarristi attiva fin dal 2009 ed intenta a trovare una originale ridefinizione del loro strumento d’elezione.

Dopo aver rivisitato nel loro disco di debutto pagine di Bellini e Rossini, intervallati dagli intermezzi appositamente scritti da Maurizio Pisati, i due giovani musicisti siciliani si misurano adesso con tre arie di Giacomo Puccini tradotte in partiture di chitarra, che utilizzando la raffinata tecnica dei due trovano una rinnovata dimensione musicale capace di riproporre il coinvolgente pathos che le ha rese immortali malgrado la decisa trasfigurazione operata.

È un dialogo foriero da inutili tecnicismi che piuttosto lascia emergere prepotente la grande complicità che è alla base del duo, sintonia esaltata ulteriormente dalla scrittura di Valentina Casesa, altra artista presente nel prezioso catalogo Almendra,  che ha composto le due tracce che legano i tre capitoli pucciniani costruendo un percorso che si muove liberamente tra passato e presente senza soluzione di continuità.

Un lavoro interessante per l’idea da cui scaturisce e per l’eleganza del risultato raggiunto.

aaron martin & dag rosenqvist “menashe”

[wayfind records]

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Il senso del sacro definito attraverso fluttuazioni vaporose intrise di una visionarietà solenne. Si ritrovano nuovamente uniti in un percorso condiviso Aaron Martin e Dag Rosenqvist , anche se non accomunati sotto lo pseudonimo From The Mouth Of The Sun , in occasione della realizzazione della colonna sonora di “Menashe”, pellicola di Joshua Z Weinstein che narra una storia ambientata nella comunità ebraica di Brooklyn.

I nove bozzetti plasmati dai due artisti utilizzando la consolidata fusione tra fluide trame acustiche e fondali evanescenti in costante espansione disegnano un breve viaggio che si muove tra una danzante luminosa leggerezza e una percepibile vena malinconia enfatizzata dalle stille pianistiche che dialogano con le enfatiche tessiture di violoncello.

Pur rimanendo sostanzialmente brevi frammenti, le tracce di questo commento sonoro evidenziano ancora una volta la capacità dei due musicisti di creare un impianto sonoro ricco e mutevole attraverso l’utilizzo di un ampio numero di strumenti combinati in flussi emozionali avvolgenti e coinvolgenti.