ornella cerniglia “l’attesa”

[almendra music]

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Una stanza immersa in uno spazio fuori dal tempo dove tutto diviene eterno presente. È un flusso narrativo che coniuga elementi distanti sulla scorta di un’affinità umorale a sancire l’esordio solista di Ornella Cerniglia, lavoro breve a cui nel corso dell’anno seguirà la pubblicazione del primo lavoro sulla lunga distanza dell’eclettica pianista e compositrice siciliana.

All’interno di questo piccolo scrigno che plasma una preziosa oasi di fragile purezza si ritrovano due tracce originali della musicista incastonati tra due composizioni che giungono dal novecento a costruire un virtuoso dialogo tra memoria e futuro imminente che in più occasioni ha già informato le produzioni di Almendra .

La scena si apre sui cupi rintocchi della spettrale essenzialità di “Sinister Resonance” di  Henry Cowell, che disgregandosi conducono con somma naturalezza ai fraseggi armoniosamente obliqui di “Cu’ va e cu’ veni” e all’enfatico incedere della title track, il cui spettro sonoro è preziosamente ampliato dagli innesti sintetici di Giovanni di Giandomenico. A chiusura di questo interlocutorio debutto è posto l’ulteriore omaggio al passato rappresentato da “Una pastorale etnea” del conterraneo Francesco Pennisi, che con il suo contemplativo romanticismo regala un ultima immaginifica visione prima del ritorno alla convulsa quotidianità.

Non resta che rimanere in paziente attesa.

 

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kate carr “from a wind turbine to vultures (and back)”

[flaming pines]

Cover Art

La voce di un pendio immerso nella solitudine raccontata da dieci punti dislocati lungo il cammino. È il risultato di una residenza artistica svoltasi in un piccolo centro dell’Andalusia il nuovo lavoro di Kate Carr, mappatura sonora di un circoscritto tratto di territorio particolarmente inospitale e difficile da esplorare durante il periodo invernale.

Di base in una villa situata in una quieta e inabitata valle, l’artista australiana ha deciso di indagare la scoscesa altura fronteggiante il suo alloggio proponendosi di catturarne i suoni scegliendo una serie di scorci da cui effettuare la riprese.

Diviso in due lunghe tracce il flusso risultante, fatto soprattutto di risonanze ovattate e delle gelide fluttuazioni del vento incessante, restituisce l’estrema rarefazione di attività vitali che caratterizzano il luogo in questa stagione, definendo un minimale tracciato atmosferico dal carattere ascetico e ancestrale modulato da rari e attutiti canti di uccelli e un crepitante scorrere di organici frammenti.

Un’immersione profonda nell’essenza del paesaggio.

 

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andrew tasselmyer “vantage points”

[shimmering moods records]

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Una placida scia risonante che porta con se l’eco di luoghi speciali. Prosegue lungo i tracciati definiti dal suo esordio solista Andrew Tasselmyer plasmando, lontano dagli Hotel Neon, un nuovo percorso emozionale ispirato ancora una volta ad una sequenza di scorci geografici a lui cari.

Manipolando in modo esteso i suoni ambientali raccolti e combinandoli ad evanescenti fluttuazioni dalle quali emergono in filigrana polverosi frammenti finemente granulosi, l’artista americano definisce morbide modulazioni intrise di persistente calore che lentamente si dilatano formando un quieto mare sensoriale dalle sfumature tremule e cangianti nel quale immergersi lasciando libero corso ai propri pensieri.

È un flusso cullante e contemplativo, dai tratti persistentemente onirici, al quale abbandonarsi in totale solitudine.

the volume settings folder “hamlets”

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Nebbiose visioni che definiscono un’emozionale simbiosi con il paesaggio circostante. Continua a raccontare in modo delicatamente viscerale la propria terra d’origine Filippo Bordigato, lasciandosi ispirare per questa sua nuova esplorazione ambientale da una vecchia veduta aerea trovata casualmente ma fortemente voluta a causa di un’immediata attrazione da essa esercitata.

Partendo dalle suggestioni instillate dalle foto, il musicista veneto si è ancora una volta messo alla ricerca degli scorci della laguna da tradurre in suono attraverso un palpitante intreccio elettroacustico fatto di frammenti armonici, riprese sul campo e ruvide fluttuazioni che conferiscono un carattere spiccatamente tattile alle composizioni risultanti. Le visioni che ne conseguono si sviluppano al contempo intensamente vivide eppure sempre immerse in una sorta di vaporosa foschia che sembra voler riecheggiare uno dei tratti caratteristici dei territori attraversati.

È un peregrinare lento alla scoperta di minuti dettagli, che combinati alle suggestive impressioni melodiche plasmate, lasciano emergere gradualmente una sequenza di placide istantanee capaci di riflettere al contempo lo spirito immutabile del luogo e il costante ribollio interiore di colui che si spinge ad osservarlo con profonda attenzione.

shedir “falling time”

[cyclic law]

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Rimodulare il dato oggettivo per giungere ad una dimensione percettiva dai confini espansi. “Falling time”, disco d’esordio del progetto sonoro Shedir di Martina Betti, è un’immersione totalizzante in indefiniti paesaggi emozionali , un’avvolgente peregrinazione attraverso  territori surreali originati da riprese ambientali stravolte e sgretolate fino a divenire materia grezza da riplasmare in un nuovo immaginifico universo da percorrere abbandonandosi ad un libero flusso sensoriale.

Granulose fluttuazioni dai toni persistentemente cupi si combinano ad algidi soffi sintetici  e pulsazioni di differente intensità, generando sinestetici ambienti da percorrere seguendo graduali scie ascensionali che raggiunto il loro vorticoso apice improvvisamente si smaterializzano (“Away”, “Outburst”) o navigando con moto uniforme attraverso dense saturazioni striate da ruvide ed inquiete frequenze (“Skyness”, “Swarm”). È un incedere dall’atmosfera coesa segnato da un continuo mutamento di ritmo e sfumature che ingloba ribollenti spirali in cui si ritrovano accanto crepitanti stratificazioni e improvvisi frammenti melodici (“Heart Apart”) e nebbiose rarefazioni che trasportano lontano verso una meta irraggiungibile (“Come Back”).

Una sequenza di suggestive visioni che esaltano l’affascinante valenza del viaggiare con la mente.

david mata “rough grassland”

[el muelle records]

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Crepitanti bozzetti impressionisti  dipinti con essenziale delicatezza. È un universo tattile e vibrante quello plasmato da David Mata, una dimensione emozionale fatta di stille elettroacustiche in lento scorrimento. Abbandonando l’abituale pseudonimo Erissoma, il musicista spagnolo si discosta dall’ausilio dell’elettronica per intraprendere un viaggio fatto di suoni concreti modulati per creare affascinanti miniature ricche di toni e sfumature.

Le coordinate di questo nuovo percorso vengono perfettamente dichiarate fin dalle prime battute della iniziale “Enter Gently”, che con la sua ruvida danza di particelle in costante movimento  traccia una scia sulla quale perfettamente si innestano i fragili intrecci che strutturano tracce quali “Plunged” e “Clouds”. Un incedere che trova valide variazioni nelle atmosferiche rarefazioni di “The Particle Walks Slowly” e “Frames” e nei cupi echi densi di insondabile inquietudine di piccoli scrigni quali “Displacement” e la conclusiva “Gray Hair Pillow”.

Un minimalismo apparente dietro al quale si cela un microcosmo di infiniti dettagli da assaporare lentamente.

h!u “re desiderio”

[fratto9]

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L’immaginario flusso emotivo di un re la cui caduta segna la fine di un’epoca. Trae la sua origine dalle trame incerte di una storia lontana nel tempo il lavoro di H!U, incentrato sulle vicende che condussero al declino del regno longobardo a seguito della campagna di invasione condotta da Carlo Magno. Scolpito utilizzando un’unica fonte sonora, “Re Desiderio” scandisce le principali tappe di questa vicenda narrata provando a ripercorrere il possibile turbine di sensazioni del suo principale protagonista.

Acuti riverberi che sinistramente si dilatano su un ruvido fondale aprono la narrazione catapultando senza mediazione nell’attimo carico di tensione dello scontro tra i due re riversandosi  in desolate onde che dipingono lo spettrale paesaggio da esso determinato. Ogni particella suona e risuona accuratamente cesellata e vira adesso verso tracciati cupamente obliqui, che materializzando l’inquietudine della fuga e della ricerca di un luogo in cui riparare, conducono alla sussurrata frenesia di una nuova partenza. Dopo un periodo di relativa stasi scandita da ridondanti luminose modulazioni si giunge al violento atto conclusivo determinato da un devastante incendio la cui eco è percepibile nell’immagine di copertina del disco.

Accattivante ricostruzione tra realtà ed immaginazione realizzata con preziosa attenzione ricavando un ampio spettro da una fonte essenziale.  Decisamente lessi s more.