Danny Scott Lane “How To Empty A Cup”

[Shimmering Moods Records]

Immagini che lentamente prendono forma, liberamente ispirate dal quieto mondo in cui si è immersi. È un catalogo di pensieri in libertà restituiti con delicata grazia ciò che sancisce l’esordio discografico di Danny Scott Lane, un album di luminose istantanee dalle cromie tenui catturate durante giornate placidamente uggiose.

E del sentore della pioggia, della quieta malinconia che da essa emana, le trame armoniche definite dai fraseggi della tastiera combinati a flebili risonanze ambientali sono interamente intrise. Essenziali e sinuosi si dipanano gli otto flussi che compongono la sequenza, nominati secondo una numerazione non rispettata e i cui orizzonti trovano ampliamento attraverso i contributi di una serie di artisti chiamati dal musicista di Los Angeles ad arricchire le sue melodie agrodolci.

Scorre via rapido e gentile “How To Empty A Cup”, lasciandoci negli occhi il brillio delle gocce che danzano sul paesaggio e nelle narici la cullante evidenza di un nostalgico perticore.

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Simon Balestrazzi & Nicola Quiriconi “Licheni”

[AZOTH]

Interazione che diviene scintilla, particelle risonanti che si confrontano innescando ribollenti traiettorie testimoni di un microcosmo teso ed in costante mutazione. È una sinergia tutt’altro che improvvisa ed inattesa ad unire i percorsi di Simon Balestrazzi e Nicola Quiriconi visto le collaborazioni che li hanno visti protagonisti,  tra cui le due uscite del progetto DAIMON di cui rappresentano i due terzi di un organico completato da Paolo Monti/The Star Pillow.

Ciò che costituisce novità qui è che si tratta della prima realizzazione come duo, album capace di decretare con evidenza una comunanza artistica profonda e fruttuosa. È difatti con preciso e simbiotico incastro che si incontrano e fondono i loro rispettivi universi sonori generando una coesa sequenza di trame in costante evoluzione, costruita attraverso il graduale intrecciarsi di materici riverberi, segnali stridenti e frequenze vocali utilizzate come mera fonte acustica.

Ciò che emerge da questa fusione non è mai una forma chiusa, bensì un processo in divenire estremamente vitale che sommando frammenti e dettagli definisce un ambiente elettroacustico non disegnandone i tratti, ma focalizzandosi sulle sue dinamiche interne. Da tale premessa prende vita una dinamica esplorazione condotta  tra le pieghe di un territorio sensoriale vivido dalla consistenza intensamente tattile.

Purl & protoU “Sub Life”

[DRONARIVM]

Lenti flussi ambientali che gradualmente si dipanano fino a divenire visione interiore in costante tumulto. È dall’osservazione dei fenomeni naturali, del loro costante evolversi che trae linfa il sinergico incrocio tra Purl e protoU, collaborazione che si muove verso la definizione di una deriva sensoriale che muove dall’esterno verso l’interno.

Abbandonandosi al sentire connesso all’esplorazione del mondo circostante, all’introiettamento  di forze ancestrali che fluiscono tra densi e misteriosi vapori, i due artisti costruiscono un liquido percorso tra placidi paesaggi velati da ombre indissolubili, ambienti avvolgenti definiti da dilatate modulazioni da cui emergono estratti ambientali, frammenti armonici ed indefiniti stralci vocali. Ne scaturisce una palpitante discesa in cinque atti verso scenari immaginifici che riflettono l’inquieto movimento di palpitanti emozioni stimolate dalla visione.

Rappresentazione della soglia dove realtà e sogno coincidono.

Xu “Taking refuge”

[manyfeetunder]

Un territorio rarefatto in cui ogni singolo dettaglio, ogni sfumatura diventa prezioso frammento narrativo. Procede lungo la rotta sommessamente ribollente definita in “Whisper my world” il percorso artistico di Nicola Fornasari sotto lo pseudonimo Xu e lo fa arricchendosi di un nuovo tassello profondamente  vitale.

Accostando e incrociando circolari frequenze sintetiche e trame analogiche pervase di fine grana, Fornasari sviluppa un immaginifico itinerario che ancora una volta rinuncia alla densità favorendo il libero espandersi di minute stille risonanti e flebili modulazioni che intersecandosi danno origine ad essenziali ambienti sensoriali da esplorare con scrupolosa minuzia. Ognuna delle tracce di questo luminoso flusso  contiene una suggestiva componente evocativa e un percepibile portato materico fusi in armonica sintesi.

Un universo vivido, un accogliente rifugio, nel quale immergersi fino in fondo.

Paolo Sanna “Gesture’s consequence”

[AKArec]

Azione che genera suono tramutando in effetto tangibile il pensiero artistico di un musicista alla costante ricerca di nuove forme. Nulla è mai scontato, nessun mezzo è mai percepito semplicemente per come viene comunemente definito lungo il percorso esplorativo di Paolo Sanna, alchimista maturo e consapevole che indaga senza sosta i margini di un universo risonante generato da fonti inattese e da strumenti visti sotto una luce inedita.

Incrociando come d’abitudine i riverberi ottenuti da oggetti trovati e dall’utilizzo di pratiche estese, il musicista sardo plasma una crepitante sinfonia divisa in due movimenti che lascia emergere frammenti carichi di tensione e stille dai forti rimandi ancestrali da un essenziale fondale fatto soprattutto di silenzio. È un’immersione profonda tra pulsazioni ed echi irregolari pervasi del sapore e della consistenza della terra, un tragitto tutt’altro che semplice da intraprendere che richiede attenzione e abbandono, capace di regalare evocative suggestioni a chi si lascerà andare al suo incedere.

Francesco Giannico “Les Mondes Immaginaires”

[Time Released Sound]

Visioni da un universo distante nello spazio e nel tempo, lenta esplorazione di un luogo immaginario eppure tanto affine da divenire proiezione di uno stato d’animo fortemente radicato nel mondo circostante. Ha il sapore della metafora, dell’invenzione necessaria a raccontare con distacco il presente, il nuovo tracciato risonante plasmato da Francesco Giannico, immaginifica immersione in un paesaggio surreale dai tratti malinconicamente evanescenti.

Accentuando un portato poetico già prepotentemente rivelato attraverso le traiettorie marine di “Deepness”, Giannico costruisce una sinuosa deriva sensoriale scaturente dall’ibridazione di morbide modulazioni, estratti ambientali  e delicate armonie che compenetrandosi danno origine ad ovattati fondali pervasi da flebili frammenti crepitanti che lasciano risuonare con forza stille acustiche di chitarra e pianoforte. È uno scorrere placido e circospetto, inizialmente pervaso da un senso di profonda e contemplativa quiete che gradualmente vira verso una dimensione narrativa più inquieta e umbratile che accoglie enfatiche tracce vocali e prolungate scie sintetiche fino a divenire minaccioso riverbero che si espande dalle ruvide frequenze della conclusiva  “Annihilated”.

Il risultato ottenuto da tale combinazione è ancora una volta un viaggio che fonde e confonde realtà ed immaginazione, sogno lucido vivido ed ammaliante perfettamente tradotto in immagine dalle manipolazioni fotografiche che accompagnano i suoni divenendone imprescindibile eco.

ranter’s groove “haiku”

[kaczynski editions]

Fugaci incursioni attraverso miniature risonanti in cui suono e ritmo si fonde e confonde per giungere ad un punto di equilibrio precario eppure efficace. Ispirati ai componimenti nipponici dal cui nome trae il titolo, il nuovo lavoro dei ranter’s groove disegna un ambiguo tragitto scandito dallo scorrere di essenziali paesaggi che dagli haiku mutuano brevità e senso di imperfetta compiutezza.

Incastrando in scarni flussi estratti ambientali, riverberi crepitanti e frammentarie linee percussive che procedono irregolari, il duo costruisce un microcosmo allucinato ed indefinito che non rispecchia il senso di quiete insito nei versi e nella cultura da cui trae origine e riflettendo piuttosto l’inquietudine e il convulso divenire senza soluzione di continuità di un mondo al limite della distopia.

Sono concisi intrecci che ipnotizzano ed ingabbiano creando un senso di sfasamento costante, un viaggio non lineare fatto di piccoli balzi disorientanti. Obliquità ammaliante.