meanwhile.in.texas “requiem. a journey to alpha centauri”

[mu versatile label]

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Proiettati verso le profondità insondabili di un viaggio cosmico immaginario. Ricorrendo ad una declinazione sempre più ampia del suo lessico sonoro in evoluzione, Angelo Guido conduce il suo meanwhile.in.texas verso la narrazione sensoriale  di un tracciato epico di pura fantasia.

A partire dall’attesa carica di tensione plasmata da elettriche frequenze crepitanti, il musicista brindisino disegna un’immaginifica traiettoria scandita dal susseguirsi di differenti scenari rappresentanti le varie fasi del viaggio. Profonde pulsazioni accompagnano l’ascesa riversandosi in dense saturazioni, inizialmente permeate da fugaci scie periferiche, fino a giungere ad attraversare fluttuazioni in crescendo marcatamente granulose, prologo di una conclusiva vaporosa deriva in un oceano di luce siderale che lentamente si spegne lasciando in balia di un’ultima visione totalizzante.

Un’escursione rapida, resa maggiormente agile da una modulazione in costante divenire che non lascia spazio a pause emozionali.

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goldmund “occasus”

[western vinyl]

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Sguardi colmi di silente malinconia proiettati verso un lontano ma inevitabile declino. Torna a disegnare essenziali paesaggi sonori sotto lo pseudonimo Goldmund Keith Kenniff e lo fa ampliando l’abituale lessico incentrato quasi esclusivamente sul suono del piano, qui ancora protagonista ma ibridato attraverso il prezioso apporto di granulose stille analogiche e flebili soffi sintetici.

Quello che lentamente si espande è un ambiente risonante fatto di fragili e delicate armonie di cui le evanescenti modulazioni e la fine grana di fondo diventano enfatica eco che amplifica un portato cinematico sempre presente nelle composizioni dell’artista americano. È la luce tenue e sognante dell’ora blu a riverberare dominante dalle placide tessiture permeate di nostalgico afflato, un’atmosfera che solo a brevi sprazzi vira verso scenari più inquietamente cupi abbandonando un’aura contemplativa piacevolmente rarefatta.

Sono visioni imperfette che scorrono via lievi lasciando impressa una traccia emozionale persistente.

 

mothell “enjoying storms since the ‘80s”

[sounds against humanity]

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Un evanescente itinerario attraverso ambienti immaginari configurati per accogliere sensazioni che giungono dal passato. È una tremula fluttuazione onirica quella disegnata da Andrea Ragusa e Marco Monti per il lavoro di debutto del loro progetto Mothell, una narrazione cinematica fatta di rarefatte combinazioni di particelle in cerca di un appiglio alla realtà.

Fumose modulazioni analogiche pervase da un costante lisergico stupore si rivelano gradualmente senza mai divenire visione dai tratti compiutamente delineati, rimanendo sfrangiata immagine di un tracciato interiore che si muove tra malinconici paesaggi immersi in una surreale luce abbagliante, ossessive frequenze finemente granulose ed immateriali sospensioni irradianti quiete assoluta.  È un universo in cui tutto appare tangibile senza mai assumere un’ingombrante matericità, un nostalgico sogno ad occhi aperti che lascia riaffiorare emozioni mai assopite.

In fuga per ritrovare qualcosa ancora non troppo distante nel tempo.

herze dame “microcosmi”

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Una materica sequenza di sghembi ambienti modellati giustapponendo costantemente due diverse scale esplorative. È una serrata miscela di suoni trovati  e trame acustiche ad originare il convulso universo di Herze Dame, progetto di Tiziana Sansica che traduce in suono una fervida attività nel campo delle arti visive.

Lungo il tragitto composto dalle nove tracce una disparata costellazione di frammenti risonanti colti dal quotidiano, amplificando la propria eco, si intrecciano e dialogano costruendo un dilatato non sense fonetico che origina mondi surreali le cui particelle elementari  risultano pienamente riconoscibili ma la cui combinazione sfocia in sintesi sfuggenti a qualsiasi definizione.  Mirabilmente frammenti melodici e ruvide trame chitarristiche si incastrano tra crepitanti tappeti rumorosi dall’incedere irregolare, così come tracce vocali prive di strutturazione logica segnano ossessivamente disgregate narrazioni concrete, il tutto confluente in un’unica ipnotica spirale immaginifica dai tratti acidi e distorti.

Un viaggio lisergico da affrontare con la consapevolezza che nulla è necessariamente come appare.

cygni “gesto”

[line]

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Decostruire per ricercare nuove forme dalla geometria irregolare e cangiante eppure stabile. È un microcosmo di suoni convulsi, strutturato assecondando i nodi di una maglia distorta, quello scolpito da Fabio Perletta e Pierluigi Scarpantonio attraverso una serie di sessioni di improvvisazione e pubblicato  sotto la sigla Cygni.

Circolari sequenze e materici frammenti originati da una vasta serie di fonti differenti si combinano in organici flussi dall’incedere accidentato. La congruenza che nutre l’intrigata successione di elementari particelle si avvale di assonanze/dissonanze sfuggenti modellanti una spazialità surreale che, ricordando gli oggetti impossibili di escheriana memoria, definiscono labirinti ritmici che non conducono ad alcuna meta prefissata.

È un ambiente sonico da attraversare privandosi di forme certe, alla ricerca un’esperienza immaginativa libera capace di estendere una visione altrimenti spesso ingabbiata all’interno di margini fin troppo definiti.

flying hórses “sorg sea” [single/video]

Pensieri liberi di fluire alimentati dall’influsso di paesaggi di cristallina bellezza. Trovano riscontro visivo negli algidi e ariosi scorci dell’Islanda le flessuose trame pianistiche di Jade Bergeron, che a distanza di un anno dal suo disco di debutto torna con un nuovo singolo accompagnato da un video diretto da Timothee Lambrecq che ne mutua la profonda emozionalità.

Una struggente vena malinconica si espande dalle cinematiche tessiture arricchite dall’apporto prezioso di musicisti che hanno fattivamente collaborato all’esecuzione del brano (Charles Spearin, Alex Mah, Kathleen Edwards e Brock Geiger) o sono intervenuti nella sua produzione (Birgir Jón Birgisson e Efrim Menuck).

Lungo  gli oltre undici minuti della sua durata “Sorg sea” lascia emergere sempre più vivide le profonde sensazioni  connesse alle saltuarie permanenze sull’isola da parte della Bergeron. Magico stupore  e una persistente latente oscurità si intrecciano in un racconto umbratile capace di rivelare tutta la fragilità dell’animo umano.

 

http://www.flyinghorses.ca/

hep!collective “kitchen”

[hylé tapes]

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Ombre sfuggenti in una stanza densa di accecante luce a lasciare riemergere visioni di un passato sempre più evanescente. Con tocco lieve e attento Lorenzo Peluffo costruisce due delicati flussi di memoria che scorrono come un sussurro vaporoso.

Lato A “No plumage | Make it rain Ray Lew, make it rain”                                                      Su un fondale di flebili frequenze dissonanti si muove dolcemente ipnotica una fragile melodia, voci inafferrabili sembrano giungere da un modo distante. L’insieme crea una marea languidamente nostalgica  che lentamente si spegne in un’eco disturbante.

Lato B   “Calle della Madonnetta, estate 2013”                                                                            Ancora una melodia di minimale candore, questa volta accompagnata da un soffio impalpabile eppure sempre presente. L’incedere diviene irregolare e dall’onda risultante affiora un canto spettrale che subito si spegne per non riapparire più. Tutto procede imperturbabile fino a disgregarsi improvvisamente lasciando il passo ad un silenzio inatteso.

Nostalgicamente evocativo.