giona vinti “nox\lux”

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Un flusso sonoro senza soluzione di continuità costituito da un tappeto di droni oscuri e a tratti dalla grana spessa e modulato da interferenze di varia origine. È questa la struttura dei due movimenti che compongono “Nox\Lux”, lavoro che risale ad un decennio addietro,  ripescato dal musicista milanese Giona Vinti dal suo archivio e adesso pubblicato come cassetta dalla svizzera Old Bicycle Records.

“Nox” si apre con meditative e ombrose trame  che gradualmente vengono interrotte dall’innesto di suoni inattesi e frammenti rumorosi che confluiscono gradualmente in un vero e proprio vortice di glitch, una tempesta cosmica che si spegne alla fine della traccia riverberando nel tratto iniziale della successiva. “Lux”  segna un ritorno momentaneo ad una dimensione più quieta, quasi immediatamente infranta da oblique e luminose linee di synth che si fondono nelle inquietanti modulazioni droniche che concludono il viaggio in modo quasi brusco.

“Nox\Lux” ha un incedere piuttosto libero nella sua struttura, assolutamente non lineare e segnato dall’alternanza di ombre profonde e luci sghembe. Un lavoro che suona per certi versi (volutamente?) incompleto, interessante e affascinante ma non di semplice ascolto, che ci sarebbe piaciuto poter accoppiare alla parte visiva per cui era stata pensata.

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frostbYte “one dog night”

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Una scarna, a tratti essenziale, restituzione delle memorie sonore raccolte durante una spedizione nella fredda regione artica nell’arcipelago di Spitsbergendi , a nord della Norvegia, è la materia che compone “One dog night” di FrostbYte, pseudonimo sotto il quale si cela il musicista australiano Daniel Blinkhorn.

Quattro istantanee costituite soprattutto da field recordings che testimoniano l’affascinante universo sonoro che queste desolate ed estreme terre del nord sono in grado di offrire e che sono parte integrante di un paesaggio dall’immensa potenza visiva. Ogni traccia è elaborata a partire dalla precisa intenzione di narrare particolari elementi del paesaggio, così ad esempio alla base di “Chatter” troviamo la varietà di suoni prodotti dal movimento dei frammenti degli icebergs che entrano in contatto tra di loro e ciò che produce la loro interazione con le navi che attraversano la regione. Ogni elemento non direttamente prelevato dal vero è aggiunto soltanto per accentuare il senso di ciò che viene narrato.

Il risultato è un viaggio attraverso sonorità fortemente materiche capaci di restituire le sensazioni vivide che un paesaggio così unico è in grado di trasmettere a chi lo attraversa.

limited liability sounds “surrounding countryside”

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Un incedere denso e misterioso sottende lo svolgersi dei due capitoli che compongono “Surrounding countryside”, nuovo lavoro di Adam Mańkowski aka Limited Liability Sounds, pubblicato da Shimmering Moods.

Ispirate dalla lettura di Thoreau, le trame che costituiscono il disco rappresentano una personale interpretazione e riflessione del musicista polacco nata dall’osservazione dei luoghi periferici attorno ad una grande città. È un flusso che intreccia field recordings e droni granulosi che a tratti prendono il sopravvento fino a diventare pura interferenza rumorosa. Costante nei due movimenti in cui l’opera è divisa è l’alternanza tra momenti contraddistinti da una maggiore luminosità ed altri in cui predomina una claustrofobica oscurità carica di un senso di attesa che gradualmente aumenta portando ad una tensione che non giunge mai al suo culmine. Si avverte una certa circolarità nello sviluppo della narrazione, in cui non mancano momenti dissonanti che aprono brecce nel divenire altrimenti fluido delle modulazioni sonore. L’ambience che ne risulta è fortemente narrativa e restituisce un senso di peregrinazione emozionale, di ricerca di simbiosi tra l’uomo e  il paesaggio in cui si muove, dai tratti cinematici accentuati.

various artists “eilean [20]”

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Il punto [20] sulla sempre più affascinante mappa che la eilean rec. sta lentamente configurando giunge a conclusione del suo secondo anno di attività. Si tratta di un anomalo rewind che vede chiamati in causa tutti gli artisti che hanno all’attivo una pubblicazione con la straordinaria label di Mathias Van Eecloo uscita nel corso del 2015.

Quindici tracce inedite, che nella sostanza confermano e sintetizzano le coordinate musicali di ogni musicista impegnato. Ritroviamo così l’ariosa ed evocativa ambience di Jonathan Kawchuk, di Richard Ginns e di James Murray, le modulazioni granulose di Bamboo Stilts e di Bill Seaman, le dolenti meditazioni chitarristiche di Lake Mary e quelle più esotiche di Yadayn, le luminose ed evanescenti schegge di suono di Masaya Ozaki e di James Murray, le fluide iterazioni di Lee Chapman, il romantico pianismo di Dag Rosenqvist e quello ibrido di Benjamin Finger, le minimali narrazioni che sembrano giungere da lontano di Ruhe e Ieva e le inaspettate pulsazioni ritmiche di Spheruleus. In chiusura troviamo la morbida e delicata vocalità che contraddistingue il contributo di Twigs & Yarn, unica vera e propria canzone in senso stretto.

Una sommatoria interessante che ribadisce il percorso intrapreso da questa piccola label, divenuta rapidamente un punto fermo nella proposta di affascinanti paesaggi sonori.

yellow6 “in circles / merry6mas2015”

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Lente spirali malinconiche, di respiro onirico compongono la consueta edizione natalizia pubblicata dal chitarrista inglese Jon Attwood, sotto l’abituale alias Yellow6. Otto tracce, alcune delle quali arrivano dalle sessioni di registrazioni di “No memories, only photographs”, altre sono improvvisazioni e altre ancora sono state composte appositamente. Filo conduttore è l’incedere ipnotico delle evanescenti trame costruite attraverso loop ed effetti della chitarra, che trovano pieno compimento nella struttura dei due capitoli “circular#3” e “circular#4”. Ogni brano si sviluppa a partire da un nucleo iniziale a cui si sommano successivi livelli di suono, capaci di costruire un crescendo emozionale dall’andamento dinamico avvolgente e a tratti decadentemente romantico  (“The end of a gloomy week”, “The longest day”).

Il sapore complessivo che “In circles” restituisce è quello di un lavoro in divenire, un contenitore di materia definita ma volutamente lasciata in sospeso, un intenzionale non finito capace di aggiungere calore attraverso la presenza di piccole imterferenze e imperfezioni che non inficiano assolutamente il portato sensoriale delle sue narrazioni.

zazie von einem anderen stern “FRAGMENTE nie geschriebener briefe”

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Una lunga attesa. Sono passati ben cinque anni dall’esordio di “Regen: Tropfen”, che tanto ci aveva ammaliato, per poter ascoltare un nuovo lavoro della pianista tedesca Maike Zazie Matern.  La ragazza che giunge da un’altra stella pubblica infatti, in coda a questo 2015, il suo nuovo disco per la cassette-label russa Floe.

Pur mantenendo l’atmosfera malinconica e uggiosa dell’album precedente, le sette composizioni di questo “FRAGMENTE nie geschriebener briefe” segnano una svolta verso una costruzione ancor più scarna ed essenziale, incentrata unicamente sulle minimali melodie del piano (“für t.”, “jeden tag”) a cui si aggiungono i frammenti vocali in bilico tra la narrazione (“was dennoch fehlt”, “von drei katzen und der eule”) e il cantato che a tratti fa tornare alla mente  Anja Plaschg (“mädchen vom anderen stern “,“komm”). Scompaiono quindi field recordings e quasi totalmente l’apporto di ulteriori strumenti e suoni che caratterizzavano “Regen: Tropfen” rendendolo un gioiello elettro-acustico che miscelava sapientemente istanze differenti. Il risultato di questa nuova via è una narrazione più calda, dal sapore cinematico e dai tratti onirici che trova nelle linee maggiormente strutturate del piano il suo tono romantico e nell’enfasi della voce della Matern il suo pathos.

Ci ha nuovamente spiazzati Maike Zazie, riuscendo però ad incantarci ancora  con la delicatezza e la fragilità della sua musica.

jonathan kawchuk “north”

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È un fluire lento, al di sotto di un sottile strato di granuloso ghiaccio, quello che scandisce lo svolgersi di “North”, disco di debutto di Jonathan Kawchuk e ultima pubblicazione di questo 2015 per la eilean rec., una delle label che certamente ha offerto alcune delle proposte più interessanti dell’anno appena trascorso.

Dopo aver collaborato con musicisti del calibro di Ben Frost e Nico Muhly, l’artista canadese giunge al suo personale esordio, un breve e coinvolgente viaggio in bilico tra sonorità ambientali e minimali melodie neoclassiche, costruito attraverso l’utilizzo di field recordings catturati in diversi nord del mondo, e il cui afflato Kawchuk si propone di condensare attraverso la sua musica. Elemento ricorrente è la presenza centrale, anche se non dominante, del pianoforte, le cui scarne trame spesso si fondono a lievi e misurate manipolazioni  ricche di una sottile grana rumorosa capace di conferire un sapore al tempo stesso nostalgico e contemplativo.  Fin dall’iniziale “Right into you” si respira un senso di libertà, di armonia con l’ambiente circostante, declinata secondo coordinate cangianti, aperte a soluzioni differenti che prediligono di volta in volta atmosfere più eteree (“Aware”, “Ebb”), una dimensione più luminosa (“Fast twitch”) o una declinazione maggiormente romantica (“Bodied”).

È una mappatura sonora vivida e avvolgente, che restituisce un’immagine accattivante dei territori narrati.