darren mcclure & josé soberanes “future harbour”

[shimmering moods records]

cover.jpg

Tangibili proiezioni di un immaginario ruvidamente contemplativo. Dopo una prima tappa condivisa alcuni anni fa tornano ad incrociarsi le strade di Darren McClure e José Soberanes dando vita ad una nuova raccolta di dense istantanee sonore.

Partendo da un’affinità lessicale evidente, il sound artist irlandese e l’artista americano costruiscono un materico flusso generato dall’alternanza di ribollenti combinazioni di modulazioni sintetiche (“Granite”, Out Of The Real”) e atmosferiche aperture contemplative che lasciano prevalere la diffusione di cupe dilatazioni ambientali comunque mai prive di taglienti frammenti organici (“Future Harbour”, “Dewdrops”). Il crepitante magma che ne deriva scorre implacabilmente scabroso sia quando incede in modo compatto e perentorio, sia quando si disgrega in irregolari scie rumorose.

Ne risulta una sequenza mutevole che conserva come tratto distintivo l’estrema tattilità delle strutture  plasmate, perfettamente rispondenti alle personali visioni dei due artisti coinvolti.

 

Annunci

aaron martin & machinefabriek “seeker”

[dronarivm]

cover.jpg

Spigolose particelle sintetiche in disgregazione che combinandosi alla dolente grazia  delle tessiture del violoncello generano una trama sonora alla quale affidare le movenze di corpi che si incontrano sulla scena. Arriva dal recente passato la materia della nuova collaborazione tra Aaron Martin e  Rutger Zuydervelt, precisamente dal 2012 quando il coreografo spagnolo Iván Pérez  li coinvolse alla realizzazione delle musiche per il suo spettacolo “Hide and Seek”. I nove brani che compongono “Seeker” nascono difatti dalla rimanipolazione e dall’affinamento del materiale composto per l’occasione, un’unica lunga traccia presente adesso come bonus track digitale.

Nette e distinte convivono in pregevole equilibrio le due anime dalle quali il suono scaturisce, disegnando plastiche traiettorie definite dall’accostamento di dure frequenze elettroniche tendenti alla costruzione di distorte tessiture algide e riverberanti trame acustiche esplicate sotto forma di dense maree emozionali (“Wings in the grass”, “Seeker”) o leggere danze di note pulsanti (“Arms turn slowly”, “Leaves are swimming”). Il tono si muove costantemente in bilico tra una tenue luminosità avvolgente e un senso di greve drammaticità che trova il suo culmine nelle crepuscolari dilatazioni di “Close to dark”.

Una vibrante sequenza che definisce un’efficace sinergia in costante consolidamento.

uruk “i leave a silver trail through blackness”

[consouling sounds]

081677.jpg

Una dilatata scia attraverso dense nebbie cariche di oscuri presagi. A plasmarla troviamo due autori d’eccezione, Massimo Pupillo e Thighpaulsandra, che eclissandosi temporaneamente dai rispettivi consolidati percorsi artistici si ritrovano a dar vita ad un nuovo progetto che tramuta in progettualità condivisa una reciproca stima professionale.

“I leave a silver trail through blackness” è un unico lungo piano sequenza modulato da una sfaccettate ed estesa  gamma di frammenti e riverberi che penetrando nel vischioso fondale di basse frequenze droniche scavano un tortuoso ed irregolare tracciato che parzialmente svela il fitto ed impenetrabile mistero da esso profuso senza soluzione di continuità. Una tensione costante accompagna questo cauto incedere  caratterizzandone le sue mutevoli fasi in bilico tra crescendo di distorte ed inquiete frequenze  elettriche e dilatate aperture atmosferiche inclini ad una stasi solo apparentemente quieta.

Abbandonandosi allo svolgimento del greve flusso risultante, che trova in una struttura complessa e curata nei minimi dettagli il suo punto di forza, emerge nitido l’attento lavoro di cesello compiuto dai suoi due artefici, capaci di creare una narrazione cinematica di penetrante suggestione, priva di pause ridondanti e dal tono perfettamente coeso.

Sinesteticamente avvolgente.

https://consouling.be/news/introducing-uruk

seki takashi “think”

[acr]

cover.jpg

L’inquietudine del sentirsi soli in un incessante brulicare di vita, particella scissa da un tutto che si muove frenetico e indifferente. È una sensazione sempre più ricorrente tra chi trascorre la propria vita all’interno degli alienanti flussi dei grandi centri urbani e non ne è immune Seki Takashi, musicista d’istanza a Tokyo che attraverso le trame del suo nuovo lavoro prova a tradurre in suono tali apprensioni.

Gli otto capitoli che compongono “Think” costruiscono una meditativa narrazione fatta di persistenze risonanti che mutuano il senso di distacco derivante da tale condizione (“Voices”, “Reflection II”) e di densi soffi sintetici dai toni oscuri che si espandono con fare ossessivo (“Reflection I”, “Subway”) fino a tramutarsi in fitte nebbie isolanti (“Stopped thinking”) o che si aprono ad inattese stille melodiche che cadono come gocce di tangibile malinconia (“Wear down”).

È un punto di vista profondamente intimo ed emozionale esplicitato attraverso la costruzione di un ambiente algido e respingente dal centro del quale è possibile continuare ad osservare un mare tumultuoso incapace di bagnarci.

 

odio sis “gestimmtseit”

[triple moon records]

cover

Un compresso e claustrofobico abisso dal quale si sprigionano le oscure sfaccettature di un animo isolato ed inquieto. È un nero caleidoscopio di tracciati obliqui e spesso divergenti quello modellato da Nina Hoppas per dare vita al suo nuovo lavoro breve sotto l’abituale pseudonimo Odio Sis, accidentato percorso attraverso stati d’animo tumultuosamente meditativi.

Ruvidi bordoni pervasi da pulsazioni frenetiche, spesso compenetrati a stralci vocali distorti e disorientanti, configurano spettrali elucubrazioni dall’incedere ossessivo alternandosi a deflagranti impennate rumorose cariche di frequenze distorte, il tutto a generare una lisergica deriva postmoderna ribollente e cangiante, densa di riferimenti derivanti dalle sperimentazioni dei decenni passati. Partendo dalla strisciante tensione di “Swell” e “Labyrinth” ci si ritrova così proiettati nelle vorticose spirali di “’Celui qui brule’” e “Thelxiope” fino a giungere ai profondi e fatali rintocchi della conclusiva “Kronos”.

Una sotterranea esplorazione dai tratti mutevoli intrisa di una costante ricerca di forme non convenzionali.

Intimismo tortuoso.

 

dr “field recording meets sound”

[krysalisound]

Cover.jpg

Abbandonarsi alle suggestioni derivanti dal quotidiano che ci circonda per giungere alla visualizzazione di vividi bozzetti sempre più distanti dal dato oggettivo. È un voler traslare la concretezza in onirica immaginazione che muove il processo creativo di Dominic Razlaff, artista tedesco giunto al suo terzo lavoro nel quale insegue l’inversione di un ordine abituale per tentare di percorrere un tracciato differente.

Le riprese ambientali catturate nel corso dell’anno diventano così punto di partenza per sviluppare brevi temi melodici di valenza impressionistica che lentamente emergono tra i suoni registrati. Tali istantanee plasmate attraverso sinuose fluttuazioni sintetiche o come fragili frammenti acustici di ukulele solo occasionalmente si rivelano con immediatezza combinandosi fin da subito alle voci e ai rumori di cui rappresentano un ipotetico completamento, piuttosto che sgorgare gradualmente dal flusso concreto.

Da tali premesse nasce un viaggio immaginifico capace di fondere in un’unità affascinante realtà e sogno generando un ulteriore piano percettivo dalla definizione sfuggente.

Sognando ad occhi aperti.

qod “absequence”

[silentes]

sme1765

Una fluida sequenza di complesse geometrie frattali generanti intricate forme di effimera consistenza. È un incontro tra creatività diversamente pulsanti  a generare qod, pirotecnico duo formato da Moreno Padoan e Andrea Bellucci che con “Absequence” giunge al suo esordio discografico.

Convulse spirali ritmiche si combinano in tracciati in rapido consolidamento a cui si sommano rumorose interferenze originando aleatori codici sonici percorsi da elettriche frequenze che con altrettanta celerità si dissipano disgregandosi in improvvise deflagrazioni (“Dazed Cube”, “Calibrated Details”) o semplicemente spegnendosi  gradualmente (“Satasya”, “Sun7”).

I due diversi punti di vista che animano il progetto costantemente si incontrano/scontrano definendo un ribollente ambiente algido fatto di obliqui diagrammi dall’andamento irregolare strutturanti psicotiche gabbie sonore dall’influsso disturbante.

Acidi vortici sintetici.