matteo uggeri & luca bergero “words delicate flight”

[manyfeetunder / grain of sound]

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Un fluido scorrere di frammenti che emergendo gradualmente disegnano un  evocativo tracciato dai contorni sfuggenti. Si riversano in un unico flusso privo di soluzione di continuità i cinque capitoli di “Words Delicate Flight”, lavoro collaborativo di Matteo Uggeri e Luca Bergero risalente  al 2013 e che adesso giunge finalmente alla sua pubblicazione.

Dilatati riverberi, riprese ambientali e una crepitante costellazione di stille granulose si intrecciano generando un denso torrente sensoriale il cui portato emozionale viene aumentato dalla comparsa di essenziali linee melodiche. L’enfasi delle trame di violoncello di Andrea Serrapiglio si incastrano conferendo un tono nostalgico alle ruvide frequenze di “Paper blocks” e “Ink lines”, così come il sax di Luca Serrapiglio delinea umori cangianti in “Broken keys” passando dall’iniziale briosa leggerezza ad una dilatata eco dolente. A persistere è un’aura vagamente malinconica che si protrae fino alla conclusiva onirica deriva che da il titolo all’album, danza di disgregate particelle organiche in sospensione impreziosita dalle risonanze della chitarra di My Dear Killer.

Vivido impressionismo sonoro.

 

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ian hawgood + giulio aldinucci “consequence shadows”

[home normal]

homen094 Ian Hawgood + Giulio Aldinucci 'Consequence Shadows' lo res.jpg

Una crepitante danza di minuti frammenti che riverberando conferiscono profondità a contemplative visioni immerse in uno stato di apparente ibernazione. Dopo la poetica peregrinazione cesellata con Danny Norbury , Ian Hawgood continua il suo percorso artistico pubblicando un nuovo lavoro a quattro mani che lo vede affiancato a Giulio Aldinucci, talentuoso e affermato autore altrettanto avvezzo a composizioni condivise.

Frutto di uno lungo scambio a distanza, “Consequence shadows” costruisce un’atmosferica sequenza di luminosi paesaggi permeati da sinuose ed algide persistenze interpolate da granulose stille organiche. Sono scorci che lentamente si dilatano a formare vaporose distese dalle quali prepotenti emergono vividi dettagli sotto forma di acute frequenze tendenti a dissolversi in un crescente rumore bianco (“Embarking shadows”), stille armoniche intrecciate a vibranti micro pulsazioni (“Only microns”) e risonanze melodiche che si reiterano generando un’ipnotica e cullante ridondanza (“The wasted consequence”). Un insieme di elementi che generano un quadro coeso nelle atmosfere e cangiante nelle sfumature, che ritornano condensate in un unico ultimo indugiante sguardo negli oltre diciassette minuti di “Other ashes”, le cui immaginifiche trame trovano un’ulteriore evanescente ampliamento nella rimodulazione operata da Stijn Hüwels.

Una vibrante deriva sensoriale.

carlo giustini “la stanza di fronte”

[acr]

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Differenti scenari di un medesimo luogo indagati alla ricerca di impercettibili tracce di una flebile ma inestinguibile vitalità. È una minuziosa esplorazione delle interazioni tra l’uomo e il suo ambiente domestico ad informare il lavoro di Carlo Giustini, ricerca concretizzata catturando le oscillazioni ambientali di quattro differenti stanze di un edificio risalente alla seconda metà degli anni sessanta.

I flussi risultanti dalla modulazione delle riprese effettuate plasmano spettrali racconti  dall’incedere sinuoso, permeati da una costante crepitante grana che accentua l’aura hauntologica che prepotente emerge nel corso degli oltre quaranta minuti del disco. Echi di memorie lontane nel tempo sembrano apparire per intrecciarsi alle risonanze concrete determinate dalla contingenza, determinando una compresenza di piani temporali  fusi in un presente fortemente evocativo pervaso da un serpeggiante senso di attesa per qualcosa che potrebbe inesorabilmente accadere.

Un viaggio interessante da affrontare con la necessaria attenzione verso ogni singolo dettaglio.

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klangriket & sjors mans “the amsterdam sessions”

[piano and coffee records]

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Un’affinità percepita con immediatezza e tramutata in condiviso atto creativo. Dando seguito ad uno scambio di idee e suoni nato con somma naturalezza, Fabian Rosenberg e Sjors Mans si sono in breve tempo ritrovati nello studio olandese di quest’ultimo a confrontarsi lasciando libero corso ad improvvisazioni e piccoli esperimenti.

Il risultato di questi quattro giorni è la pubblicazione di un lavoro breve contenente cinque eterogenee  tracce chi si muovono tra aggraziate tessiture pianistiche fatte di luminose stille danzanti (“Vondelpark”) e delicate fughe impreziosite dall’apporto di emozionali linee di archi (“Hamerstraat”, “Leidseplein”) e modulazioni elettroniche combinate in pulsanti flussi dinamici (“Prinsengracht”) o evanescenti dilatazioni emozionali (“Zeedijk”).

Un piccolo esperimento dal quale emergono differenti potenzialità.

velleitie “scheming the afterimage with god herself”

[sounds against humanity]

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Sospesi in un’amniotica distesa  di morbide fluttuazioni. Sono calde e luminose movenze in costante espansione a comporre “Scheming the afterimage with god herself”, lavoro pubblicato ad inizio estate da Sean Kase aka Velleitie in formato digitale e la cui edizione fisica sancisce l’esordio  della nostrana Sounds Against Humanity.

Avvolgenti bordoni dall’incedere cullante e percorsi da striature flebili che ne increspano appena la superficie definiscono  nove racconti plasmando un galleggiante percorso dai toni intensamente meditativi che investono le liquide modulazioni spesso inclini ad una solenne staticità (“Other Scenarios”, “Last Flight for Cher Ami”). A scalfirne l’estrema persistenza, segnando preziose variazioni d’atmosfera, intervengono ovattate pulsazioni dalla cadenza mesmerizzante (“Oil Combing the Arid Grid”), sinuose correnti ridondanti (“Standing Still in Loud Colour”) ed enfatiche trame di violoncello dall’accentuato lirismo (“Interlude for Withdrawing with the Intention of Returning”).

Un dilagante flusso atmosferico, che smorza il suo carattere accogliente soltanto nel finale percorso da ruvide frequenze ascensionali, al quale cedere senza riserve.

ornella cerniglia “l’attesa”

[almendra music]

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Una stanza immersa in uno spazio fuori dal tempo dove tutto diviene eterno presente. È un flusso narrativo che coniuga elementi distanti sulla scorta di un’affinità umorale a sancire l’esordio solista di Ornella Cerniglia, lavoro breve a cui nel corso dell’anno seguirà la pubblicazione del primo lavoro sulla lunga distanza dell’eclettica pianista e compositrice siciliana.

All’interno di questo piccolo scrigno che plasma una preziosa oasi di fragile purezza si ritrovano due tracce originali della musicista incastonati tra due composizioni che giungono dal novecento a costruire un virtuoso dialogo tra memoria e futuro imminente che in più occasioni ha già informato le produzioni di Almendra .

La scena si apre sui cupi rintocchi della spettrale essenzialità di “Sinister Resonance” di  Henry Cowell, che disgregandosi conducono con somma naturalezza ai fraseggi armoniosamente obliqui di “Cu’ va e cu’ veni” e all’enfatico incedere della title track, il cui spettro sonoro è preziosamente ampliato dagli innesti sintetici di Giovanni di Giandomenico. A chiusura di questo interlocutorio debutto è posto l’ulteriore omaggio al passato rappresentato da “Una pastorale etnea” del conterraneo Francesco Pennisi, che con il suo contemplativo romanticismo regala un ultima immaginifica visione prima del ritorno alla convulsa quotidianità.

Non resta che rimanere in paziente attesa.

 

kate carr “from a wind turbine to vultures (and back)”

[flaming pines]

Cover Art

La voce di un pendio immerso nella solitudine raccontata da dieci punti dislocati lungo il cammino. È il risultato di una residenza artistica svoltasi in un piccolo centro dell’Andalusia il nuovo lavoro di Kate Carr, mappatura sonora di un circoscritto tratto di territorio particolarmente inospitale e difficile da esplorare durante il periodo invernale.

Di base in una villa situata in una quieta e inabitata valle, l’artista australiana ha deciso di indagare la scoscesa altura fronteggiante il suo alloggio proponendosi di catturarne i suoni scegliendo una serie di scorci da cui effettuare la riprese.

Diviso in due lunghe tracce il flusso risultante, fatto soprattutto di risonanze ovattate e delle gelide fluttuazioni del vento incessante, restituisce l’estrema rarefazione di attività vitali che caratterizzano il luogo in questa stagione, definendo un minimale tracciato atmosferico dal carattere ascetico e ancestrale modulato da rari e attutiti canti di uccelli e un crepitante scorrere di organici frammenti.

Un’immersione profonda nell’essenza del paesaggio.

 

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