Svart1 "Monòtono"

[Mask of the Slave]

Nero profondo e saturo squarciato da effimere, affilatissime lame di luce accecante. È una deriva monocromatica dai tratti algidi e dai contrasti decisi a prendere forma attraverso i nove capitoli del nuovo lavoro di Raimondo Gaviano a firma Svart1, una lunga e penetrante scia in bilico tra sulfuree immersioni ipogee e antigravitazionali escursioni cosmiche.

Denso magma dronico in costante sviluppo si muove a velocità ridotta e mutevole generando un vischioso flusso ossessivo e ossessionante interpolato da flebili frammenti di materica consistenza che ne infrangono l’incedere opprimente. È nell’oscurità che ci si muove, tra accidentati territori pervasi da sentori nordici che acquisiscono maggiore impatto quando si scontrano con incalzanti linee pulsanti prive di intento strutturante, spesso emergenti come autonomo tracciato che accentua il senso di persistente enigma e crescente disagio disegnato dalle spettrali modulazioni sintetiche.

Una dilatata sequenza di allucinate visioni che si susseguono in una disturbante notte liquida senza termine.

Christoph Berg “Tape Anthology Vol. 1”

[Monochrome Editions]

Materiche istantanee che si susseguono come sbiadita eco di frammenti di memoria in costante dissoluzione. Affida a se stesso Christoph Berg l’onere di inaugurare il percorso della sua neonata Monochrome Editions, etichetta dedicata ad uscite che hanno nella manipolazione del nastro il proprio nucleo compositivo, istanza a cui questo “Tape Anthology Vol. 1” perfettamente aderisce.

Accostando e sommando risonanze ambientali, suoni trovati ed occasionali trame strumentali, il musicista tedesco costruisce un accidentata peregrinazione sonora attraverso territori distanti la cui immagine è resa inafferrabile da un costante processo di trasfigurazione delle fonti che completa un lavoro di precisa e minuta cesellatura volto a non dare piena definizione ad un viaggio che vuole essere irrisolto spunto sensoriale.

Ci si ritrova così a vagare tra obliqui flussi mnemonici ammantati da un costante senso di spaesamento, traiettorie che hanno nell’occasionale emergere di brevi tratti armonici momentaneo punto di riferimento a cui affidarsi  prima di ritrovarsi ancora una volta immersi in una densa coltre di nebbiosa inquietudine.

AES Dana “Inks”

[Ultimae]

Suono che scorre rapido e vitale come artificiale plasma che nutre iperbolici viaggi verso siderali orizzonti sintetici.  È un tragitto lungo ed incalzante quello che Vincent Villuis propone come ottava tappa del suo progetto AES Dana, un’esplorazione sensoriale che si nutre delle molteplici componenti che ne hanno influenzato fin qui il personale percorso artistico.

Interamente strutturate su un incedere ritmico marcato e preminente, le undici tracce del lavoro costruiscono una ostinata traiettoria pulsante su cui si innestano atmosferiche trame melodiche spesso relegate al ruolo di indispensabile corollario capace di aggiungere dettagli e sfumature ad un battere altrimenti fin troppo ipnotico e allucinato. Una presenza essenziale che nei passaggi più riusciti riesce ad imporsi facendo virare il flusso sonico verso atmosfere ambientali maggiormente avvolgenti ed evocative (“Inks”, “Transparency Syndrome”, “The Gradual District”).

Una navigazione vorticosa che lascia godere pienamente del territorio attraversato quando fa valere l’intensità dello sguardo sulla velocità del suo evolversi.

qqqØqqq / KAOSMOS “Sins and Destiny Revelations Under a Buried Sun”

[Casetta/Solium/Avosync/E’ Un Brutto Posto Dove Vivere/Contemplatio]

Ruvida materia che scorre vischiosa sotto un asfissiante sole nero.

Inesorabile e privo di varchi verso oasi ristoratrici si sviluppa “Sins and Destiny Revelations Under a Buried Sun”, tracciato sonico in due parti catturato su nastro che vede affiancato il duo veneto qqqØqqq, formato da Tommaso Busatto e Carlo Mantione, e la musicista turca Filiz Sert celata sotto lo pseudonimo KAOSMOS. Un lato affidato a ciascuno per plasmare la propria oscura visione.

 “Bury the sun and the deer will reveal your destiny”
Reiterate frequenze sintetiche avanzano ostinate, sospinte a fatica da regolari pulsazioni che scandiscono l’espandersi di una deriva carica di stordente alienazione, peregrinazione afasica che improvvisamente si dissolve per riversarsi in una plumbea distesa di ruvidi bordoni che continua a riverberare fino a divenire definitiva eco che conduce ad un silenzio assordante.

“There is no sin uncommited under the sun”
Graffianti risonanze ambientali introducono e permangono sullo sfondo di una cupa spirale di modulazioni dense ed impenetrabili che gradualmente costruiscono un sulfureo vortice carico di disturbante tensione. È un discendere sempre più rapido verso profondità insondabili dove tutto si tramuta in algido soffio privo di qualsivoglia traccia vitale.

Bipartita traiettoria sensoriale attraverso territori pervasi da tagliente inquietudine.

Snufmumriko “Sekunder, eoner”

[Dronarivm]

Tempo che scorre dilatandosi fino a perdere consistenza e tramutarsi in eterna sospensione. È un viaggio cosmico luminoso e riflessivo quello plasmato da Ingmar Wennerberg nel suo nuovo lavoro a firma Snufmumriko, un sinuoso tracciato che si libra lieve come puro pensiero che naviga al di là delle nuvole.

Modulazioni sintetiche fluide si espandono generando avvolgenti ambienti costellati da riflessi sognanti, torrenti risonanti che si muovono tra ammalianti progressioni scandite da morbide pulsazioni e quiete distese meditabonde in cui perdersi guidati dall’elettronico incedere.

Un andare accattivante di frammenti melodici che emergono e si disperdono tra i vapori di una materia sonica quasi impalpabile che racconta di paesaggi sensoriali vividi e palpitanti estratti da un universo onirico e confortante.

Open to the Sea “Another Year Is Over, Let’s Wait for Springtime”

[Midira Records]

Un sipario che si riapre per concedere un nuovo sguardo su un melodico paese delle meraviglie dai confini sempre più ampi ed inafferrabili. A distanza di più di due anni riemerge l’universo incantato plasmato dall’incontro tra Enrico Coniglio e Matteo Uggeri, rinnovato sodalizio che trova adesso una sua peculiare denominazione mutuata dal titolo del primo capitolo e sceglie di nutrirsi ancor di più dei preziosi contributi di una serie di collaboratori intercettati lungo diversificate rotte artistiche.

Ecco così tra le frammentate ed incantate trame armoniche sempre più articolate e ricche di sfumature, disegnate dall’interpolazione di fraseggi acustici, frequenze sintetiche, morbide pulsazioni ed echi ambientali, riaffiorare il sognante ed evanescente canto di Lau Nau, a cui si affianca quello enfatico di Romina Kalsi, e la teatrale vocalità di John Guilor a cui fa eco la narrazione di Yan Jun.  

Ulteriori variazioni cromatiche provengono dalle ammalianti trame di violoncello di Andrea Serrapiglio e dalle oblique risonanze della tromba di Alessandro Sesana che si incastrano con precisione in questo territorio al tempo stesso accogliente e straniante, che si muove incessantemente tra quiete derive atmosferiche (“Uninvited Ghost”, “Tapes and Cows”) e forme-canzoni dallo sviluppo fragile e sinuoso (“HeavyLike a Falling Leaf”, “Particles”), trovando compiutezza formale nelle oscure sonorità eighties guidate dalla voce di Dominic Appleton (“Facing the Waves”).

Un paesaggio caleidoscopico e sfuggente nel quale perdersi inseguendo immaginifici tracciati minuziosamente cesellati.

Luca Longobardi “The Yard Sale”

La vita accade e il suo riflesso sono le emozioni generate dal suo fluire, sensazioni che a volte diventano suono per essere offerte a chi vuole parteciparne. Tale afflato si espande dalle trame del nuovo viaggio in musica disegnato da Luca Longobardi, lucente caleidoscopio melodico pervaso da disarmante immediatezza.

Immersi in un oceano cangiante, in bilico tra palpitanti progressioni (“Medussa”, “Dodicina”) e morbide distese cariche di struggente malinconia (“La prima ora”, “That very moment”), che a tratti si alternano all’interno della medesima traccia (“Keon”), è sempre nella voce del pianoforte che si ritrova il faro pronto a fare da riferimento nel turbine dell’avvolgente e vorticosa emotività espressa dal musicista calabrese, cardine che sempre più spesso viene ibridato da fragili tessiture sintetiche e flebili echi ambientali che ne amplificano il portato sensoriale.

È un andare cullante, ricco di variazioni cromatiche e sfumature, un susseguirsi di preziosi momenti che con elegante semplicità si imprimono nel profondo dell’anima.