herze dame “microcosmi”

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Una materica sequenza di sghembi ambienti modellati giustapponendo costantemente due diverse scale esplorative. È una serrata miscela di suoni trovati  e trame acustiche ad originare il convulso universo di Herze Dame, progetto di Tiziana Sansica che traduce in suono una fervida attività nel campo delle arti visive.

Lungo il tragitto composto dalle nove tracce una disparata costellazione di frammenti risonanti colti dal quotidiano, amplificando la propria eco, si intrecciano e dialogano costruendo un dilatato non sense fonetico che origina mondi surreali le cui particelle elementari  risultano pienamente riconoscibili ma la cui combinazione sfocia in sintesi sfuggenti a qualsiasi definizione.  Mirabilmente frammenti melodici e ruvide trame chitarristiche si incastrano tra crepitanti tappeti rumorosi dall’incedere irregolare, così come tracce vocali prive di strutturazione logica segnano ossessivamente disgregate narrazioni concrete, il tutto confluente in un’unica ipnotica spirale immaginifica dai tratti acidi e distorti.

Un viaggio lisergico da affrontare con la consapevolezza che nulla è necessariamente come appare.

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cygni “gesto”

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Decostruire per ricercare nuove forme dalla geometria irregolare e cangiante eppure stabile. È un microcosmo di suoni convulsi, strutturato assecondando i nodi di una maglia distorta, quello scolpito da Fabio Perletta e Pierluigi Scarpantonio attraverso una serie di sessioni di improvvisazione e pubblicato  sotto la sigla Cygni.

Circolari sequenze e materici frammenti originati da una vasta serie di fonti differenti si combinano in organici flussi dall’incedere accidentato. La congruenza che nutre l’intrigata successione di elementari particelle si avvale di assonanze/dissonanze sfuggenti modellanti una spazialità surreale che, ricordando gli oggetti impossibili di escheriana memoria, definiscono labirinti ritmici che non conducono ad alcuna meta prefissata.

È un ambiente sonico da attraversare privandosi di forme certe, alla ricerca un’esperienza immaginativa libera capace di estendere una visione altrimenti spesso ingabbiata all’interno di margini fin troppo definiti.

flying hórses “sorg sea” [single/video]

Pensieri liberi di fluire alimentati dall’influsso di paesaggi di cristallina bellezza. Trovano riscontro visivo negli algidi e ariosi scorci dell’Islanda le flessuose trame pianistiche di Jade Bergeron, che a distanza di un anno dal suo disco di debutto torna con un nuovo singolo accompagnato da un video diretto da Timothee Lambrecq che ne mutua la profonda emozionalità.

Una struggente vena malinconica si espande dalle cinematiche tessiture impreziosite dall’apporto prezioso di musicisti che hanno fattivamente collaborato all’esecuzione del brano (Charles Spearin, Alex Mah, Kathleen Edwards e Brock Geiger) o sono intervenuti nella sua produzione (Birgir Jón Birgisson e Efrim Menuck).

Lungo  gli oltre undici minuti della sua durata “Sorg sea” lascia emergere sempre più vivide le profonde sensazioni  connesse alle saltuarie permanenze sull’isola da parte della Bergeron. Magico stupore  e una persistente latente oscurità si intrecciano in un racconto umbratile capace di rivelare tutta la fragilità dell’animo umano.

 

http://www.flyinghorses.ca/

hep!collective “kitchen”

[hylé tapes]

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Ombre sfuggenti in una stanza densa di accecante luce a lasciare riemergere visioni di un passato sempre più evanescente. Con tocco lieve e attento Lorenzo Peluffo costruisce due delicati flussi di memoria che scorrono come un sussurro vaporoso.

Lato A “No plumage | Make it rain Ray Lew, make it rain”                                                      Su un fondale di flebili frequenze dissonanti si muove dolcemente ipnotica una fragile melodia, voci inafferrabili sembrano giungere da un modo distante. L’insieme crea una marea languidamente nostalgica  che lentamente si spegne in un’eco disturbante.

Lato B   “Calle della Madonnetta, estate 2013”                                                                            Ancora una melodia di minimale candore, questa volta accompagnata da un soffio impalpabile eppure sempre presente. L’incedere diviene irregolare e dall’onda risultante affiora un canto spettrale che subito si spegne per non riapparire più. Tutto procede imperturbabile fino a disgregarsi improvvisamente lasciando il passo ad un silenzio inatteso.

Nostalgicamente evocativo.

 

 

the green kingdom “the north wind and the sun”

[lost tribe sound]

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Nubi che si diradano spinte da un vento refrigerante che concede l’irrompere di un sole confortevole. Apre un tracciato inedito il nuovo lavoro di Michael Cottone dirigendo le trame ambientali del suo progetto The Green Kingdom verso coordinate prettamente acustiche quasi totalmente scevre della componente sintetica fin qui marcatamente predominante.

La terra d’origine e il legame con essa, condensato in preziosi ricordi d’infanzia, è il punto di partenza dal quale nascono le tracce di  “The north wind and the sea”, vellutata sequenza di istantanee che conduce attraverso paesaggi emozionali fatti di melodie sognanti e leggere danze di note dense di luminoso riverbero. Il flusso plasmato da Cottone si muove tra scorci pulsanti permeati da un vago senso di epicità (“Signs and wonders”, “Ramshacklet”) e visioni flessuose intrise di un sapore agrodolce (“The singing river”, “The beacon tree”), attraversando frangenti maggiormente crepuscolari (“From the ashes of industry”) e sprazzi meditativi carichi di enfasi  (“Children of light”).

Un viaggio delicato e avvolgente che ci lascia immergere in un universo accogliente disegnato attraverso un lessico inaspettato, ma certamente efficace.

duo blanco sinacori “hacked arias”

[almendra music]

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Una traslitterazione coraggiosa che conserva intatto l’enfasi di stralci di storia inarrivabili. Giunge alla sua seconda tappa l’esplorazione sospesa tra rivisitazione classica e composizione contemporanea di Alessandro Blanco e Giuseppe Sinacori, coppia di chitarristi attiva fin dal 2009 ed intenta a trovare una originale ridefinizione del loro strumento d’elezione.

Dopo aver ripercorso nel loro disco di debutto pagine di Bellini e Rossini, intervallati dagli intermezzi appositamente scritti da Maurizio Pisati, i due giovani musicisti siciliani si misurano adesso con tre arie di Giacomo Puccini tradotte in partiture di chitarra, che utilizzando la raffinata tecnica dei due trovano una rinnovata dimensione musicale capace di riproporre il coinvolgente pathos che le ha rese immortali malgrado la decisa trasfigurazione operata.

È un dialogo foriero da inutili tecnicismi che piuttosto lascia emergere prepotente la grande complicità che è alla base del duo, sintonia esaltata ulteriormente dalla scrittura di Valentina Casesa, altra artista presente nel prezioso catalogo Almendra,  che ha composto le due tracce che legano i tre capitoli pucciniani costruendo un percorso che si muove liberamente tra passato e presente senza soluzione di continuità.

Un lavoro interessante per l’idea da cui scaturisce e per l’eleganza del risultato raggiunto.

endurance “echoic architecture”

[polar seas recordings]

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Sinuosi riverberi che espandendosi liberi ricostruiscono un immaginifico percorso attraverso differenti ambienti urbani. È un’indagine sensoriale dai tratti definiti quella costruita da Joshua Stefane, ricercatore canadese attualmente d’istanza in Giappone, un viaggio alla scoperta di come l’architettura incida sulla memoria spaziale e di come tutto ciò possa tramutarsi in suono.

Le sintetiche saturazioni plasmate da Stefane sviluppano stratificazioni persistenti che sembrano voler occupare i vuoti interstiziali delimitati da barriere divenute membrane risonanti e  definite attraverso un processo in negativo atto a delinearne i tratti e il relativo influsso su chi si ritrova ad attraversare lo spazio. Ci si ritrova così immersi in flussi di fragile e accecante luminosità (“Glass towers”), trasportati in contesti definiti da una tangibile matericità (“Automata”) o persi in contesti residuali disegnati da silenti bordoni striati da flebili increspature (“Artificial recess”).

Un’esplorazione affascinante alla scoperta di un mondo tangibile solamente immaginato.