paolo sanna “fluorite”

[creative sources recordings]

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Un percorso che procede intenso ed incessante alla ricerca del soffio dello spirito celato all’interno della materia. È attraverso la risonanza percussiva degli strumenti e di ogni oggetto reputato idoneo che Paolo Sanna continua ad esplorare il suo universo emozionale, ampliandone i confini lavoro dopo lavoro.

Del minerale da cui mutua il titolo questo nuovo viaggio possiede la brillantezza cristallina e l’intensità cromatica cangiante, rese attraverso l’utilizzo di una ampia gamma di fonti sonore il cui intricato riverbero a tratti viene interpolato a riprese ambientali e registrazioni radio.

In un incedere sfaccettato  ed irregolare si alternano così essenziali torrenti crepitanti, impetuose cascate di trame metalliche la cui eco genera densità impenetrabili, disorientanti derive attraverso non luoghi improvvisamente cancellati da contemplative danze ipnotiche e stridenti flussi di frequenze distorte segnate da pulsazioni profonde e regolari.

Visioni ribollenti da un paesaggio sempre più vasto e privo di margini.

http://www.creativesourcesrec.com/catalog/catalog_525.html

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h!u / stelvio “pulsatilla”

[casetta/subincision/light item]

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Accidentato è il tragitto che conduce attraverso ibridi territori emozionali in sospeso tra un senso di primordiale isolamento e l’alienazione crescente di un presente sempre più opprimente. Un itinerario insolito pieno di fascinazione, da affrontare prestando massima attenzione ad ogni singolo passo, ad ogni cambio di direzione, infido come l’erba da cui mutua il nome, certamente non scelto a caso da H!U e Stelvio per identificare questa loro tappa condivisa.

Ci si muove incerti tra risonanze materiche, interferenze rumorose e stille risonanti interpolate su aleggianti bordoni che sembrano nascere dal mistero di ghiacciai perenni, prima di inoltrarsi verso frangenti definiti da frammenti armonici scanditi da pulsazioni sempre più marcate e graffianti. Riferimenti e rimandi giungono da origini diverse per riversarsi in questo denso magma in costante, mutevole fluire segnato da cambi di ritmo e atmosfera che ne decretano uno sviluppo profondamente dinamico. È una tensione che cresce gradualmente fino a giungere a sprazzi di deflagrazione che si accentuano nella seconda parte del lavoro ma che immancabilmente riconducono alla nervosa stasi da cui traggono origine.

Un’immersione totalizzante lungo una rotta che vuole solo apparentemente segnare una via di fuga definendo piuttosto una gabbia da cui risulta impossibile evadere.

v i c i m “convenience”

[shimmering moods records]

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Il peso dell’assenza che si tramuta in plumbea cappa risonante, il vuoto che diventa incombente densità. È un errare tra cupe visioni a definire il nuovo itinerario sonoro plasmato da Linus Schrab sotto lo pseudonimo V I C I M, un muoversi attraverso paesaggi emozionali privi di luce e calore.

Un’atmosfera greve pervasa da un indissolubile alito algido è ciò che si concretizza fin dalle trame iniziali di questo viaggio costruito attraverso la manipolazione reiterata di frequenze sintetiche, processo di trasformazione proiettato alla costruzione di sulfuree sospensioni cariche di strisciante inquietudine. Un flusso coeso e coerente che trova scansione attraverso una sequenza di minuti dettagli che gradualmente emergono traccia dopo traccia a caratterizzare un incedere altrimenti fin troppo statico. Prezioso diventa così il rimando hauntologico scaturente dall’evanescente eco vocale appartenente a Phil Elverum in “untitled universe” o la presenza parzialmente rinfrancante delle stille ambientali che costellano i fondali di “sarus the witness”, flebile bagliore definitivamente infranto dall’ascesa ruvida di “call for gold” e “detour”.
Un acuirsi che si scioglie lentamente nella parte conclusiva fino a rimanere traccia in secondo piano di un cullante movimento armonico che riverbera fino al termine del percorso.

Ombre profonde destinate a svanire.

superdad “ambient sketches for fearless hearts”

[sounds against humanity]

Front

Un oceano di graffiante suono che si dilata senza sosta generando moti in costante, anche se a tratti quasi impercettibile, trasformazione. Sono maree rumorose che si muovono guidate dall’istinto a comporre il lavoro d’esordio di Superdad, progetto nato dall’incontro di Annalisa Vetrugno e Angelo Guido  e orientato alla generazione di improvvisate scie emozionali.

È un emergere graduale di frequenze scabrose a scandire l’avvio, una partenza in cui prevale la lucentezza dei bordoni e l’ottundimento dei riverberi che lentamente lasciano il passo ad una grana sempre più spessa e incombente. È un progredire che aspira a divenire rumore bianco, dissoluzione armonica in cui galleggiare isolati da tutto, ma che finisce col recuperare sempre una dimensione meno ostile e più atmosferica da alternare a stati di inquietudine via via più profondi fino a sfociare in una definitiva distesa di alienate modulazioni in dissolvenza.

Viaggio impulsivo ai confini dell’immanenza.

 

danny clay “periphery”

[slaapwel records]

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Suoni che riaffiorano da un passato distante come dolce riverbero incastrato nella memoria. Scava in profondità, nell’universo dei propri ricordi, Danny Clay  per dare forma al personale contributo da donare alla collezione di itinerari onirici raccolti dalla Slaapwel Records di Stijn Hüwels, che arriva così alla sua quattordicesima pubblicazione.

Partendo da una melodia ascoltata durante l’infanzia nella chiesa frequentata dai suoi nonni, Clay costruisce un delicato notturno definito da quattro varianti della stessa partitura di flauto, violoncello e pianoforte ricombinata secondo traiettorie cangianti che non ne alterano mai l’atmosfera dominante. È un senso di placida quiete e fragile intimismo ad espandersi dal dialogo tra gli strumenti, reso atipico dalla scelta di originarsi come somma di esecuzioni singole raccolte all’interno di una piccola chiesa di periferia. Un incastro di tre differenti voci che tende a rimanere evanescente accostamento tra lirici echi di corde che vibrano profonde, armonie sognanti di fiati vaporosi e luminose stille prodotte da una lieve danza sui tasti.

Un invito a consegnarsi alle braccia di Morfeo abbandonandosi agli echi di momenti sbiaditi eppure ancora presenti.

kurgan hors “mente”

[laverna.net]

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Perso in una labirintica spirale di echi alienanti, alla ricerca di una via di fuga che diviene definitiva dissoluzione di una mente instabile. È un torrente tortuoso che muta costantemente forma e coordinate a definire il percorso narrativo del nuovo lavoro di Kurgan Hors, progetto sonoro di Davide Billo che torna a due anni di distanza dal debutto di “Palus est”.

Incastrate in una precaria scia pervasa da disturbante inquietudine, placide armonie dal tono malinconico e allucinate frequenze irradiantesi oblique si alternano combinandosi secondo schemi che mutuano le diverse fasi di un processo in divenire segnato da una logica incostante. Con inattesa coerenza si passa dalle iniziali elegiache trame pervase da risonanze acustiche profonde e movenze avvolgenti (“a tavola coi cannibali eleganti”) a modulazioni sempre più stridenti (“Psichiatria”, “sette piani”) fino a giungere ad un’indotta quiete di risonanze stagnanti (“lobotomia transorbitale”). Da qui si riparte tornando ad una vitalità nuova e definitivamente disorientante (“la seconda vita dello scarafaggio”) che lentamente scivola verso un nuovo plumbeo abisso (“fame di un disumano contemporaneo”), preludio dell’inevitabile muto  isolamento di una notte senza fine (“Pazienza e morte”).

Storia di ordinaria follia

the prairie lines “today leap and stop time”

[eilean]

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Linee temporali che scorrono placide, manipolate per divenire flebile movimento di particelle in continua fluttuazione. Il punto 58 sulla eilean map vede rivelarsi la seconda prova di Bill Bawden sotto lo pseudonimo The Pairie Lines, contemplativa deriva attraverso soffusi territori elettroacustici finemente configurati.

Sono torrenti di cristalline frequenze incanalate in traiettorie circolari, che si ampliano trovando l’incastro di irregolari frammenti granulosi  e diradate risonanze pianistiche capaci di conferire un’aura al tempo stesso magica e spettrale. Dalla combinazione di tali elementi scaturisce un vivido itinerario tra sospese scie colme di vaporosa quiete (“Slow Hand Clap For Working Late”, “Run Down The Sky”), atmosferiche reiterazioni  dall’incedere ipnotico (“Department of Soft Focus”, “Echo Collapse”) e densi notturni venati di malinconica stasi (“Transmissions For Street Punks”, “Gentle Hazards”).

Un naufragare silente in un universo di delicati riverberi luminosi.