thet liturgiske owäsendet “catilina”

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Un flusso caldo e avvolgente che diffondendosi invade ogni recesso conducendo verso uno stato di liquida sospensione. Il punto di partenza scelto dalla londinese Lobster Theremin per lanciare il suo progetto  Lobster Sleep Sequence dichiara in modo inequivocabile la vocazione notturna e sognante che lo contraddistingue e lo fa attraverso una lunga suite firmata dall’enigmatico duo svedese Thet Liturgiske Owäsendet.

“Catalina” è una lunga ipnotica deriva (divisa in due parti nella sua edizione fisica su vinile) che induce ad una totalizzante immersione in una dimensione vaporosa scandita da flebili palpitazioni dall’incedere circolare. Un denso tappeto dronico scorre come un compatto cielo stellato in quasi impercettibile mutazione, un’apparente stasi capace di annullare ogni fremito esterno. Dalle tessiture profonde e stagnanti emana un magnetismo a cui risulta impossibile sfuggire, anche quando occasionalmente tra le dilatate trame si incastrano frequenze estranee e stridenti che si spengono rapidamente e diventano più acute ed intense soltanto nel finale.

Esiste un unico modo per affrontare questo lavoro: abbandonarsi senza opporre resistenza.

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maurizio abate & matteo uggeri “beyond time”

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Un universo confortevole dominato da sensazioni semplici ma profonde, rivissuto attraverso una successione di ricordi vividi permeati da un costante senso di nostalgia. È un viaggio in un passato non troppo distante nel tempo, tanto da poterlo sentire nostro, quello modellato da Maurizio Abate e Matteo Uggeri attraverso i nove capitoli che compongono “Beyond time”.

Si incastrano alla perfezioni le ricche trame elaborate alla chitarra da Abate sui fondali vaporosi in lieve e costante espansione disegnate con attenta misura da Uggeri, simbiosi che trova completamento in ricorrenti innesti di field recordings (in parte curati da Stefano De Ponti), inserti vocali e ulteriori contributi di viola e violoncello. È un flusso senza soluzione di continuità che attraversa istanti differenti scanditi da melodie sognanti (“Part I (time)”, “Part III (slow)”) che a tratti si sviluppano in modo più teso ed impetuoso (“Part II (east)”, “Part VIII (west)”) o più espanso e crepuscolare (“Part IV (ship)”) e che sanno cedere il passo nei frangenti più narrativi dominati dalla voce e da modulazioni concrete e granulose (“Part V (grandma)”, “Part VI (mud)”, “Part VII (breath)”), fino a giungere alle luminose e rarefatte tessiture di “Part IX (beyond time)” che chiudono questa affascinante e malinconica peregrinazione elettro acustica capace di suggerire una nuova possibile declinazione ad un suono che frettolosamente ed erroneamente potrebbe definirsi folk.

dino spiluttini “christmas drone for the sad and lonesome”

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Sospeso e ovattato, attraversato da increspature lievi e a tratti quasi impercettibili come un paesaggio intrappolato nel ghiaccio che conserva la sua vitalità sotto l’impenetrabile e spesso strato esterno. La lunga traccia del nuovo lavoro di Dino Spiluttini, divisa in due parti e pubblicata su nastro da Tavern Eightieth, è una lunga meditazione dronica dedicata a chi il Natale lo vive in solitudine.

Frequenze persistenti all’insegna di una densità calda e vaporosa si snodano lungo gli oltre cinquanta minuti del disco producendo un senso di ipnotico straniamento capace di interrompere qualsiasi flusso temporale e definendo un momentaneo accesso verso una dimensione solitaria dalla quale osservare uno dei periodi più frenetici dell’anno. È una coperta calda e avvolgente quella che l’artista austriaco offre, un conforto parziale alla malinconia derivante da una solitudine che diviene ancor meno sopportabile in questo periodo dell’anno.

kurgan hors “palus est”

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Una nebbia densa che lascia tutto indistinto ammantando le sensazioni ancor prima dei sensi, una lenta peregrinazione attraverso dilatati paesaggi crepuscolari. È avvolto da un costante senso di mistero il flusso definito dai cinque movimenti di “Palus est”, enigmatico come l’autore che si cela dietro lo pseudonimo Kurgan Hors.

Colonna sonora di una storia non ancora scritta, la narrazione conduce attraverso scorci di un nord-est paludoso dai toni crepuscolari e vagamente inquietanti definiti da tessiture elettro-acustiche  riverberanti in costante espansione che non lasciano spazio ad alcuna pausa con la loro densita. Soltanto nel capitolo finale di “Via Imperialis” le atmosfere gradualmente si distendono aprendosi verso spiragli luminosi più caldi e avvolgenti che chiudono il lavoro con una nota positiva e confortante.

Il racconto immaginato da Kurgan Hors sarà ancora da scrivere, ma di certo è già ricco di immagini vivide e definite.

covarino/incorvaia “perugia”

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Niente trucchi, niente correzioni, ma affidarsi soltanto ad una sintonia rapidamente ritrovata malgrado una lunga essenza. Sono questi i presupposti dai quali nasce l’opera prima del duo formato dal percussionista Francesco Covarino e dal chitarrista Alessandro Incorvaia, ritrovatosi dopo 14 anni a suonare di nuovo insieme nella loro Perugia.

Le cinque tracce che compongono il disco, pubblicato dall’inglese Preserved  Sound, sono dialoghi tesi e serrati fatti di fitte improvvisazioni su strutture cangianti che variano dalle ossessive spirali in crescendo di “#1” e “#3” fino ai placidi e malinconici intrecci della conclusiva “#6”, passando attraverso le trame più libere e destrutturate di “#2” e dalla breve ariosa solarità di “#5”. Le atmosfere delineate rimandano a sonorità degli anni 90, in particolar modo al post rock di band di culto quali i Tortoise, che qui si arricchiscono di una componente ambientale che ne espande il lessico e che si arricchisce di ulteriori sfumature grazie agli innesti di basso e lap steel  di Marcos Muniz e di contrabbasso di Alfonso Alcalà.

Scorrono veloci i quaranta minuti di “Perugia” col loro carico di ispirazione feconda e quel senso di freschezza e libertà che contraddistingue la musica che nasce dalla passione profonda.

day before us “nihil interit”

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Evocativo e permeato da una persistente aura di sacralità, il nuovo lavoro firmato Day Before Us e pubblicato dalla Rage In Eden, prosegue lungo il tracciato indicato dall’e.p. “Enlightening secrecy” risalente alla scorsa primavera. Philippe Blache rinnova ancora una volta e rinforza il suo sodalizio con Natalya Romashina, la cui voce è sempre più elemento fondamentale attorno a cui si costruisce la narrazione sonora.

I versi scritti dall’artista russa si compenetrano alle trame di Blache, che pur conservando sprazzi di oscure modulazioni droniche screziate da grana fine ( “Saint of Grief”, “Vigils of Time”e soprattutto nell’atmosferica ed oscura “In Igne purgatorio”), virano sempre più verso malinconiche e solenni aperture orchestrali. La voce della Romashina attraversa le tessiture fluendo in un dolce e vellutato canto (“Zatvornik”, “L’Aile Du Soir”) o alternandolo a declamazioni dall’accentuato lirismo che conferiscono maggiore drammaticità ai brani (“Per Aspera Ad Astra”).

Malgrado la sfaccettatura delle variegate soluzioni presenti il disco scorre in modo coeso e unitario fino all’etereo finale di “Nihil Interit” che con le sue morbide stratificazioni chiude il viaggio all’insegna di una inaspettata dimensione di narrativa quiete.

cétieu “parallel realities”

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Una breve fuga attraverso universi paralleli che lentamente e solo parzialmente si disvelano.

Si condensa in due tracce il nuovo breve lavoro pubblicato da Tekla Mrozowicka sotto il suo abituale pseudonimo cétieu. Ad introdurci in questa fugace ma intensa esplorazione troviamo le caldi e dense dilatazioni droniche di “utopia”, una piccola reverie che negli istanti conclusivi converge lievemente verso atmosfere più misteriose e meno confortevoli. Queste sensazioni  vengono pienamente esplorate nei nove minuti della title track, tracciato persistente in fine modulazione su cui si avvolgono frequenze siderali a scandire un flusso che sembra voler durare in eterno.

Cesellato con cura, “parallel realities” è una piccola escursione attraverso fluidi mondi immaginari che ci piacerebbe indagare in modo più esteso.