benjamin finger “scale of blindness”

[eilean]

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Immersi in un caleidoscopico mare di sfaccettate modulazioni in costante mutazione. L’estrema duttilità di Benjamin Finger, capace di spaziare da territori marcatamente pulsanti a diafani paesaggi acustici, non è certamente un mistero e una nuova conferma della sua poliedricità ci giunge dal suo secondo contributo alla definizione della eterogenea mappa della francese eilean records.

L’artista norvegese non sceglie un taglio definito per questo suo nuovo viaggio, preferendo piuttosto far confluire molteplici esperienze pregresse in un immaginifico universo sensoriale difficilmente catalogabile. È una sinuosa deriva ambientale quella plasmata da Finger, capace di trasportare con naturalezza e consequenzialità dalla cosmica ambience pervasa da sottile grana  di “Halogen Flux” fino al conclusivo approdo definito dalle placide fluttuazioni di “Vanishing Faces”, attraversando convulsi vortici lisergici (“Anxiety Blues”), spettrali riverberi ossessivamente reiterai (“If Memory Preserves”), dense persistenze dall’incedere obliquo (“Vagabond Void”), cupe frequenze tremule (“Fragrant Darkness”), dilatazioni dal tono solenne (“Earview Map”) e inquiete tessiture acute (“Failing A Sleep”).

Una liquida spirale che assume nuova forma ad ogni passaggio.

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artcore machine “I A – II A – III A”

[xonar]

Una convulsa e caleidoscopica deriva postmoderna divisa in sei lunghi paragrafi accoppiati a costituire tre differenti capitoli. Complessa e ambiziosa è la navigazione proposta da Moreno Padoan  e Roberto Beltrame attraverso le pirotecniche trame del nuovo lavoro firmato Artcore Machine, totalizzante  immersione in profonde oscurità dai tratti prevalentemente aspri e respingenti.

I A
Incalzanti flussi permeati da marcate pulsazioni sintetiche disegnano dinamiche progressioni intersecanti stridenti frequenze  a densità scabrosa ascendente fino a giungere ad uno stagnante approdo lisergico. Un breve respiro e si riparte risucchiati da una vorticosa spirale di battiti irregolari e ruvidi crescendo che giungono al limite del rumore bianco per sciogliersi in dilatati riverberi carichi di cupo mistero.

II A
Un’onda di graffianti frammenti  avanza compatta e travolgente senza alcuna tregua fino riversandosi in un secondo atto fatto di oblique modulazioni interpolate da essenziali stille ritmiche conferenti una consistenza tattile che soltanto nel finale ritrova una marcata componente abrasiva.

III A
Un’inattesa danza di luminose armonie sintetiche plasma un paesaggio cosmico che si alterna a deflagranti passaggi ritmici permeati da granulose scariche generando un’articolata sinusoide tra atmosfere divergenti  annullata dalla notturna e spettrale ambience pervasa da un persistente soffio algido dell’ultimo atto.

Una trilogia intricata dal tono unitario e dalla costruzione cinematica che attraverso una sapiente strutturazione di visioni diversificate mantiene viva l’attenzione durante tutta la sua lunga durata.

Per viaggiatori impavidi ed esperti.

 

filtro “materia”

[dokuro]

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Un impenetrabile magma di abrasive frequenze che scorrono implacabili. Continua il percorso di ricerca del duo formato da Angelo Bignamini e Luca De Biasi incentrato sulla creazione di materici tracciati narrativi scaturenti da un processo di improvvisazione che coinvolge l’utilizzo di nastri e modulazioni sintetiche interpolate a plasmare dense stratificazioni granulose.

Accomunate da una spiccata tattilità, le due lunghe tracce del lavoro, che occupano ciascuna l’intero lato della cassetta, costruiscono un duplice flusso dal tono affine ma differenziato nella costruzione e nello sviluppo. La prima metà è caratterizzata da un ribollio incessante di frammenti combinati in vorticose spirali dall’andamento costante, un bombardamento continuo nel quale si inseriscono man mano nuove graffianti particelle a scandire un incedere altrimenti graniticamente uniforme. Diversamente la side B presenta un andamento irregolare fatto di accelerazioni e ascese che si stagliano dal crepitante fondale disegnando un ipotetico paesaggio in costante mutamento osservato attraverso il vetro di un mezzo in movimento.

Un viaggio accidentato e certamente non a tutti accessibile, da affrontare alla ricerca di suggestioni  sensoriali vividamente concrete.

aaron martin “a room now empty”

[preserved sound]

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L’evanescente  fluire di flebili tracce del passato generanti travolgenti onde emozionali che invadono la solitudine di  una stanza vuota. Dirige nuovamente il suo sguardo verso immaginifici luoghi della memoria Aaron Martin tornando a pubblicare un lavoro personale ad anni di distanza dalla meravigliosa  danza cosmica di “Comet’s coma”.

A partire dal suono del suo violoncello, declinato utilizzando tecniche e modalità ampie e variegate, il musicista americano disegna un intimo percorso fatto di sinuose fluttuazioni dal tono solenne che si dispiegano assecondando avvolgenti spirali ascendenti di frequente arricchite  da preziose sfumature derivanti dall’utilizzo di un ampio numero di strumenti. In questo modo alla struggente liricità di partiture essenziali fanno eco delicati bozzetti resi ancor più vividi da sussurrati arpeggi e dilatate fughe di vibranti risonanze contemplative.

Sono presenze vaporose e nostalgiche quelle plasmate da Aaron Martin, fragili echi di sensazioni distanti nel tempo eppure ancora profondamente percepibili che dissolvendosi lasciano in balia di un assordante silenzio.

Chiudete gli occhi e aprite il cuore.

matteo uggeri & luca bergero “words delicate flight”

[manyfeetunder / grain of sound]

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Un fluido scorrere di frammenti che emergendo gradualmente disegnano un  evocativo tracciato dai contorni sfuggenti. Si riversano in un unico flusso privo di soluzione di continuità i cinque capitoli di “Words Delicate Flight”, lavoro collaborativo di Matteo Uggeri e Luca Bergero risalente  al 2013 e che adesso giunge finalmente alla sua pubblicazione.

Dilatati riverberi, riprese ambientali e una crepitante costellazione di stille granulose si intrecciano generando un denso torrente sensoriale il cui portato emozionale viene aumentato dalla comparsa di essenziali linee melodiche. L’enfasi delle trame di violoncello di Andrea Serrapiglio si incastrano conferendo un tono nostalgico alle ruvide frequenze di “Paper blocks” e “Ink lines”, così come il sax di Luca Serrapiglio delinea umori cangianti in “Broken keys” passando dall’iniziale briosa leggerezza ad una dilatata eco dolente. A persistere è un’aura vagamente malinconica che si protrae fino alla conclusiva onirica deriva che da il titolo all’album, danza di disgregate particelle organiche in sospensione impreziosita dalle risonanze della chitarra di My Dear Killer.

Vivido impressionismo sonoro.

 

ian hawgood + giulio aldinucci “consequence shadows”

[home normal]

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Una crepitante danza di minuti frammenti che riverberando conferiscono profondità a contemplative visioni immerse in uno stato di apparente ibernazione. Dopo la poetica peregrinazione cesellata con Danny Norbury , Ian Hawgood continua il suo percorso artistico pubblicando un nuovo lavoro a quattro mani che lo vede affiancato a Giulio Aldinucci, talentuoso e affermato autore altrettanto avvezzo a composizioni condivise.

Frutto di uno lungo scambio a distanza, “Consequence shadows” costruisce un’atmosferica sequenza di luminosi paesaggi permeati da sinuose ed algide persistenze interpolate da granulose stille organiche. Sono scorci che lentamente si dilatano a formare vaporose distese dalle quali prepotenti emergono vividi dettagli sotto forma di acute frequenze tendenti a dissolversi in un crescente rumore bianco (“Embarking shadows”), stille armoniche intrecciate a vibranti micro pulsazioni (“Only microns”) e risonanze melodiche che si reiterano generando un’ipnotica e cullante ridondanza (“The wasted consequence”). Un insieme di elementi che generano un quadro coeso nelle atmosfere e cangiante nelle sfumature, che ritornano condensate in un unico ultimo indugiante sguardo negli oltre diciassette minuti di “Other ashes”, le cui immaginifiche trame trovano un’ulteriore evanescente ampliamento nella rimodulazione operata da Stijn Hüwels.

Una vibrante deriva sensoriale.

carlo giustini “la stanza di fronte”

[acr]

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Differenti scenari di un medesimo luogo indagati alla ricerca di impercettibili tracce di una flebile ma inestinguibile vitalità. È una minuziosa esplorazione delle interazioni tra l’uomo e il suo ambiente domestico ad informare il lavoro di Carlo Giustini, ricerca concretizzata catturando le oscillazioni ambientali di quattro differenti stanze di un edificio risalente alla seconda metà degli anni sessanta.

I flussi risultanti dalla modulazione delle riprese effettuate plasmano spettrali racconti  dall’incedere sinuoso, permeati da una costante crepitante grana che accentua l’aura hauntologica che prepotente emerge nel corso degli oltre quaranta minuti del disco. Echi di memorie lontane nel tempo sembrano apparire per intrecciarsi alle risonanze concrete determinate dalla contingenza, determinando una compresenza di piani temporali  fusi in un presente fortemente evocativo pervaso da un serpeggiante senso di attesa per qualcosa che potrebbe inesorabilmente accadere.

Un viaggio interessante da affrontare con la necessaria attenzione verso ogni singolo dettaglio.

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