we promise to betray “nothing is as it seems”

[oltrelanebbiailmare]

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Il pensiero che si trasforma in azione, l’evanescente che diviene possente materia. Seguono uno schema condiviso le lunghe tracce che compongono “Nothing is as it seems”, lavoro che vede nuovamente collaborare Giuseppe Verticchio aka Nimh e Davide Del Col aka Antikatechon. Un sodalizio consolidato che in questa nuova tappa si apre ad una nuova dimensione.

C’è infatti una luminosità inedita a squarciare le scabrose ed oscure profondità precedentemente plasmate dai due artisti, un’apertura a cui rimanda fin da subito l’artwork del disco nelle cui immagini regna un delicato equilibrio tra un senso di malinconico abbandono e la vitalità dei colori intensi della natura, armonia che riverbera nelle strutture dei quattro brani.

L’apertura di ogni capitolo disegna una deriva meditativa modulata da tessiture eteree in costante espansione (“The illusion of certainty”, “The certainty of illusion”) o da morbide trame acustiche che si sviluppano come una lieve danza. Gradualmente l’iniziale impalpabile fuga si riversa in ruvide cavalcate elettriche che procedono lente ed inesorabili come magma bollente, trovando a tratti aperture cinematiche che diradano le minacciose ombre (“Nothing i sas it seems”), fino a giungere alla dolce quiete di cullanti ed avvolgenti melodie (“We promise to betray”).

Verticchio e Del Col dimostrano di essere costantemente alla ricerca di una tavolozza sempre più ampia, che consenta loro di esprimersi  in modo efficace senza rimanere legati ad un lessico predefinito.

About a girl – female characters in songs.

a cura di music won’t save you

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The House Of Love – Christine

Sonic Youth – Theresa’s Sound World

Slowdive – Alison

The Stone Roses – Elizabeth My Dear

The Orchids – Carol-Anne

The Clientele – Reflections After Jane

Jens Lekman – A Postcard To Nina

Emily Jane White – Liza

Hope Sandoval & The Warm Inventions – Suzanne

Tunng – Jenny Again

Adrian Crowley – Victoria

Okkervil River – Savannah Smiles

Gravenhurst – Nicole

filtro “riflesso”

[upside down recordings]

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Un’attenta esplorazione alla ricerca di segnali di vita. Ci si scopre a trattenere il fiato ascoltando le quattro tracce plasmate da Angelo Bignamini e Luca De Biasi, un’apnea che nasce dall’esigenza di non interferire in alcun modo nel recepire lo svolgimento delle intricate sequenze di  flebili frequenze catturate.

Il suono polveroso e parzialmente disintegrato di nastri, che estemporaneamente combinati e manipolati costruiscono circolarità irregolari, crea densi fondali ipnotici sui quali costantemente rimbalzano taglienti frammenti abrasivi liberi di reiterarsi e di improvvisamente smaterializzarsi. Il movimento intercettato è vibrante e convulso, ma emerge flebile senza mai generare innalzamenti di tono inattesi.

È un’indagine condotta al microscopio atta a svelare un ampio ventaglio di componenti indefinite ed indefinibili, un’immersione in un abisso apparentemente quieto attraversato in realtà da perenni  moti mai pienamente uguali a se stessi.

last days “seafaring”

[n5md]

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Uno sguardo che si perde verso l’irraggiungibile orizzonte ambendo alla conquista dell’ignoto. In bilico tra la vivida tangibilità di ciò che è prossimo e visibile e l’evanescente forza di paesaggi immaginifici si snoda “Seafaring”, quinto  disco di Last Days che torna a dipingere scorci marini come già era accaduto nel suo lavoro d’esordio.

Speranza e malinconia emergono dalle trame create da Graham Richardson, profondamente e armoniosamente fuse in combinazioni  elettroacustiche intrise di ammaliante emotività. La navigazione procede attraversando momenti contemplativi luminosi ed avvolgenti che lasciano fluire frammenti melodici delicati e riverberanti (“Towards the Horizon”, “Where the Sky Rests”) alternandosi a scorci narrativi che attraverso il loro incedere restituiscono l’epicità del solcare i mari ( “Endurance”, “James Caird”).  I suoni dell’ambiente e stralci dell’attività a bordo si affacciano a tratti rendendo manifesta l’azione (“Fading Shore”, “Strait of Dover”) e ponendosi come perfetta controparte delle diluite stasi oniriche che lentamente si espandono a definire rarefatti paesaggi interiori (“Whitecaps”, “Ocean’s Arms”).

Un fluire romantico che cullando conduce lontano.

Theme Songs. L’età dell’oro delle serie tv e le loro soundtracks più belle

a cura di L’attimo fuggente

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Johnny Flynn – Detectorists
(Detectorists Theme Song)

The Handsome Family – Far From Any Road
(True Detectives Season 1 Theme Song)

Nick Cave And The Bad Seeds – Red Right Hand
(Peaky Blinders Theme Song)

The National – The Rains Of Castamere
(Game Of Thrones Season 2 Soundtrack)

Lord Huron – The Night We Met
(13 Reasons Why Soundtrack)

Wildbirds & Peacedrums – Peeling Off The Layers
(Fortitude Theme Song)

Oh Wonder – All We Do
(Unforgotten Theme Song)

Agnes Obel – Familiar
(Cardinal Theme Song)

Sigur Rós – The Rains of Castamere
(Game of Thrones Season 4 Soundtrack)

Mogwai – Hungry Face
(Les Revenants Theme Song)

Ólafur Arnalds – Main Theme
(Broadchurch Season 1 Main Theme)

Max Richter – The Leftovers Theme Song
(The Leftovers Season Two Theme Song)

Jeph jerman “34° 111′ 3″ N 111° 95′ 4″ W”

[mappa]

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Tracce di una vita apparentemente spenta capace di palesarsi ancora a chi sa mettersi in ascolto con attenzione. È il racconto di un vecchio mulino a vento quello che emerge dalla paziente mappatura condotta nel corso di svariati anni da Jeph Jerman in questo lavoro, organismo architettonico la cui localizzazione da il titolo all’album.

Attraverso i tre movimenti in cui è suddiviso, l’esplorazione condotta dall’artista americano restituisce una ampia sequenza di variabili capace di costruire un’immagine sonora del manufatto e dell’ambiente in cui è immerso, concentrandosi su ciò che scaturisce dalla loro relazione fisica. Frammenti rumorosi, sibili, persistenti brusii si susseguono sovrapponendosi in un intreccio concreto e granuloso che predilige in modo esclusivo il portato narrativo senza alcuna concessione melodico/armonica. La materia inanimata rivela la sua capacità di trasformarsi in elemento pulsante capace di rispondere agli agenti atmosferici che lo attraversano come sospiro vitale.

Si muove all’esterno dei confini della abituale definizione di costruzione musicale Jerman, prediligendo il ruolo di fine cesellatore di suoni alla meditabonda ricerca di flussi reali che nell’astrazione rivelino un senso più profondo.

Ricerca pura.

steve pacheco “constellate”

[dauw]

cover

Nuotando in assenza di gravità attraverso una distesa di riverberanti stelle. A condurci in questo evanescente mare cosmico è Steve Pacheco, artista americano al debutto discografico per la tape label belga dauw.

Nebulosi bordoni dall’incedere flessuoso tracciano lente scie dalle quali emergono in filigrana oniriche tracce elettroacustiche che brillano incostanti indicando la direzione in cui far perdere lo sguardo. Il tempo si dilata fino a raggiungere un’apparente immobilità nella quale il suono si diluisce fino a raggiungere un’estrema rarefazione capace di avvolgere ogni frammento rendendolo irreale.

Non c’è traccia di elementi che diano misura e scansione e soltanto i brevi silenzi tra le sette tracce impediscono di percepire “Constellate” come un’unica corrente che fluisce senza soluzione di continuità.

Deriva onirica sinuosa e ovattata.