Salvo Asero “Spiritual Panelle”

[Golden Catrame]

Un meditabondo vagare tra ariosi paesaggi dipinti con tratti essenziali di sapore impressionista. Dopo una nutrita serie di militanze all’interno di varie formazioni catanesi, giunge al suo debutto solista Salvo Asero e lo fa confezionando un contemplativo viaggio in musica intriso di lieve e vagamente lisergico romanticismo.

Adagiate su soffici fondali sintetici quasi interamente affidati al solidale Giulio Penna aka Pelio, le placide trame chitarristiche tessute dal musicista siciliano costruiscono sognanti fughe attraverso quieti territori dominati da un’aura morbidamente nostalgica. Un incedere cauto che a tratti diviene fin troppo quieto e fluente, ma che recupera nuova linfa nei suoi tratti più obliqui e dissonanti (“In a damp place”, “Flying rhubarbs”, “Through a glass darkly”) e sa condensarsi in brevi gemme di maggiore intensità (“Aspasia’s dream”).

Un esordio che indica una rotta atmosferica ed accattivante da percorrere alla ricerca di una maggiore compiutezza che ne esalti appieno le potenzialità.

Edu Comelles “Línia Pedra Paisatge Solc”

[whitelabrecs]

Uno sguardo che si muove alla scoperta di un luogo antico, l’immagine che si trasforma in suono per divenire vibrante forma di un’esplorazione silente. Concepito e sviluppato durante una residenza artistica nei pressi del piccolo borgo valenziano di Culla, “Línia Pedra Paisatge Solc” definisce una mappatura sonica plasmata da Edu Comelles quale eco sensoriale scaturente dal territorio indagato.

Avvalendosi essenzialmente di registrazioni catturate in situ ed evanescenti modulazioni vocali, a cui sono stati in seguito aggiunte le diluite trame del contrabbasso di Rafa Ramos, il musicista spagnolo disegna due dilatati piano sequenza che rappresentano gli opposti punti di vista di cui si gode dalla cima delle rovine del castello.

L’ariosa prospettiva sull’ambiente circostante e il senso grave della Storia che si irradia dalla costruzione si traducono in sature correnti che si espandono fluide, permeate dal portato emozionale scaturente da quel lontano connubio tra uomo e natura. Una simbiosi profonda tra artista e paesaggio, cristallizzata in enfatica immagine risonante.

Endless Melancholy “A Perception Of Everything”

[sound in silence]

Fluide risonanze che si irradiano testimoniando della costante ricerca di un punto di equilibrio che si tramuti in preziosa armonia con l’ambiente in cui si è immersi. Dati oggettivi e quieta rarefazione sono le componenti di cui si nutre il settimo lavoro di Oleksiy Sakevych a firma Endless Melancholy, una intima miscela di elementi concreti e frequenze immateriali  in cui riecheggiano sensazioni connesse all’esplorazione di territori sconosciuti.

Echi ambientali catturati su nastro durante vari viaggi si combinano a dense fluttuazioni sintetiche condensandosi in amniotici flussi che si espandono saturando un ambiente sonico dal quale a tratti si rivelano frammentarie trame armoniche. Luminosi riverberi chitarristici ed  essenziali stille pianistiche emergono da caldi fondali delicatamente granulosi dando forma a paesaggi imperturbabili nei quali muoversi avvertendo una piena simbiosi priva di interferenze.

Una traiettoria vaporosa e priva di asperità che parzialmente muta nella sua seconda metà, contraddistinta da frequenze più ruvide, che nuovamente si stemperano per lasciare il posto ad un sognante finale in dissolvenza.

Federico Mosconi “Il tempo della nostra estate”

[Slowcraft Records]

Sinuosa nostalgia che emerge vivida attraverso calde correnti estive costellate di delicati riverberi emozionali. Prosegue e si evolve la ricerca sonora di Federico Mosconi giungendo ad un ulteriore approdo che vede la componente acustica, sotto forma di placidi arpeggi di chitarra, divenire tratto sempre più distintivo all’interno dei suoi sospesi tracciati atmosferici.

Una tendenza in parte già evidenziata nel precedente “Light  Not Light” che prediligeva però ancora una quasi totale astrazione del suono, qui divenuta intento esplicito attorno a cui costruire un’ammaliante sequenza di traiettorie sensoriali. Ne scaturisce un torrente di indefinite visioni permeate dal calore di frequenze in lenta dilatazione da cui emergono le trame armoniche cesellate, arricchite nel momento centrale del percorso dal diffondersi di evanescenti echi vocali che sembrano giungere da un tempo distante

Sono smarginate istantanee di una stagione scandita da sfumature intense, un susseguirsi di contemplative fughe verso un orizzonte distante che diviene introspettivo specchio di fluttuanti sensazioni  che si espandono diluendosi in un cielo saturo e avvolgente.

Seabuckthorn “Through A Vulnerable Occur”

[IIKKI]

Contemplative flussi che si espandono lievi come tracce di ricordi che delicatamente riaffiorano. Diviene sempre più rarefatto l’universo sonoro plasmato da Andy Cartwright sotto lo pseudonimo Seabuckthorn, assecondando un evidente spostamento verso una dimensione sonora atmosferica che gradualmente si è distaccata dalla polverosa epicità pervasa di rimandi all’occidente americano che ne caratterizzava gli esordi.  

Affiancati dalle fotografie dell’artista australiana Sophie Gabrielle, che con la sua raffinata monocromia costruisce un immaginario densamente simbolico, i tracciati del musicista inglese configurano astratti paesaggi disegnati attraverso l’utilizzo di espanse risonanze estratte dalla chitarra utilizzando l’archetto e rimodulazioni sintetiche delle sue frequenze. A ciò si aggiungono le trame di strumenti a corda provenienti da diverse tradizioni e, in due delle tracce, la suggestiva voce del clarinetto di Gareth Davis che perfettamente si inserisce nelle evanescenti tessiture di Cartwright.

Quel che ne risulta è una evocativa immersione in territori privi di concreti riferimenti spazio-temporali, meditabonda peregrinazione tra suoni ed immagini ricchi di ammaliante mistero.  

K. Henry Dunham “Sol Evocations”

[13/Silentes]

Un alchemico rituale per invocare la consolante luce del sole e sfuggire alle tenebre incombenti. Momentaneamente affrancatosi dal collettivo Our Lady Of The Flowers, debutta in veste solista K. Henry Dunham e lo fa proseguendo lungo il tracciato sonico intriso di misticismo quantico che è cifra stilistica dell’ensemble di cui è parte.

Estratto da una estesa improvvisazione dal vivo pensata come sonorizzazione di una installazione d’arte e di un film festival a Port Huron nel Michigan, il tracciato in cinque movimenti di “Sol Evocations” costruisce un unitario flusso di campioni di varia natura, modulazioni sintetiche e risonanze ambientali intersecate a dare origine ad inquieto magma in lento ed implacabile fluire. Riversandosi le une nelle altre senza alcuna soluzione di continuità, le dilatate tracce rappresentano la tappe di un immaginifico viaggio pervaso da solenne mistero il cui sapore ancestrale viene rivelato dal costante ricorso a frequenze vocali inafferrabili che diventano ulteriore componente di puro astratto suono.

Tra evanescenti distese interpolate da polverosa grana, stille armoniche che emergono in filigrana e frammenti di materica consistenza ci si ritrova a navigare in un evocativo oceano alla ricerca di un rinfrancante approdo.   

aa.vv. “Interi Coprimi 16”

[Stochastic  Resonance]

Suono come cura per affrontare una stagione complessa, virtuosa eco che trasporta le sfaccettate sensazioni legate all’isolamento e all’incertezza. Tra riflessioni sull’attuale momento storico e raccolte di fondi , si fanno sempre più numerose le iniziative proposte dal settore artistico legate all’emergenza COVID 19. In tale scia si inserisce “Interi Coprimi 16”, pubblicazione digitale curata da Stochastic  Resonance i cui proventi saranno devoluti all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani.

Sedici firme per sedici tracce, incastrate in una sequenza narrativa che ha nel suo portato emozionale l’unico punto di convergenza, dando origine ad un cangiante flusso atmosferico che raccoglie la voce di ciascuno degli autori prelevata dalla personale, temporanea isola.

Un torrente denso il cui preminente tono  inquieto si irradia fin dalle granulose correnti della traccia di apertura (Fabio R. Lattuca), assumendo man mano la forma di  sinuosi vapori sintetici (Curved Grooves),  progressioni pulsanti incalzanti (Marco Malasomma, Camilla Pisani) o incrociate a placidi frammenti armonici (Kenta Kamiyama, Stefano Tashi), desolanti trame attraverso l’oscurità impenetrabile (Vitolo/Buoninfante, Giulio Aldinucci, Amptek), vorticose destrutturazioni (dTHEd), solenni modulazioni intersecate da evocative risonanze ambientali (Ynaktera) e sature derive che corrono verso una terminale deflagrazione (Maselli/Pozzolini, Scual, Angelina Yershova, Imok), fino a giungere ad una parziale, terminale apertura verso orizzonti di confortante luce (Matteo Silvestri).

Un confronto libero e privo di schemi, cristallizzato in un viaggio risonante ricco di soluzioni e sfumature peculiari.