various artists “eilean [58]”

[eilean]

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Un caleidoscopico sguardo sul recente passato. Si consolida la feconda abitudine della eilean rec. di ripercorrere  l’anno che volge al termine raccogliendo un contributo inedito di ciascun artista coinvolto negli ultimi dodici mesi da inserire in un ultimo punto sulla mappa che idealmente  chiude il cerchio.

Il risultato della contemplazione su ciò che è appena trascorso plasma ancora una volta un multiforme percorso capace di sintetizzare l’immaginifico universo in fieri che la label francese  sta modellando negli ultimi anni. Con elegante e semplice fluidità si susseguono paesaggi sonori diversificati eppure perfettamente in simbiosi, che conducono da fiabesche trame elettroacustiche (Cicely Irvine, Sonmi451)  a organiche frequenze pervase da suoni naturalistici (Tatsuro Kojima) passando attraverso ruvide vibrazioni melodiche (Ben Rath, Bill Seaman, Monty Adkins), distorsioni dal tono orientaleggiante (9T Antiope, Toàn), crepitanti miniature costellate da riverberi luminosi (Stjin Hüwels & Danny Clay, Sound Meccano | Jura Laiva), placide distese atmosferiche (Francesco Giannico & Giulio Aldinucci, Monolyth & Cobalt), cinematiche tessiture in disgregazione (Josh Mason & Nathan McLaughlin), ribollii sintetici (Jacek Doroszenko) e soffi umbratili (Daniel W J Mackenzie, Josco & Spheruleus).

Giunti in fondo non rimane che riprendere fiato e attendere un nuovo ciclo.

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darren mcclure & josé soberanes “future harbour”

[shimmering moods records]

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Tangibili proiezioni di un immaginario ruvidamente contemplativo. Dopo una prima tappa condivisa alcuni anni fa tornano ad incrociarsi le strade di Darren McClure e José Soberanes dando vita ad una nuova raccolta di dense istantanee sonore.

Partendo da un’affinità lessicale evidente, il sound artist irlandese e l’artista americano costruiscono un materico flusso generato dall’alternanza di ribollenti combinazioni di modulazioni sintetiche (“Granite”, Out Of The Real”) e atmosferiche aperture contemplative che lasciano prevalere la diffusione di cupe dilatazioni ambientali comunque mai prive di taglienti frammenti organici (“Future Harbour”, “Dewdrops”). Il crepitante magma che ne deriva scorre implacabilmente scabroso sia quando incede in modo compatto e perentorio, sia quando si disgrega in irregolari scie rumorose.

Ne risulta una sequenza mutevole che conserva come tratto distintivo l’estrema tattilità delle strutture  plasmate, perfettamente rispondenti alle personali visioni dei due artisti coinvolti.

 

aaron martin & machinefabriek “seeker”

[dronarivm]

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Spigolose particelle sintetiche in disgregazione che combinandosi alla dolente grazia  delle tessiture del violoncello generano una trama sonora alla quale affidare le movenze di corpi che si incontrano sulla scena. Arriva dal recente passato la materia della nuova collaborazione tra Aaron Martin e  Rutger Zuydervelt, precisamente dal 2012 quando il coreografo spagnolo Iván Pérez  li coinvolse alla realizzazione delle musiche per il suo spettacolo “Hide and Seek”. I nove brani che compongono “Seeker” nascono difatti dalla rimanipolazione e dall’affinamento del materiale composto per l’occasione, un’unica lunga traccia presente adesso come bonus track digitale.

Nette e distinte convivono in pregevole equilibrio le due anime dalle quali il suono scaturisce, disegnando plastiche traiettorie definite dall’accostamento di dure frequenze elettroniche tendenti alla costruzione di distorte tessiture algide e riverberanti trame acustiche esplicate sotto forma di dense maree emozionali (“Wings in the grass”, “Seeker”) o leggere danze di note pulsanti (“Arms turn slowly”, “Leaves are swimming”). Il tono si muove costantemente in bilico tra una tenue luminosità avvolgente e un senso di greve drammaticità che trova il suo culmine nelle crepuscolari dilatazioni di “Close to dark”.

Una vibrante sequenza che definisce un’efficace sinergia in costante consolidamento.

uruk “i leave a silver trail through blackness”

[consouling sounds]

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Una dilatata scia attraverso dense nebbie cariche di oscuri presagi. A plasmarla troviamo due autori d’eccezione, Massimo Pupillo e Thighpaulsandra, che eclissandosi temporaneamente dai rispettivi consolidati percorsi artistici si ritrovano a dar vita ad un nuovo progetto che tramuta in progettualità condivisa una reciproca stima professionale.

“I leave a silver trail through blackness” è un unico lungo piano sequenza modulato da una sfaccettate ed estesa  gamma di frammenti e riverberi che penetrando nel vischioso fondale di basse frequenze droniche scavano un tortuoso ed irregolare tracciato che parzialmente svela il fitto ed impenetrabile mistero da esso profuso senza soluzione di continuità. Una tensione costante accompagna questo cauto incedere  caratterizzandone le sue mutevoli fasi in bilico tra crescendo di distorte ed inquiete frequenze  elettriche e dilatate aperture atmosferiche inclini ad una stasi solo apparentemente quieta.

Abbandonandosi allo svolgimento del greve flusso risultante, che trova in una struttura complessa e curata nei minimi dettagli il suo punto di forza, emerge nitido l’attento lavoro di cesello compiuto dai suoi due artefici, capaci di creare una narrazione cinematica di penetrante suggestione, priva di pause ridondanti e dal tono perfettamente coeso.

Sinesteticamente avvolgente.

https://consouling.be/news/introducing-uruk

herze dame “microcosmi”

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Una materica sequenza di sghembi ambienti modellati giustapponendo costantemente due diverse scale esplorative. È una serrata miscela di suoni trovati  e trame acustiche ad originare il convulso universo di Herze Dame, progetto di Tiziana Sansica che traduce in suono una fervida attività nel campo delle arti visive.

Lungo il tragitto composto dalle nove tracce una disparata costellazione di frammenti risonanti colti dal quotidiano, amplificando la propria eco, si intrecciano e dialogano costruendo un dilatato non sense fonetico che origina mondi surreali le cui particelle elementari  risultano pienamente riconoscibili ma la cui combinazione sfocia in sintesi sfuggenti a qualsiasi definizione.  Mirabilmente frammenti melodici e ruvide trame chitarristiche si incastrano tra crepitanti tappeti rumorosi dall’incedere irregolare, così come tracce vocali prive di strutturazione logica segnano ossessivamente disgregate narrazioni concrete, il tutto confluente in un’unica ipnotica spirale immaginifica dai tratti acidi e distorti.

Un viaggio lisergico da affrontare con la consapevolezza che nulla è necessariamente come appare.

Una Selezione TRISTE© #15

a cura di TRISTE© – Indie Sunset in Rome

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Lean Year – Sonja Henie

Apriamo con lo splendido debutto dei Lean Year. Rick Alverson accompagna la splendida voce di Emilie Rex in un disco di rara bellezza. Godetevi  “Sonja Henie”

 

 

Yaeji – feeling change

La dj e producer Yaeji è bravissima a mescolare melodia e sonorità elettroniche. Qui la ascoltiamo in un pezzo più “rarefatto” e davvero bellissimo: feeling change

 

 

Elle Mary & The Bad Man – Behave

Lei arriva dal Galles ma vive a Manchester. Constant Unfailing Night è il suo debut insieme ai The Bad Man e in questo primo disco ha già mostrato di avere un grande talento.

 

 

Nick Ellis – A Girl Called Desired

Tutta la profondità di Nick Ellis, uscito con un nuovo ottimo album, Adult Fiction. Qui lo ascoltiamo con a A Girl Called Desired.

 

 

Protomartyr – Don’t Go To Anacita

I Protomartyr di Joe Casey tornano con un altro lavoro che conferma il valore della band. New wave (o postpunk che dir si voglia) di pregevole fattura.

 

 

Florist – Understanding Light

Forse uno dei dischi più belli di questo 2017. I Florist e il loro bedroom pop vi accompagneranno

delicatamente sulle note della bellissima Understanding Light, estratta dal loro If Blue Could be Happiness

 

 

Moses Sumney – Quarrel

Lo avevamo “scoperto” anni fa con sonorità più folk. Qualche produttore ci ha visto lungo e ci ha messo le mani sopra portando Moses Sumney ad un debut che mescola tanto blues e soul a sonorità più sperimentali. Un disco impeccabile che esalta le doti di questo bravissimo artista.

 

 

TOMARA – For No Reason

Il Portogallo ci da sempre tante soddisfazioni. Lo fa anche questa volta con il debut di Filipe C. Monteiro (aka TOMARA), da cui ci ascoltiamo la ballad folk-pop For No Reason.

 

 

Surma – Voyager

Rimaniamo in Portogallo con un altro debutto, quello di Debora Umbelino, in arte Surma, che con Antwerpen ci porta nel suo mondo di suoni che si rincorrono ed intrecciano in un viaggio infinito. Voyager è un ottimo modo per fare conoscenza con questa promettente artista.

 

 

Bjork – blissing me

Chiudiamo con Bjork. Perché ci sembrava giusto così

 

seki takashi “think”

[acr]

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L’inquietudine del sentirsi soli in un incessante brulicare di vita, particella scissa da un tutto che si muove frenetico e indifferente. È una sensazione sempre più ricorrente tra chi trascorre la propria vita all’interno degli alienanti flussi dei grandi centri urbani e non ne è immune Seki Takashi, musicista d’istanza a Tokyo che attraverso le trame del suo nuovo lavoro prova a tradurre in suono tali apprensioni.

Gli otto capitoli che compongono “Think” costruiscono una meditativa narrazione fatta di persistenze risonanti che mutuano il senso di distacco derivante da tale condizione (“Voices”, “Reflection II”) e di densi soffi sintetici dai toni oscuri che si espandono con fare ossessivo (“Reflection I”, “Subway”) fino a tramutarsi in fitte nebbie isolanti (“Stopped thinking”) o che si aprono ad inattese stille melodiche che cadono come gocce di tangibile malinconia (“Wear down”).

È un punto di vista profondamente intimo ed emozionale esplicitato attraverso la costruzione di un ambiente algido e respingente dal centro del quale è possibile continuare ad osservare un mare tumultuoso incapace di bagnarci.