rafael anton irisarri “sirimiri”

[umor rex]

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Un oceano di profonda desolazione che si espande gradualmente  fino a divenire impenetrabile superficie priva di limiti. A meno di un anno di distanza dall’apocalittico scenario di “Shameless Years” e a distanza ancor più breve dall’epilogo di “Midnight Colours”, Rafael Anton Irisarri torna a dipingere scenari di infinita e rassegnata malinconia definiti attraverso i suoi abituali flussi immaginifici dal portato evocativo travolgente.

Convergono qui verso atmosfere più introverse le cattedrali di suono scolpite dall’artista americano, costruite attraverso un minuzioso processo di reiterazione in cui ogni ciclo mutua il precedente senza mai emularlo totalmente realizzando un crescendo in cui l’eccezione prevale sulla regola. Pensati come un unico itinerario da percorrere senza soluzione di continuità, i quattro capitoli di questo struggente nastro di Möbius scorrono lasciando tracce indelebili che partendo dall’enfatico crescendo di “Downfall” e la granulosa densa inquietudine di “Sonder” impreziosita dalla chitarra di Carl Hultgren, si spostano gradualmente verso territori meno cupi e più meditativi. Ad aprire questa nuova dimensione troviamo la mesmerica marea di morbide risonanze che scorrono su un irregolare fondale di “Vasastan” a cui fa seguito la toccante, conclusiva “Mountain stream”, che con le sue luminose modulazioni tra cui si incastrano le tessiture pianistiche di Taylor Jordan, sancisce un punto di approdo che apre a squarci di velato ottimismo.

Un tracciato avvolgente e totalizzante che partendo da un lessico ormai consolidato converge verso nuovi territori da esplorare per divenire possibili nuovi punti di inizio.

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philip samartzis & daniela d’arielli “a futurist’s cookbook”

[galaverna]

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Immersi in un paesaggio distante dalla cieca frenesia dell’ambiente urbano e del suo scellerato processo di sfruttamento, alla scoperta di una ruralità che lontana dall’essere silente emerge in tutta la sua sostenibile vitalità. È questo estremo equilibrio tra uomo e natura, concretizzantesi in un virtuoso processo di produzione, il fulcro del viaggio sonoro attraverso la campagna abruzzese tracciato da Philip Samartzis. Un itinerario affascinante frutto di una residenza artistica a Pollinaria risalente all’inizio della scorsa estate.

Esplorando l’accidentata orografia del territorio in compagnia di Daniela d’Arielli, che ha visivamente documentato lo sviluppo del lavoro, il musicista di Melbourne ha catturato gli echi del paesaggio e delle interazioni con le attività che su esso si svolgono combinandoli in essenziali flussi capaci di tracciare gli elementi peculiari di un ambiente marcatamente dinamico. All’interno di esso le risonanze determinate dagli agenti naturali e il rumore delle macchine utilizzate per convertire la materia grezza in prodotto finito convivono armonicamente restituendo tutte le sfaccettature di uno stralcio di mondo capace di dimostrare che è ancora possibile conciliare  un modello di vita evoluto con il rispetto per la terra da cui trarre linfa vitale.

Non quindi un semplice lavoro di mappatura sonora di una geografia circoscritta, bensì espressione di un’istanza sociale da recepire come auspicabile esempio di futuro sviluppo.

banished pills & camilla pisani “lithium salt”

[sounds against humanity]

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Un lento sprofondare nei meandri di una mente instabile in graduale allontanamento dalla realtà contingente. È una discesa in un insondabile e allucinato abisso senza fine il viaggio sonico che vede collaborare Edoardo Cammisa aka Banished Pills e Camilla Pisani, un’oscura deriva attraverso nebbiosi territori in indissolubile espansione.

Emergendo da impercettibili soffi di sottile polvere crepitante, vaporosi droni si dilatano scivolando su ruvidi fondali di frammenti irregolari che modulano un incedere altrimenti incline ad una stasi quasi assoluta. È una cortina algida ed impenetrabile quella originata dalle due tracce che riempiono il primo lato del nastro, un saturo aleggiare di oblique visioni conducenti lungo i bordi di un universo fatto di disturbante, dominante inquietudine. Una sensazione incombente che si ripercuote amplificandosi anche nell’unico capitolo che informa la seconda parte del lavoro, lunga scia strutturata secondo movimenti in parziale mutamento che conferiscono maggiore dinamismo alle dense saturazioni di un acido viaggio attraverso i distopici paesaggi di un universo in dissoluzione.

 

giacomo salis / paolo sanna percussion duo “humyth”

[confront recordings]

 

Un universo risonante in cui ogni elemento, ogni gesto può assumere valenza rivelatrice. È un’esplorazione dal sapore alchemico quella condotta da Giacomo Salis e Paolo Sanna, una ricerca volta a far emergere la connotazione narrativa che il potenziale percussivo dei corpi possiede.

Seguendo un tracciato che si dipana come un ancestrale rito fatto di precise movenze, i due musicisti combinano battiti e riverberi generati da un vasto numero di oggetti, utilizzati come fonte sonora diretta o come utensile da utilizzare sugli strumenti, che con il loro battere, sfregare, vibrare compongono materiche visioni intrise di una vitalità scaturente dall’energia sprigionata dai gesti. Si avverte costante una profonda comunione tra uomo e natura emergere dai cinque flussi plasmati, sia che evolvano secondo sussurrate trame stridenti od ombrose modulazioni  intersecate da cadenze ipnotiche, sia che assumano forma di metalliche scie dalla densità persistente. Un portato reso pienamente esplicito dalle esecuzioni live catturate nel DVD autoprodotto in 50 copie numerate uscito parallelamente al lavoro, video che mette altresì in evidenza la totale sintonia tra Salis e Sanna mentre con apparente aleatorietà scelgono gli elementi del loro vasto lessico da incastrare per configurare le loro arcane costruzioni.

Un viaggio immaginifico nel quale immergersi privi di preconcetti.

 

carlo giustini “sant’angelo”

[purlieu recordings]

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In ascolto di un luogo per coglierne lo spirito tra le pieghe dei suoi dati concreti. Procede con la sua ricerca volta a definire mappe sonore aumentate Carlo Giustini e lo fa spostandosi dagli interni descritti ne “La stanza di fronte” agli interstizi urbani del quartiere Sant’Angelo di Treviso.

Partendo da una serie di nastri sui quali ha raccolto un ampio spettro di suoni restituiti dai luoghi e dai materiali in esso presenti, l’artista veneto plasma una personale rivisitazione del portato oggettivo per configurare un’esplorazione territoriale che provi a restituire lo spirito latente e non evidente dello spazio, una proiezione della sua memoria storica derivante dal modo in cui esso viene vissuto dai suoi abitanti. Le particelle originarie vengono così fisicamente traslate e decostruite per confluire in un evanescente flusso ricco di frequenze granulose ed enigmatiche risonanze che disegnano un nuovo ambiente sensoriale distante dalla realtà fenomenica.

Il risultato è una lunga, crepitante deriva attraverso un imperscrutabile notturno da decifrare seguendo gli impulsi di un immaginario fervido.

 

manja ristić “the nightfall”

[naviar records]

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Il trascorrere di un intero anno scandito dal passare delle stagioni percepite nel loro essere ambiente emozionale.  Rifacendosi alla tradizione orientale dell’haiku e alla presenza in ciascuno di essi di un riferimento stagionale, Manja Ristić costruisce un suo personale percorso attraverso questa incessante movimento ciclico liberamente ispirato a quattro di questi componimenti.

Intrecciando vivide modulazioni sintetiche a fragili tessiture ambientali, l’artista serbo-croata costruisce un racconto in quattro atti che si muove lungo un tracciato sensoriale indefinibile dalla forma mutuata sulla diversa percezione del momento affrontato. Si passa così dalla dolce rarefazione delle atmosfere estive, intrise di un latente senso onirico e pervase di delicati richiami naturali, alle più ruvide frequenze  scandite da un irrequieto battere e dal rumore della pioggia che disegnano il declino autunnale, conducendo all’inquieto notturno invernale attraversato da frammenti stridenti e gelidi soffi da cui emergono scie spettrali. A chiusura di questo evocativo tracciato troviamo l’ascendente allegria primaverile restituita da risonanze morbide che si dilatano su un tappeto di voci infantili, accompagnate dal lirismo degli archi, scolpendo i tratti di un’eterna, virtuosa rinascita.

Un lungo frangente che scorre via in fretta per tornare ancora e ancora.

hexn “yy”

[zen hex]

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Aspra, tagliente e costantemente in bilico come l’ancestrale lotta tra gli opposti che governano il mondo. Così si espande la materia sonora assemblata da Alberto Brunello aka HEXN in “YY”, breve ed intensa escursione attraverso pulsanti territori pervasi da solenne epicità. Ad affiancarlo troviamo Giuseppe Dal Bianco, che con la sua inconsueta sezione di fiati arcaici ne incrementa il pronunciato portato immaginifico.

Balance.
Ruvide frequenze sostenute da basse modulazioni  ipnoticamente reiterate danno l’avvio a questo intenso rituale carico di tensione in crescendo. Un incedere perentorio che accoglie lungo la sua scia gli echi esotici degli strumenti di Dal Bianco e stralci di un mistico lamento che si perdono nell’ascesa roboante che conduce alla deflagrazione conclusiva.

Complementary rather than opposing.
Si accentua la profondità dei battiti e si veste di maggiore esoterismo l’atmosfera delineata e, seppur inizialmente sembra ricalcare quella della prima traccia, qui la struttura si sviluppa secondo trame più uniformi che lasciano dominare il senso di attesa per uno scontro che infine non si compie.

Echi di un confronto al di fuori di qualsiasi dimensione temporale, senza vincitori né vinti.