śruti “heard, unspoken”

[eilean]

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Il polveroso soffio di una terra antica e misteriosa la cui eco si tramuta in granulose onde pervase da spessa inquietudine. È una collaborazione che parte da una comune origine quella che vede uniti Omar El Abd (già presente sulla mappa eilean come Omrr) e Mohammed Ashraf (autore del progetto Pie Are Squared) sotto la sigla Śruti, una sinergia partita dall’Egitto e in parte sviluppata in Italia dove Ashraf attualmente risiede.

Diviso in due lunghe suite bipartite, il lavoro definisce un materico flusso di ruvide particelle rumorose e placide stille armoniche combinate a generare un irregolare andamento in costante mutazione. Come rimandi di un universo distante nel tempo ma dalle risonanze ancora vivide, le crepitanti frequenze di questo pulviscolo in disgregazione scorrono plasmando tremule visioni dai contorni inafferrabili che lentamente imprigionano in un nucleo avvolgente e vorticoso.

Un’affascinante navigazione tra intersezioni temporali attraversate da riverberanti tempeste meteoriche.

 

 

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orson hentschel “facades”

[denovali]

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Un crescendo futuristico scandito dall’incedere declamante di una calda voce suadente. Dopo la pubblicazione del suo secondo disco, Orson Hentschel torna con un breve ep nel quale rivolge la sua attenzione sulla capacità delle parole di poter essere semplice materia sonica.

La lunga narrazione che domina le due tracce del lavoro sono difatti null’altro che la recitazione di un suo scritto privo di senso logico tradotto in coreano, che funge da tracciato sul quale scolpire un ossessivo itinerario di sonorità sintetiche costantemente sul punto di deflagrare. Tutto si muove sulla dualità definita dal contrasto tra l’algido scorrere della sequenza di parole e la tensione generata dalle reiterate modulazioni elettroniche che soltanto nel finale dell’ultima parte sfocia in un ribollio di pulsazioni ormai privo di ogni traccia vocale.

Un piccolo esperimento giunto a buon fine.

dalot & sound awakener “little things”

[fluid audio]

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Preziosi dettagli catturati tra le pieghe dei luoghi abitualmente attraversati. È un lavoro di mappatura emozionale quello condotto in collaborazione da Maria Papadomanolaki aka Dalot e Nhung Nguyen qui presente come Sound Awakener, un’indagine atta a scovare scampoli di inattesa bellezza lì dove l’abitudine non ci porterebbe a cercarla.

Frutto di uno scambio di materiale tra le due artiste prolungatosi per un anno e mezzo, “Little things” disegna un etereo tracciato fatto di nebbiose stratificazioni in cui confluiscono le riprese ambientali  catturate sui luoghi combinate a sinuose e dense modulazioni che ne amplificano la portata trasformando il dato oggettivo in sensazione interiore. Attraverso questo processo di traslitterazione il duo plasma un intimo diario che narra di improvviso straniamento (“Strangers in the city”, “A good day to be alone”), di calde sospensioni liriche (“All that fall”, “Every day happiness”), ma anche di misteriosi attimi velati da un latente senso di cupezza (“This road goes”, “Sailing”, “Coldness”).

Chiudere temporaneamente gli occhi e perdersi per trovare uno sguardo rinnovato sulla propria quotidianità.

poppy ackroyd “resolve”

[one little indian records]

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Luminose danze che incedono con grazia e vaporosa leggerezza. Continua a sviluppare ed estendere le coordinate del suo neoclassicismo ibrido Poppy Ackroyd e lo fa pubblicando un nuovo lavoro, che ancor più del precedente “Feathers”,  esplora armonie sempre più frutto di una ricercata coralità che questa volta si avvale dell’ulteriore contributo di musicisti quali Manu Delago (hang), Mike Lesirge(clarinetto, flauto) e  Jo Quail (violoncello).

L’attenta combinazione di tali apporti con le sue melodie pianistiche, derivanti dal sempre crescente utilizzo di tecniche estese di esecuzione e registrazione, e minuti inserti elettronici plasma un universo melodico gradualmente più distante dalle trame essenziali degli esordi, convergendo verso la creazione di un immaginario brillante e ricco di sfumature. Nel corso dei tre quarti d’ora dell’album si susseguono progressioni scandite da ritmi definiti da trame percussive estratte dagli strumenti utilizzati (“Paper”, “Resolve”, “Time”) ed emozionali  fughe che lasciamo emergere il carattere enfatico del sinuoso suono degli archi (“Light”, “Luna”, Trains”) a comporre un avvolgente itinerario attraverso paesaggi palpitanti.

 

benjamin finger “scale of blindness”

[eilean]

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Immersi in un caleidoscopico mare di sfaccettate modulazioni in costante mutazione. L’estrema duttilità di Benjamin Finger, capace di spaziare da territori marcatamente pulsanti a diafani paesaggi acustici, non è certamente un mistero e una nuova conferma della sua poliedricità ci giunge dal suo secondo contributo alla definizione della eterogenea mappa della francese eilean records.

L’artista norvegese non sceglie un taglio definito per questo suo nuovo viaggio, preferendo piuttosto far confluire molteplici esperienze pregresse in un immaginifico universo sensoriale difficilmente catalogabile. È una sinuosa deriva ambientale quella plasmata da Finger, capace di trasportare con naturalezza e consequenzialità dalla cosmica ambience pervasa da sottile grana  di “Halogen Flux” fino al conclusivo approdo definito dalle placide fluttuazioni di “Vanishing Faces”, attraversando convulsi vortici lisergici (“Anxiety Blues”), spettrali riverberi ossessivamente reiterai (“If Memory Preserves”), dense persistenze dall’incedere obliquo (“Vagabond Void”), cupe frequenze tremule (“Fragrant Darkness”), dilatazioni dal tono solenne (“Earview Map”) e inquiete tessiture acute (“Failing A Sleep”).

Una liquida spirale che assume nuova forma ad ogni passaggio.

artcore machine “I A – II A – III A”

[xonar]

Una convulsa e caleidoscopica deriva postmoderna divisa in sei lunghi paragrafi accoppiati a costituire tre differenti capitoli. Complessa e ambiziosa è la navigazione proposta da Moreno Padoan  e Roberto Beltrame attraverso le pirotecniche trame del nuovo lavoro firmato Artcore Machine, totalizzante  immersione in profonde oscurità dai tratti prevalentemente aspri e respingenti.

I A
Incalzanti flussi permeati da marcate pulsazioni sintetiche disegnano dinamiche progressioni intersecanti stridenti frequenze  a densità scabrosa ascendente fino a giungere ad uno stagnante approdo lisergico. Un breve respiro e si riparte risucchiati da una vorticosa spirale di battiti irregolari e ruvidi crescendo che giungono al limite del rumore bianco per sciogliersi in dilatati riverberi carichi di cupo mistero.

II A
Un’onda di graffianti frammenti  avanza compatta e travolgente senza alcuna tregua fino riversandosi in un secondo atto fatto di oblique modulazioni interpolate da essenziali stille ritmiche conferenti una consistenza tattile che soltanto nel finale ritrova una marcata componente abrasiva.

III A
Un’inattesa danza di luminose armonie sintetiche plasma un paesaggio cosmico che si alterna a deflagranti passaggi ritmici permeati da granulose scariche generando un’articolata sinusoide tra atmosfere divergenti  annullata dalla notturna e spettrale ambience pervasa da un persistente soffio algido dell’ultimo atto.

Una trilogia intricata dal tono unitario e dalla costruzione cinematica che attraverso una sapiente strutturazione di visioni diversificate mantiene viva l’attenzione durante tutta la sua lunga durata.

Per viaggiatori impavidi ed esperti.

 

filtro “materia”

[dokuro]

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Un impenetrabile magma di abrasive frequenze che scorrono implacabili. Continua il percorso di ricerca del duo formato da Angelo Bignamini e Luca De Biasi incentrato sulla creazione di materici tracciati narrativi scaturenti da un processo di improvvisazione che coinvolge l’utilizzo di nastri e modulazioni sintetiche interpolate a plasmare dense stratificazioni granulose.

Accomunate da una spiccata tattilità, le due lunghe tracce del lavoro, che occupano ciascuna l’intero lato della cassetta, costruiscono un duplice flusso dal tono affine ma differenziato nella costruzione e nello sviluppo. La prima metà è caratterizzata da un ribollio incessante di frammenti combinati in vorticose spirali dall’andamento costante, un bombardamento continuo nel quale si inseriscono man mano nuove graffianti particelle a scandire un incedere altrimenti graniticamente uniforme. Diversamente la side B presenta un andamento irregolare fatto di accelerazioni e ascese che si stagliano dal crepitante fondale disegnando un ipotetico paesaggio in costante mutamento osservato attraverso il vetro di un mezzo in movimento.

Un viaggio accidentato e certamente non a tutti accessibile, da affrontare alla ricerca di suggestioni  sensoriali vividamente concrete.