Happy Collapse 03

A cura di Stefano De Ponti

© Alessandro Ligato

Happy Collapse 03 conduce l’ascolto lento e ponderato alla scoperta dell’intrigante e sfaccettato universo sonoro di Luce Sia. Un labirinto ammaliante ed oscuro plasmato e trasmesso in presa diretta su Fango Radio che si nutre delle risonanze di:

EN-DOME / GIANLUCA BECUZZI+MASSIMO OLLA / MONOFONIC ORCHESTRA+ODRZ / MULO MUTO / OTUR BOYD / PETROLIO / TERRENI K / THE TAPES / VINCI / AFRICAN GHOST VALLEY / ANGELO BIGNAMINI / ARTICO CULTO+GERSTEIN / BAD SECTOR / BRACONIDAE / COMPEST

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Luca Longobardi “White sky, Small leaves, Blue hands”

Istanti di infinita grazia che delicatamente si espandono, lievi carezze che danno conforto ad un cuore malinconico. È sufficiente un lasso di tempo brevissimo a Luca Longobardi per confezionare il suo miracoloso balsamo sonoro da donare a chi non rimane indifferente di fronte la bellezza, un quarto d’ora scarso capace di restituire l’eco di un animo musicale fecondo e virtuoso.

All’interno di questo scrigno troviamo tre gemme pianistiche, piccole ma estremamente luminose, tre danze di brillanti note ora gioiosamente torrenziali (“White sky”), poi fluidamente appassionate (“Small leaves”) ed infine profondamente nostalgiche (“Blue hands”), incastonate tra due intermezzi sintetici che col loro flebilmente ruvido dipanarsi creano contemplative pause che fanno risplendere con maggiore forza l’intensità delle tre melodie.

È un inno alla meraviglia semplice, al gesto immediato e privo di filtro che giunge inatteso e lascia senza fiato.

2001 – 2010: A DECADE OF TUNES

a cura di L’attimo fuggente

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Gorky’s Zygotic Mynci – How I Long 2001
https://www.youtube.com/watch?v=Lryc05JGtFs

Acid House Kings – Start Anew 2002
https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=wqCzOA3XBu0

The Shins – New Slang 2003
https://www.youtube.com/watch?v=zYwCmcB0XMw 

Kings Of Convenience – Misread  2004
https://www.youtube.com/watch?v=WOxE7IRizjI

The Lucksmiths – A Hiccup In Your Happiness 2005
https://www.youtube.com/watch?v=cFuBTIKVGRI 

Camera Obscura – Lloyd, I’m Ready To Be Heartbroken 2006
https://www.youtube.com/watch?v=9gnsWamIB4s

Club 8 – The Boy Who Couldn’t Stop Dreaming2007
https://www.youtube.com/watch?v=0ELUJiQv4IE

Butcher Boy – Days Like These Will Be The Death of Me 2007
https://www.youtube.com/watch?v=2U3g4M4IvwY

The Clientele – The Queen of Seville 2007
https://www.youtube.com/watch?v=IL10A3Lhhqw

Trembling Blue Stars – Idyllwild 2007
https://www.youtube.com/watch?v=XpRbHJ5IoLU

The Leisure Society  – The Last Of The Melting Snow 2008
https://www.youtube.com/watch?v=9MhHXAIGhQQ 

The Pains of Being Pure at Heart – This Love is Fucking Right! 2009
https://www.youtube.com/watch?v=430oJ0dGMC0  

Sambassadeur – Albatross 2010
https://www.youtube.com/watch?v=n2BgNKoa2RA 

Northern Portrait – Crazy 2010
https://www.youtube.com/watch?v=vSW9XBNo_RA 

Neunau “Il ciclo del vuoto”

[Boring Machines]

Risonanze estratte dalla materia, dal suo processo di lavorazione e trasformazione per divenire lessico da manipolare per narrare il paesaggio e l’uomo che lo abita. La preminenza del suono sull’immagine, il suo portato sinestetico che sa essere profondamente tangibile  ed evocativo è la base del progetto Neunau di Sergio Maggioni. Dopo aver indagato attraverso il suo primo, omonimo,  lavoro breve l’universo acustico della fucina di Bienno, Maggioni fa convergere la sua esplorazione sulla produzione del cemento seguendone l’evoluzione dalla cava di Tavernola fino alla diga di Pantano.

Iniziata per rispondere alla richiesta di Comme des Garçons inerente la realizzazione del documentario “Sound of Concrete” e per cui è stata prodotta la traccia “Concrete”, tale indagine assume adesso la forma di un autonomo percorso plasmato utilizzando e ricomponendo i materiali raccolti.

Penetrando tra i riverberi ambientali, estrapolandone le sfumature nascoste e i più minuti dettagli Maggioni si ritrova a disposizione un’estesa tavolozza da cui trae gli elementi con cui definire una traiettoria sensoriale che ripropone l’esperienza empirica attraverso una successione di immaginifiche sequenze  soniche generate da un attento lavoro di manipolazione ed incastro. Non quindi un tragitto meramente documentale, bensì  una scia emozionale che amplifica le sensazioni connesse alla ricerca e che si traduce in trascinanti progressioni percussive, dense distese di frequenze stridenti ed irregolari flussi di frammenti e riverberi che conservano come tratto comune una matericità profonda ed inquieta.

Ipnotico ed ossessivo “Il ciclo del vuoto” è un’esperienza che costantemente tende a varcare i confini del suono per divenire avvincente osservazione multisensoriale di un paesaggio antropico in divenire.

abo carcassi + halfcastle – 2 : 2

[Biodiversità Records]

Risonanza catturata per divenire pura materia da plasmare e riconfigurare a dare origine ad un paesaggio inedito e privo di collocazione reale. È il processo di trasfigurazione del dato oggettivo e la sua libera ricombinazione ad unire il gesto creativo di Abo Carcassi e Demetrio Cecchitelli aka halfcastle, qui affiancati a dare vita ad un coeso dialogo che al tempo stesso ne traccia affinità e peculiarità espressive.

Manipolando e assemblando attraverso l’utilizzo di variegate tecniche la personale tavolozza di echi ambientali catturati, i due musicisti strutturano entrambi due tracciati immersivi in cui ribollenti frammenti e oblique frequenze si intrecciano generando articolati microcosmi sonori che procedono con intensità discontinua passando dalla rarefazione estrema di alcuni passaggi di “Cooling Down” di Carcassi alla saturazione totale che tende a sconfinare in un oceano di rumore bianco della conclusiva “Long Distance” a firma halfcastle.

Nella sua totalità il tragitto risultante si affida al potere evocativo dei singoli riverberi lasciati liberi di espandersi in un ambiente di fondo tendenzialmente neutro, essenziale nelle due esplorazioni condotte da Abo Carcassi  e proiettato verso una maggiore densità nelle successive traiettorie disegnate da Cecchitelli.

Un confronto stimolante condotto tra le pieghe di territori sonici marcatamente immaginifici.

Dag Rosenqvist “Blood Transmission”

[Hidden Vibes]

Denso e implacabile fluisce il suono come plasma vitale che registra le tensioni di un animo in costante fermento. Dopo uno iato lungo tre anni durante il quale è stato attivo attraverso vari progetti collaborativi, torna alla dimensione solitaria Dag Rosenqvist offrendoci un nuovo percorso emozionale profondamente intenso.

Affidandosi ad una tavolozza resa sempre più ricca ed estesa  dal costante confronto con gli artisti incrociati, il musicista svedese plasma un inquieto tracciato in cui sature stratificazioni sintetiche, a tratti intensamente ruvide si affiancano a quiete armonie pianistiche e vaporose frequenze ambientali pervase di morbida luce. Modulando le varie componenti in gioco quel che si profila è un torrente ribollente dagli spiccati tratti cinematici, un magma nervoso che procede cangiante tra atmosfere oscure e placide stasi. Alla contemplativa ariosità dell’iniziale “Hymn” succede il granuloso ascendere di “From lakes to river”, così come ogni dilatata deriva crepuscolare viene intervallata da un breve intermezzo dal carattere differente che ne spezza il coeso succedersi fino a giungere al quieto approdo melodico della conclusiva “Absolutes”.

Un tragitto sfaccettato eppure estremamente coerente, specchio di un animo in costante ricerca e fermento.

Sharema “Sottomarino spaziale”

[Shimmering Moods Records]

Un onirico vagare attraverso ipnotici paesaggi in lenta mutazione. Magnetici e avvolgenti si dipanano i due lunghi movimenti che compongono il nuovo lavoro di Emanuele Magni a firma Sharema, peregrinazioni placide in territori di naturalistica ispirazione definite da un’ampia gamma di dettagli e sfumature in graduale implementazione.

Mutuando la loro struttura dall’incessante processo di trasformazione che coinvolge l’ambiente nella sua interezza, i due espansi flussi sintetici modellati si dipanano seguendo una sinuosa traiettoria che flebilmente evolve sotto l’impulso di risonanze che interferiscono e stratificano le modulazioni originarie. Tale interazione genera una navigazione sensoriale profondamente coerente, ma costantemente soggetta ad impercettibili spostamenti di prospettiva che consentono di sfuggire alla altrimenti sterile ridondanza di frequenze circolari in bilico tra esplorazione microscopica e prospettiva siderale.

A distinguere le due parti del viaggio è soprattutto l’incedere, un vaporoso e mesmerico fluire lungo l’estendersi di “Sottomarino spaziale” che diviene pulsante scansione ritmica in “Spazio Secondo”, mentre inalterato permane la luminosa aura di stupore che si irradia dalle reiterate frequenze plasmate.