aidan baker / simon goff / thor harris “noplace”

[gizeh records]

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Un lisergico magma che scorre perentorio conducendo attraverso territorio immaginari. Sezionato in sette movimenti costruiti utilizzando il materiale di un’unica sessione di improvvisazioni in studio, rivisto e rimodulato senza ricorrere a sovraincisioni, “Noplace” fluisce come un unico tracciato dalle atmosfere coese capace di sintetizzare la profonda sinergia scaturente dall’incontro tra tre artisti che più volte in passato si sono ritrovati a collaborare tra di loro.

Colonna portante che struttura le narrazioni è la regolare scansione ritmica dettata dalle marcate trame percussive di Thor Harris attorno alle quali si sviluppano gli intrecci melodici della chitarra di Aidan Baker e del violino di Simon Goff espandendosi con fare misteriosamente sinuoso (“Noplace I”, “Noplace II”, “Nighplace”) o con cinematica enfasi quando le pulsazioni diventano maggiormente incalzanti (“Red Robin”, “Tin Chapel”). L’impatto risultante dalla sequenza di queste fluide derive generate da un approccio libero è di un’estrema immediatezza che ne riflette appunto la genesi istintiva il cui prodotto ha subito solamente un conclusivo processo di levigatura.

Una dinamica escursione visionaria alla scoperta di paesaggi irreali.

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hatori yumi “white suspension”

[live performance – bocs | catania]

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Perdere ogni riferimento per abbandonarsi  alle profondità di un viaggio interiore. È un’esperienza totalizzante da vivere con sensoriale pienezza quella ideata da Fabio Lattuca aka Hatori Yumi, un’esplorazione alla ricerca di recessi sopiti. Prodotto dalla palermitana N38E13 e curata da Mike Watson, il progetto mira a svilupparsi quale ricerca sonora itinerante volta all’analisi delle peculiari percezioni scaturenti di uno specifico ambiente fisico attraversato da suono e luce.

28_10_2017 – ore 20.30

La saracinesca del Box Of Contemporary Space di Catania si solleva e dal suo ventre minaccioso si scorge il sulfureo dilatarsi di una fitta nebbia artificiale. Attraversata la nera cortina posta all’ingresso ci si ritrova catapultati in un limbo straniante i cui limiti fisici risultano impenetrabili, ci si muove lenti alla ricerca di un punto di sosta pienamente aleatorio. A squarciare il buio fitto della sala giunge il crescente sussurro di riprese ambientali, frammenti catturati in aree desolate dominate dal sibilo del vento che lascia cigolare porte inutili infondendo un senso di latente spettralità. Pur privi del conforto visuale si comincia a percepire un inusuale comfort improvvisamente spezzato dal repentino cambio di rotta sonoro combinato ad intensi flash luminosi. Da qui in poi il flusso si muove tra basse frequenze sotterranee ed ascese stridenti volte a creare una crescente e disturbante compressione dei corpi immersi in uno spazio trasformato in elemento risonante. L’ irregolare alternanza tra i due poli genera una convulsa spirale onirica alla quale abbandonarsi ricercando un centro gravitazionale interiore. Giunti al termine del viaggio non resta che riconquistare in un assordante silenzio il cielo notturno.

Pur nutrendosi di elementi essenziali, quello messo in scena da Hatori Yumi è uno spettacolo complesso che necessità di un attento dosaggio delle parti e una congrua scelta logistica, forse non pienamente centrata in questa tappa catanese. Malgrado una parziale limitazione dei volumi utilizzabili ed alcune stridenti interferenze esterne, “White suspension” ha sicuramente saputo centrare il bersaglio proiettando i suoi fruitori in una bolla spazio-temporale estremamente coinvolgente e suggestiva.

camilla pisani “verneshot”

[ovunqve]

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Un paesaggio algido pressoché privo di palpiti vitali narrato attraverso dilatati piani-sequenza. È una notte senza fine osservata con sguardo attonito quella materializzata dalle atmosferiche modulazioni plasmate da Camilla Pisani nel suo disco di debutto.

I tratti apocalittici suggeriti dal titolo permeano nella sua interezza le otto tracce del lavoro configurando un lungo flusso di oscure e nebbiose istantanee che si dipanano con intensa gravità. Lungo il percorso si alternano cupe fluttuazioni attraversate da ruvide striature (“I’m Drawing Monsters Not To Sleep Alone”) a tratti ibridate da inattese pulsazioni e minimali frammenti melodici (“Sleep Party People”, “The Kinetic Melody Of Babel Noises”), oscillazioni ipnotiche che improvvisamente virano verso acute ascese deflagranti (“Our Little Nothing”, “The Brainworm With Sad Blue Eyes I Chased”),  granitiche ed impenetrabili persistenze statiche (“The Ancestral Bond Of Blue Klein”)  e aleggianti frequenze dal tono spettrale (“The Paper Boats Are Sinkng Into Migratory Thoughts”) che si riversano in un finale di disgregante rumore bianco (“White Can’t Be Erased”).

Da questo succedersi di scorci dalle sfumature cangianti si delinea un universo sonoro grevemente affascinante capace di proiettare verso magnetici scenari desolanti.

pepo galán “human values disappear”

[el muelle records]

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Saturazioni cupe che lentamente si espandono originando inquiete visioni di una realtà sempre più agrodolce. È una lunga e amara riflessione sul mondo contemporaneo che emerge dal sinuoso flusso plasmato da Pepo Galán nel suo nuovo disco, intento chiaramente esplicitato dal titolo stesso del lavoro.

Atmosferiche fluttuazioni dense di oscuri riverberi costruiscono un percorso carico di drammatica enfasi che lascia spazio quasi nullo a prospettive positive. Le coltri ambientali disegnate dal musicista spagnolo avvalendosi del contributo di due compagni di viaggio quali David Cordero e Lee Yi che abitualmente si muovono su territori affini, si dilatano in modo avvolgente creando nuclei emozionali alienanti dai quali osservare un universo in disgregazione.

Diviso in due parti intervallate dalla breve “Half moon”, unico stralcio di tenue e calda luminosità, l’album si muove tra vaporosi movimenti  interpolate da frequenze stridenti  (“Human values disappear”, “Almost alone in this life”) e crepuscolari sinfonie ibridate da striature granulose (“Old testament”) che alzandosi di tono giungono a scolpire abrasive ascese dal tono solenne (“We are all welcome here”, “Sacred autumn”) fino a giungere alla solitaria placida deriva di “Few dollar more” che chiude il viaggio senza definire un conclusivo approdo.

Un apocalisse emozionale.

sven laux “paper street”

[dronarivm]

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Nostalgici frammenti di un tempo passato che compongono placidi paesaggi di intensa emozionalità. Abbandonando i tracciati ritmici consueti, Sven Laux si immerge nei territori della composizione neoclassica per dare vita al suo nuovo lavoro fatto di vividi scorci di avvolgente bellezza.

Vaporose partiture di archi combinate a misurati soffi ambientali strutturano dilatate derive atmosferiche cariche di malinconia, nutrite di minimali partiture pianistiche che si incastrano tra le trame dominanti di violino e violoncello smorzandone la drammatica enfasi (“A glimpse of memory”, “From sadness to you”). Tale connubio configura lente e travolgenti maree che sovente si ammantano di toni maggiormente cupi disegnando vibranti visioni dense di sottile inquietudine (“Out of the blue”, “There’s still hope”) ben rappresentate dall’affascinante bianco e nero della veduta che campeggia sulla copertina del disco.

Un cambio di rotta riuscito, capace di ampliare notevolmente la tavolozza di un artista prolifico e in costante ricerca di nuovi percorsi da esplorare.

stefano de ponti | eleonora pellegrini “physis”

[manyfeetunder / grotta records]

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Nell’inquietudine di un presente al limite dell’inospitale si apre uno squarcio temporale in cui ritrovare l’ancestralità di un’origine irrimediabilmente distante per volgere lo sguardo verso un futuro incerto. Partendo da un’idea nata nel 2011 e gradualmente sviluppata ed espansa negli anni, Stefano De Ponti ed Eleonora Pellegrini giungono alla costruzione di un viaggio sonoro evocativo e affascinante che ripercorre le tracce che conducono dalla purezza della genesi al caos dell’antropocene.

Diviso in due parti ed impreziosito dalla stretta collaborazione di Emanuele Magni, “Physis” definisce un’immersione sensoriale in un universo magico e palpitante risultante da una scansione complessa di scene che si combinano riversandosi l’una nell’altra, dando vita ad un flusso narrativo la cui struttura cinematica rivela in modo prepotente l’interesse per le immagini in movimento e la loro concatenazione. Materici frammenti acustici, soffi sintetici e riprese ambientali si intrecciano plasmando un paesaggio apocalittico permeato dalla ricorrente apparizione di oniriche visioni di naturalistica quiete.

  1. Dalla persistenza di una fitta nebbia compare una voce a lanciare un’accusa reiterata fino a giungere ad un punto di rottura che dischiude la desolazione di un algido presente cadenzato dal crepitio di un fuoco indomabile. Lentamente, attraverso un graduale passaggio di scala si giunge a rintracciare una fonte vitale che rimanda ad un equilibrio perduto suggellato da un canto dolente che chiude lo scenario.
  2. Si torna all’oscurità regnante, ci si sprofonda nel mezzo e la si vive attraversando un magma ribollente i cui dettagli definiscono le sfumature irrequiete di una realtà opprimente. L’incedere diviene uniforme e si scioglie unicamente nel conclusivo dolce invito alla speranza di un futuro ancora possibile.

Sono molteplici e sfaccettati i rimandi a parole ed immagini che hanno man mano ispirato la forma definitiva di questo lungo percorso condiviso concretizzatosi infine in un’immaginifica opera da assorbire in tutta la sua avvolgente fisicità.

The Place Beyond the Pines #15

a cura di sonofmarketing

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Here To Tell – Johanna Warren. Johanna Warren, cantautrice e musicista di Portland, ha annunciato il suo nuovo album che uscirà a febbraio su Spirit House. “Here To Tell” è il primo brano estratto.

 

 

Languish – Obsequies. Obsequies è il progetto di un misterioso producer e artista belga. “Organn” è l’album di debutto che uscirà il 17 novembre via Knives (label gestita da Kuedo e Joe Shakespeare). “Languish” è un nuovo estratto che mette in evidenzale linee irregolari del suono che si fondono con tratti armonici destrutturati.

 

 

 

Never Been So Lost – Cock and Swan. Il duo di Seattle Cock and Swan torna con un nuovo album intitolato “Dream Alone”. Elettronica minimale ma intensa, trame ambientali dinamiche e vocalità eterea sono le coordinate del disco. Vi proponiamo “Never Been So Lost”.

 

 

 

Swim Deep – Steve Buscemi’s Dreamy Eyes. Steve Buscemi’s Dreamy Eyes è un gruppo di Stoccolma il cui suono si avvicina alle atmosfere dream pop. “Four Waters” è il nuovo ep e “Swim Deep” è il primo singolo estratto.

 

 

 

The Calm Before – Poppy Ackroyd. La compositrice britannica Poppy Acroyd ha annunciato l’uscita di un nuovo album. “Resolve” verrà pubblicato nel 2018 via One Little Indian. “The Calm Before” è il primo singolo estratto.

 

 

 

Robbie’s Song – Peter Broderick. Un altro grande ritorno è quello di Peter Broderick. “All Together Again” è il suo nuovo album che uscirà la prossima settimana per Erased Tapes. “Robbie’s Song” è il secondo singolo estratto.

 

 

 

Topology of Clouds – Mikael Lind. Nuovo album anche per il compositore di adozione islandese. “Sounds Tha Escaped” è uscito lo scorso mese. Vi proponiamo le atmosfere limpide di “Topology of Clouds”.

 

 

 

 

Trouble On My Mind – The Staves & Ymusic. Il trio folk britannico The Staves ha annunciato un nuovo album con la collaborazione del collettivo orchestrale Ymusic. “The Way Is Read” uscirà il 24 Novembre via Nonesuch. “Trouble on My Mind” è il primo brano estratto.

 

 

 

Come Along – Cosmo Sheldrake. Un ritorno molto atteso quello del cantautore e polistrumentista britannico Cosmo Sheldrake che ci impressionò con l’ep “Pelican We”. Ha annunciato l’uscita del suo primo full-length via Transgressive Records. “Come Along” è il primo brano estratto.

 

 

 

 

 

Comic Life – Matt Maltese. Matt Maltese continua ad impressionare e dopo l’ep di debutto torna con un nuovo brano intitolato “Comic Life”. Ecco il video ufficiale.

 

 

 

 

From Sadness To You – Sven Laux. Dronarivm ha pubblicato il nuovo album del producer e compositore tedesco Sven Laux. “Paper Streets” è uscito il 3 novembre e mette in mostra l’intimità delle linee elettroniche che si fondono con trame neoclassiche. Vi proponiamo “From Sadness To YOu”

 

 

 

Faster – Rone. Concludiamo con uno dei protagonisti di questa annata. Si tratta del producer francese Rone che ha pubblicato il nuovo album “Mirapolis”. Ospiti del disco sono Saul Williams, Bryce Dessner dei National, Kazu Makino dei Blonde Redhead e altri. Vi proponiamo “Faster”.