Today Seems Like Yesterday: L’Attimo Goes 1986

a cura di L’attimo fuggente

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P.I.L. – Rise
“Anger is an energy”

Hüsker Dü – Don’t Want To Know If You’re Lonely
“I’m curious to know exactly how you are
I keep my distance but that distance is too far
It reassures me just to know that you’re okay
But I don’t want you to go on needing me this way
And I don’t want to know if you are lonely”

R.E.M. – Fall On Me
“Buy the sky and sell the sky and lift your arms up to the sky
And ask the sky and ask the sky”

The Housemartins – Happy Hour
“Where they open all their wallets
And they close all their minds
And they love to buy you all a drink
And then we ask all the questions
And you take all your clothes off
And go back to the kitchen sink ”

James – Why So Close
” One false move and we all fall down
No funeral games, no such fun
Here’s your ticket to the party
That’s what you get for playing with a gun ”

Felt – All The People I Like Are Those That Are Dead
” Maybe I should entertain
The very fact that I’m insane.
I wasn’t fooling when I said,
All the people I like are those that are dead.”

The Smiths – There Is A Light That Never Goes Out
“And if a double-decker bus
Crashes in to us
To die by your side
Is such a heavenly way to die
And if a ten ton truck
Kills the both of us
To die by your side
Well the pleasure, the privilege is mine ”

Billy Bragg – Greetings To The New Brunette
” Sometimes when we’re as close as this
It’s like we’re in a dream
How can you lie there and think of England
When you don’t even know who’s in the team”

XTC – Dear God
“Dear God, sorry to disturb you, but… I feel that I should be heard
loud and clear. We all need a big reduction in amount of tears
and all the people that you made in your image, see them fighting
in the street ‘cause they can’t make opinions meet about God,
I can’t believe in you”

Elvis Costello And The Attractions – I Want You
“Oh my baby baby I love you more than I can tell
I don’t think I can live without you
And I know that I never will
Oh my baby baby I want you so it scares me to death
I can’t say anymore than “I love you”
Everything else is a waste of breath”

Everything But The Girl – Don’t Let Your Teardrops Rust Your Shining Heart
“Sorrow is a lonely road
Where the rain like your tears
Beats heavy on the roof above your head
Tomorrow is a lovers’ town
That’s been beaten down
And the hands of winter holds the life we’ve led”

The Triffids – Stolen Property
” There’s someone standing in the rain like they have no place to go
Maybe that someone is you, maybe someone you don’t aim to know
Maybe lost possessions
Maybe stolen property
You just lie around waiting on a signal from heaven
Never had to heal any deep incisIon
Darling you are not moving any mountains
You are not seeing any visions
You are not freeing any people from prison”

Talk Talk – Life’s What You Make It
“Baby, life’s what you make it
Celebrate it
Anticipate it
Yesterday’s faded
Nothing can change it
Life’s what you make it”

Coil – Ostia (The Death Of Pasolini)
“Out of the strong
Came forth sweetness.”
Throw his bones over
The White Cliffs
of Dover
And murder me
In Ostia.”

Cocteau Twins – Fluffy Tufts
” I don’t need my lover
(Any day now all of us will…)”


This Mortal Coil – Strength of Strings
” In my life the piano sings
Brings me words that are not the strength of strings.
Fiery rain and Ruby’s cooling sun.
Now I see that my world has only begun.
Notes that roll on winds with swirling wings…”


David Sylvian – Taking The Veil
“In dresses white, all set for sail
A little girl dreams of taking the veil”

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Una Selezione TRISTE© #3

a cura di TRISTE© – Indie Sunset in Rome

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Tornano i Mutual Benefit con un altro piccolo capolavoro.Questa è Not For Nothing, estratta da Skip A Sinking Stone.

 

Tutta la grazia di Emily Jane White e il suo folk “malinconico”.

 

Nuovo disco per una nostra vecchia scoperta, i First Breath After Coma. La post-rock band portoghese al secondo lavoro in studio non smentisce le sue grandi qualità.

 

Il nuovo disco di Andy Shauf è davvero bellissimo. Dal Canada, guardando all’europa, un folk dalle venature pop che ruota attorno al racconto di una festa. Martha Sways è il brano che chiude l’album.

 

Limonare durissimo i vetri. Questo e non solo nel video che accompagna il bellissimo singolo tratto dal primo EP di Matt Maltese. Un piccolo capolavoro. Segnatevi questo nome che farà molta strada.

 

Che Kevin Morby ci sappia fare è cosa nota. Ma questo suo nuovo disco è la vera consacrazione. Alzate il volume e aprite i finestrine mentre vi ascoltate Dorothy, estratta da Singing Saw.

 

James Blake davvero non ne sbaglia una. Anche quest’anno ci delizia con un nuovo disco di raffinatissima elettronica downtempo. Accompagnato anche da ospiti di eccezione…

 

Altro nome da tenere d’occhio (anche se quasi impronunciabile): Artur Dyjecinski vi stupirà con la sua voce profonda e le sue atmosfere sospese tra passato e malinconia (nota: no, non so bene cosa voglia dire questa descrizione).

 

I Minor Victories, super band (si dice ancora?) formata Rachel Goswel, Stuart Braithwaite e Justin Lockey, fanno vedere come unire le forze possa dar vita a grandi risultati. Questa è Folk Arp ed è davvero bellissima.

 

Jessy Lanza l’abbiamo vista qualche anno fa al Field Day festival e ci colpì davvero molto. Oh No è il secondo album dell’artista canadese (ah, il Canada…) che unisce elettronica, synth-pop e songwriting con grande classe.

Trans-Europe Express, un itinerario d’ascolto dall’Atlantico agli Urali

a cura di music won’t save you

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Dal Portogallo si scorge quasi il country-folk dell’altra sponda dell’Atlantico:

A Jigsasw – Return To Me

 

La nostra tappa spagnola ammanta di sentori mediterranei l’uggiosa malinconia indie-pop:

The Royal Landscaping Society – Goodbye

 

La raffinatezza tutta francese delle morbide pennellate vocali e armoniche di Claire Vailler

Transbluency – Heart

 

Negli ultimi anni il Belgio si è seriamente candidato a diventare la “nuova Islanda” dal punto di vista delle densità di musica indipendente. Questa ne è una prova estemporanea, ma ancora rimasta nel cuore:

 
The Bear That Wasn’t – Headphones

 

I vicini olandesi non sono da meno, soprattutto quando si tratta di cimentarsi in un brillante indie-folk:

St. Polaroid – Paper Girl

 

Un cantautore tedesco dall’alias enigmatico e dalla personalità artistica tutt’altro che banale:

Angela Aux – Personal Howl

 

Il cuore del viaggio coincide con il cuore dell’Europa, tanto affascinante quanto venato di oscura inquietudine:

Soap&Skin – Thanatos

 

Dall’incanto di Praga a sperimentazioni elettro-acustiche che guardano all’Oriente più lontano:

Gurun Gurun – Itsuka No Hoshi Hia

 

Slow-core in salsa serba, per un lungo percorso di rapimento mistico:

MESTA – Jesus’ Blood Never Failed Me Yet

 

Calore ambientale e densità sentimentale, dalla Grecia più profonda:

Dergar – Warm

 

Il sorprendente sincretismo di linguaggi musicali di un globetrotter originario dell’Ucraina:

Make Like A Tree – Happy B Song

 

Un emozionante saggio neoclassico-ambientale da una scena artistica estremamente viva e interessante, quella polacca:

Szymon Kaliski – Without Breaking

 

Fredde correnti baltiche cristallizzano una voce sottile, che dispensa carezze di sognante folk al rallentatore:

Alise Joste – Faint Hearted Man

 

Ancora placide contemplazioni delle pigre maree baltiche, nelle pièce strumentali di un cantautore che si trasforma in abile dispensatore di dolcezze elettro-acustiche:

Mauno Meesit – Varjud

 

L’approdo del nostro viaggio attraverso il continente europeo è la grande madre Russia, patria di sconfinate ibridazioni musicali, come questa tra ritualismo folk e atmosfere cameristiche:

Āustras Laīwan – De Avibus Et Conchīs

“Sometimes In Spring”

a cura di music won’t save you

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Si comincia con passo svelto, alimentando l’attesa di un disco primaverile, in uscita il quinto mese dell’anno, il quinto degli Uniform Motion, ovviamente intitolato “5”.
Uniform Motion – False Start

Primavera nell’aria e tra i campi in fiore del giardiniere Matthew Randall, che segue il ciclo delle stagioni registrando in invero quel che sboccia in primavera. Il terzo disco di Plantman “To The Lighthouse” è finalmente prossimo all’uscita, questa ne è un’anteprima che vi farà innamorare.
Plantman – Slow Design

L’aria frizzante e la luce diffusa in ogni dove della fugace primavera nordica rischiara anche la “cameretta” del norvegese Marcus Sjöland, che continua a dispensare piccole gemme di scrittura pop casalinga.
Bakers At Dawn – Disappear

Sole sulla pelle, desiderio di aria aperta; il mare di Brighton non è quello dei Caraibi, ma continua a suscitare briosi istinti indie-folk. Quelli dei Galleons sono tornati a farsi apprezzare nel loro terzo disco “he Hidden Colour”.
The Galleons – How To Make A Shadow Breathe

L’inverno è ormai alle spalle, ma il suo ricordo trova calore nella voce, morbida ma decisa, di una giovane cantautrice inglese e nel suo debutto all’insegna di una incontaminata classe di scrittura.
Ditte Elly – Winter

La fragilità di un batter d’ali, la classe del pianoforte e la magia di riverberi morbidamente risuonanti fanno sbocciare il talento di una valida artista newyorkese al debutto.
Eddi Front – Sing Sing

Il lato intimo e umbratile della stagionale, quello che odora di terra bagnata sotto cieli spazzati dal vento: non a caso al petricore è intitolato il debutto del quartetto belga illuminato dalla poetica umbratile di Myrthe Luyten.
Astronaute – Hospital

Limpidi scorci oceanici osservati da una finestra che si affaccia sul Pacifico: la California di Mike Benecke, sulle orme del dolente Mark Kozelek dei primi dischi.
Mike Benecke – Astral Line

I mille colori della countryside in fiore, stillati dalle corde acustiche di artista inglese da seguire con attenzione, dopo due Ep davvero di spessore. Scopriamolo insieme con la title track del suo singolo più recente.

Jake Houlsby – Carousel

Il ciclo delle stagioni e i suoi riti tra sacro e profano, esplorati con spirito curioso e con forza evocativa da uno straordinario collettivo di artisti, in un assaggio della loro prossima tappa di una ricerca senza fine.
United Bible Studies – Leumnàchan

Il post-rock è vivo e lotta insieme a noi, trasformandosi nel debutto di un terzetto inglese in grado di riscaldare anche un cuore in inverno.
Cold, Cold Heart – Hannah

L’immaginario bucolico e quello post-industriale si fondono nell’incontro tra Katie English e Jonathan Lees, che ancora una volta offrono impressionistici scorci elettro-acustici di un mondo svanito
The Sly And Unseen – Another Way Of Seeing

Il picking e l’ambience ovattata di René Gonzàlez Schelbeck bilanciano ossimori spazio-temporali, creando una pura poesia che vagheggia il deserto come condizione dell’anima.
Western Skies Motel – Falling Leaves

Da un antipodo all’altro, l’australiano Cye Wood ha colto in Islanda l’eco risuonante della terra, che ne ha fatto fiorire il camerismo acustico in atmosfere romantiche.
Cave In The Sky – Honey Tree

Le stagioni invertite dell’emisfero australe raccontano che il tempo è una convenzione, o è solo relativo, quando si tratta di paesaggi sonori e sensazioni dense di spunti cinematici. Il nostro viaggio di oggi si conclude in Sudafrica, tra scogliere scoscese e infinite distese oceaniche.
Jason Van Wyk – Found

 

“La descrizione di un attimo”

a cura di L’attimo fuggente

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Il belga Thomas Jean Henri si faceva chiamare “Soy Un Caballo”. Adesso è “Cabane” e ha inciso questa splendida canzone con François Marry di François And The Atlas Mountains e Kate Stables di This Is The Kit.
Cabane (featuring François Marry and Kate Stables) – Là, Sous Le Vent

 

L’artista di Norwich che si nasconde dietro questo nome è eclettico e un po’ folle. Hometown Rage è un’incredibile piccola gemma che parla di rabbia e di crescita ed è l’equivalente musicale di guardare una vecchia fotografia.
Birds Of Hell – Hometown Rage

 

Kael Smith, in arte Mute Forest, rende omaggio al grande e misconosciuto Nick Talbot (Gravenhurst), a un anno dalla sua prematura scomparsa, con una cover personalissima ma rispettosa.
Mute Forest – The Diver (Gravenhurst cover)

 

I Modern Studies sono Emily Scott, il vecchio amico dell’Attimo Rob St John, Pete Harvey e Joe Smillie. Il loro album d’esordio uscirà tra qualche mese, ma ci è bastata una canzone per innamorarci perdutamente.
Modern Studies – Ten White Horses

 

The Cosmic Array sono i gallesi Paul Battenbough (No Thee No Ess, King Of Despair) e Huw Rees (Rag Foundation, King Of Despair) cui, nel nuovo lavoro che uscirà a breve si è unita Abby Sohn, un’americana che vive da tempo nel sud del Galles. Il primo risultato è questa delicatissima ballata dall’atmosfera tenera e crepuscolare.
The Cosmic Array – Dear Ones

 

Gli svedesi Solander sono in giro da parecchio, ma questo loro inaspettato ritorno, con la rielaborazione del brano che chiudeva il loro primo album, arricchita dalle voci di Charlotta Perers a.k.a Big Fox (già ospite dell’Attimo) e Susanna Carlsson è uno dei loro vertici.
Solander – Huckleberry Finn Pt.2

 

Gli svedesi Crying Day Care Choir sono passati a suonare all’Attimo portando una ventata di freschezza ed entusiasmo che assaporiamo raramente. Il loro nuovo singolo è chiaramente influenzato dalla gioia e dallo stupore che porta diventare genitori.
Crying Day Care Choir – Wonderlust

 

La musica di L.A. Foster, in arte Curlicues, arriva da Bristol in punta di piedi, timida ed elegante e ci ha ammaliato da subito per la sua peculiare e schiva bellezza.
Curlicues – Joy Is A Lucid Sea

 

Il 2016 vedrà l’uscita dell’album d’esordio di questo artista canadese che abbiamo scoperto grazie a una ballata che, una volta ascoltata, non si dimenticherà facilmente.
A. Dyjecinski – I’m The Woods

 

L’esordio di questi giovanissimi inglesi contiene alcune perle. Myriad lo è: suona come una giornata passata davanti al camino, mentre fuori piove.
Mortal Tides – Myriad

 

Il nome gaelico di questo duo scozzese vuol dire “L’erica viola della luna di Giove”. La perplessità per il nome è spazzata via dalla grazia ultraterrena di questa ninna nanna.
Elara Caluna – Sweet William

 

Jordan Lee sarebbe famoso se il mondo fosse un mondo migliore. Ma non è detto che non lo diventi (Jordan famoso, non il mondo migliore). Per tutti i sognatori perduti.
Mutual Benefit – Lost Dreamers

richard ginns “until the morning comes”

cover

Delicati ed evanescenti paesaggi, lievemente fuori fuoco, immersi in un’atmosfera ovattata, sono i protagonisti del nuovo punto sulla immaginifica mappa disegnata dalla eilean rec. Otto bozzetti dal sapore tardo autunnale disegnati con sapiente maestria dal sound artist inglese Richard Ginns , un insieme di eteree partiture elettro acustiche che a tratti si coniugano con inserti ambientali definendo immagini visivamente sfuggenti ma emozionalmente efficaci.

Nella prima parte del disco tutto ruota attorno alle scarne trame della chitarra di Ginns, che procedono con discrezione, quasi a non voler disturbare un persistente senso di quieta osservazione che emana da fragili strati di suono che raccolgono soffuse interferenze e riverberi che sembrano giungere da lontano.  “When sun rays and frosty mist” con i suoi dodici minuti di durata è la traccia che meglio condensa le sensazioni di questa prima parte e che introduce  verso la maggiore stasi che domina nel resto del disco. In particolar modo “Losing Visibility, Passing By” e la splendida “Dream Shore” (in collaborazione con Masaya Ozaki) accentuano il carattere onirico del flusso sonoro che al tempo stesso si dilata e si riempie di una luce che cancella ogni traccia d’ombra. La chiusura è affidata alla lieve danza di “Cycles”, ultima istantanea di un viaggio magico in bilico tra realtà e sogno.

stefan christoff / post mortem “tape crash #12”

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Una persistente solitudine pervade il nuovo capitolo della serie “Tape Crash” curato dalla label svizzera Old Bicycle Records. A condividere lo split ci sono il canadese Stefan Christoff e l’olandese Jan Kees Helm che pubblica sotto l’inquietante pseudonimo Post Mortem. I due musicisti, entrambi impegnati su più campi della creatività, danno vita ad un viaggio in cui malgrado le diverse decliazioni sonore percorse, resta costante un marcato senso di isolamento.

Christoff apre l’incontro/scontro con “Fenêtres sonores”, breve elucubrazione in cui le trame della chitarra sembrano attraversare il tessuto sonoro come repentini pensieri che si accavallano nella mente di un uomo fermo al centro di una stanza vuota senza aperture. Da qui si passa al dittico che ha come protagonista assoluto, così come dichiarato dagli stessi titoli, il suono solenne dell’organo, che in “Organ rhythms under the rain” esegue un lieve danza di note dall’andamento ipnotico per poi virare verso un vago senso di misticismo nella seguente “Silver organ”. Questa aurea ascetica si trasmette anche in “Correspondance” sotto forma di scarna e luminosa melodia chitarristica che mantiene quel senso di distacco dal mondo, determinato dalla risonanza creata dell’effetto eco. Il finale apre verso un’inaspettata declinazione romantica del tema, dominata dal suono nostalgico del piano, che invade gli ultimi due capitoli proiettando l’iniziale emotività verso la dimensione del sogno percepito come elemento di fuga dal senso di chiusura.

La componente onirica si riversa idealmente nella seconda parte dell’album, occupata da un’unica lunga composizione di Post Mortem, virando però verso una sorta di discesa in un paesaggio oscuro dominato da  una gelida foschia. I suoni che aprono “Waasland” rimandano al rumore delle onde del mare e a quello di un tenace vento del nord. Si procede tra granulose interferenze e rade note di un piano che sembra giungere da un luogo remoto, come a voler riportare alla mente le ultime calde sensazioni della precedente “Rêve populaire à Montréal” che chiudeva il percorso di Christoff. Ci si ritrova così nuovamente imprigionati all’interno di un immaginario distorto che solo per brevi tratti sembra prefigurare una possibile via d’uscita e che si spegne lasciandoci in bilico tra queste due istanze.

Colpisce come l’immaginario apparentemente così distante di due artisti che si muovono lungo coordinate differenti  riesca a fondersi in una narrazione complementare capace di creare un’unità logica inattesa.

Aspettiamo adesso il #13.