Punctum_blip n°11

Punctum
(of idleness and contemplation)

De Ponti / Peluffo

Soon on Falt Records and Fango Radio

“Publish only what makes no sense”
A.Rosselli

punctum.altervista.org

Philip G Anderson & Laura Masotto “A quiet evening”

[Lady Blunt Records]

Chiudere gli occhi e viaggiare, evadere dall’imposto isolamento navigando su un mare di quieta bellezza. Suggellando una collaborazione che aveva precedentemente portato ad alcune tracce condivise inserite in varie raccolte, Philip G Anderson e Laura Masotto giungono alla realizzazione di un primo lavoro breve che li vede interagire in modo più intimo e strutturato.

Costretti dall’emergenza pandemica a rinunciare agli spostamenti e alle attività dal vivo, i due artisti costruiscono, lavorando a distanza, un conciso itinerario diviso in cinque movimenti interamente imperniato su un intenso e serrato dialogo tra i loro strumenti d’elezione. Ascoltando lo straniante silenzio che giunge da un mondo costretto alla totale paralisi, i due musicisti dischiudono un delicato universo armonico ispirato da preziosi momenti di trascurabile quotidianità, in cui leggiadre trame distillate dalla tastiera del pianoforte di Anderson danzano, fondendosi, con le elegiache tessiture del violino di Masotto.

È un andare placido, intriso di agrodolce malinconia, caratterizzato nel suo momento centrale (“Heart Race”) da maggiore brio, da una luce più intensa che subito torna a virare verso un’avvolgente morbidezza capace di dare conforto in attesa di un nuovo, prossimo inizio. Una preziosa, fugace carezza in musica.

Pepo Galán & Sita Ostheimer “Contact”

[Past inside the Present]

L’ammaliante incanto di rarefatti paesaggi estratti da un algido universo sospeso nel tempo. È una collaborazione che parte da lontano quella che vede incrociarsi i percorsi creativi di Pepo Galán e Sita Ostheimer, un mutuo scambio attivo fin dal 2015 che ha portato il musicista spagnolo a comporre musiche per le coreografie dell’artista tedesca, che a sua volta ha prestato la sua sognante vocalità ad alcuni dei suoi itinerari sonori. “Contact” rappresenta quindi un esordio parziale anche se si tratta della prima vera e propria produzione di un intero condiviso tragitto musicale.

Con fragile grazia, il diafano canto della Ostheimer (autrice di tutti i testi) emerge lieve dalle nebbiose frequenze ambientali plasmate da Galán, disegnando ipnagogiche istantanee che fondono modulazioni atmosferiche e frammentarie trame armoniche nutrite da essenziali stille pianistiche e sinuose tessiture di violoncello affidate a Lee Yi. Il risultato è un’eterea sequenza di otto brani che si espandono come flebili correnti oniriche pronte a dissolversi, anche quando si presentano sotto forma di strutture appena più dense.

Una placida deriva tra le delicate risonanze di un ambiente sonico dai tratti impalpabili.

Punctum_blip n°10

Punctum
(of idleness and contemplation)

De Ponti / Peluffo

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“Publish only what makes no sense”
A.Rosselli

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Fifteen Strange Seconds “Fifteen Strange Seconds”

Confessioni dolenti adagiate su crepuscolari fondali, scandite da profonde cadenze dall’incedere rallentato. Nasce in modo fortuito il sodalizio tra Marco Machera e Andrea Gastaldello, frutto di un’amicizia nata attraverso la rete e sfociata adesso nella pubblicazione di un breve lavoro che sancisce l’esordio della condivisa denominazione Fifteen Strange Seconds.

Inclini a coordinate artistiche piuttosto differenti, ma entrambi con all’attivo un nutrito numero di collaborazioni, i due musicisti si ritrovano a costruire uno spazio sonoro comune in cui far convivere le loro peculiari sensibilità musicali. È con preciso incastro e misurato equilibrio che infatti si fondono i toni caldi della voce del cantautore laziale e le modulazioni oscure e vaporose che costituiscono il marchio di fabbrica di Mingle, condensandosi in tre brani accomunati da un carattere essenziale e una persistente malinconia, tratti perfettamente riecheggiati nel paesaggio costiero che campeggia in copertina.

I versi scarni soffiati da Machera emergono lievi attraverso le raffinate frequenze elettroniche  costellate da marcate pulsazioni dai chiari rimandi bristoliani, trovando ulteriore espansione grazie al prezioso contributo derivante dall’intersezione con le trame chitarristiche di Eraldo Bernocchi (“This Time I Won’t Be Late”) e di Silvia Cignoli (“Last Night I Drove A Car”). Muovendosi tra sinuose rarefazioni ambientali e un delicato electro-pop che riporta alle pagine più atmosferiche dei Notwist, Fifteen Strange Seconds offre un conciso viaggio emozionale tra le fitte ombre dei un’anima inquieta.

Punctum_blip n°9

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A.Rosselli

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An Moku & Joel Gilardini “Maya Deren”

[bullflat 3.8]

Un vapore crepuscolare che si espande gradualmente saturando l’ambiente di inquieto mistero. Evidenti e perfettamente introiettate sono le premesse da cui nasce la collaborazione tra Dominik Grenzler aka An Moku e Joel Gilardini, primo incrocio tra due musicisti che utilizzando mezzi diversi perseguono una visione artistica affine.

Concretizzatosi in seguito all’invito a partecipare ad un festival dedicato alla sonorizzazione di film muti ricevuto da Grenzler, il connubio tra i due si sviluppa come rapido percorso improvvisativo rivolto alla ricerca di un comune denominatore espressivo. Senza essere al corrente della materia visiva assegnata, i due iniziano un fertile dialogo sonoro che li porterà a stretto giro a realizzare le musiche di accompagnamento di tre cortometraggi girati negli anni quaranta dello scorso secolo da Maya Deren, commento di cui le tracce di questo album rappresentano soltanto una premessa.

Cogliendo lo spiccato simbolismo di matrice surrealista e l’attitudine introspettiva profonda e convulsa che distingue la produzione della regista americana, il suono plasmato dal duo si irradia oscuro e penetrante, strutturato in percorsi enigmatici che fondono in modo inscindibile le nebbiose frequenze sintetiche di An Moku e le trame taglienti della chitarra baritona di Gilardini. Una commistione densa e viscerale che assume la forma di dilatate elucubrazioni droniche intarsiate da risonanze spigolose (“5”), a tratti percorse da delicate linee melodiche (“2”), o di algide derive nutrite da modulazioni ruvide e correnti elettriche disturbanti (“13”).

Una prima prova convincente che sancisce un legame artistico certamente destinato a produrre ulteriori condivisi capitoli.

Punctum_blip n°8

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A.Rosselli

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Punctum_blip n°7

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Punctum_blip n°6

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“Publish only what makes no sense”
A.Rosselli

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