stefano de ponti “fin d’ersástz / 20xx – 2016”

[grotta records]

a4207246055_10.jpg

Fermarsi a riflettere lungo la strada fin qui percorsa per generare un punto di ripristino dal quale ripartire imboccando nuove direzioni. È molto più di un semplice mixtape il nuovo disco pubblicato da Stefano De Ponti, vero e proprio collage di eterogenei frammenti che sommandosi definiscono un universo emozionale convulso ma perfettamente coerente.

Voci narranti, dilatate modulazioni ambientali e schegge di tessiture melodiche si susseguono senza soluzione di continuità, dando vita ad un ricco e caleidoscopico catalogo che combina processi di sperimentazione sonora  agli elementi che nel corso degli anni hanno costruito il fertile substrato dal quale gli stessi hanno avuto origine. Il flusso derivante, plasmato con una maestria che emerge netta nella definizione dei momenti di transizione tra le parti, scorre via avvolgente ed incisivo attraverso trame evocative fortemente cinematiche, che nella loro mancanza di rifinitura accurata lasciano trasparire l’urgenza espressiva alla base del lavoro.

Oltre all’insieme di riferimenti espliciti, “Fin d’Ersátz / 20xx – 2016” si nutre di un simbolismo disseminato tra le pieghe della sua veste complessiva, dando modo di poterne carpire il moto interiore dal quale questo affascinante viaggio prende le mosse.

 

Annunci

fjordne & stabilo “andrew”

[sound in silence]

fjordne & stabilo - andrew.jpg

Due sguardi diretti verso lo stesso orizzonte che generano immagini differenti ma complementari, capaci di creare una variegata ed inaspettata coesione. Arrivano entrambi dal Giappone i due autori che in egual misura si suddividono le quattro tracce di “Andrew”, da Tokyo Fujimoto Shunichiro aka FJORDNE e da Hiroshima Yasutica Horibe aka stabilo. L’obiettivo comune è quello di creare narrazioni ibride dal forte impatto cinematico attraverso combinazioni di armonie pianistiche dal sapore neoclassico e ampie ed elaborate modulazioni sintetiche.

Entrambe le tracce composte da FJORDNE si sviluppano a partire da morbide linee melodiche venate di  nostalgico romanticismo che improvvisamente si scontrano con frequenze sintetiche ruvide, generando oblique tessiture dall’incedere stridente ed irregolare. La stratificazione risultante riesce a far coesistere sullo stesso piano dimensioni solo apparentemente inconciliabili, fuse in un equilibrio spiazzante.

Un’ambience vaporosa e dilatata costituisce il fondale denso da cui invece emergono i frammenti acustici di stabilo, che fluiscono sospesi  nell’eterea e persistente tessitura che le accoglie diluendosi gradualmente nelle sue atmosfere crepuscolari e malinconiche.

È un’alternanza che crea un microcosmo variegato e affascinante che dischiude paesaggi  mutevoli accomunati dallo stesso cielo.

covarino/incorvaia “perugia”

cover.jpg

Niente trucchi, niente correzioni, ma affidarsi soltanto ad una sintonia rapidamente ritrovata malgrado una lunga essenza. Sono questi i presupposti dai quali nasce l’opera prima del duo formato dal percussionista Francesco Covarino e dal chitarrista Alessandro Incorvaia, ritrovatosi dopo 14 anni a suonare di nuovo insieme nella loro Perugia.

Le cinque tracce che compongono il disco, pubblicato dall’inglese Preserved  Sound, sono dialoghi tesi e serrati fatti di fitte improvvisazioni su strutture cangianti che variano dalle ossessive spirali in crescendo di “#1” e “#3” fino ai placidi e malinconici intrecci della conclusiva “#6”, passando attraverso le trame più libere e destrutturate di “#2” e dalla breve ariosa solarità di “#5”. Le atmosfere delineate rimandano a sonorità degli anni 90, in particolar modo al post rock di band di culto quali i Tortoise, che qui si arricchiscono di una componente ambientale che ne espande il lessico e che si arricchisce di ulteriori sfumature grazie agli innesti di basso e lap steel  di Marcos Muniz e di contrabbasso di Alfonso Alcalà.

Scorrono veloci i quaranta minuti di “Perugia” col loro carico di ispirazione feconda e quel senso di freschezza e libertà che contraddistingue la musica che nasce dalla passione profonda.

benjamin finger “10”

a4000497319_10

Preannunciata dalla pubblicazione dell’ep “9,5” arriva a compimento la tappa dance della prolifica e sfaccettata produzione musicale di Benjamin Finger. Sono infatti le pulsazioni ritmiche ad essere assolute protagoniste del nuovo lavoro pubblicato da Sellout! Music.

Nei dieci brani che lo compongono non sono comunque totalmente assenti i tratti sonori a noi più cari che contraddistinguono l’abituale lavoro dell’artista norvegese. Le linee ritmiche infatti si incrociano e si fondono a tratti con frequenze granulose e ruvide (“Ibitchian Raper”, “Jive Ass Screamers “) o si combinano in flussi amniotici avvolgenti e accattivanti (“Party Corpse”, “Kiddie Ninja Weekend”).

Chiusa questa efficace parentesi da beatmaker, attendiamo un ritorno ad una dimensione più quieta e meditativa che ci riporti verso orizzonti più congeniali o una nuova spiazzante trasformazione. Restiamo in ascolto.

Today Seems Like Yesterday: L’Attimo Goes 1986

a cura di L’attimo fuggente

13020156_10154076704903164_838114476_n

P.I.L. – Rise
“Anger is an energy”

Hüsker Dü – Don’t Want To Know If You’re Lonely
“I’m curious to know exactly how you are
I keep my distance but that distance is too far
It reassures me just to know that you’re okay
But I don’t want you to go on needing me this way
And I don’t want to know if you are lonely”

R.E.M. – Fall On Me
“Buy the sky and sell the sky and lift your arms up to the sky
And ask the sky and ask the sky”

The Housemartins – Happy Hour
“Where they open all their wallets
And they close all their minds
And they love to buy you all a drink
And then we ask all the questions
And you take all your clothes off
And go back to the kitchen sink ”

James – Why So Close
” One false move and we all fall down
No funeral games, no such fun
Here’s your ticket to the party
That’s what you get for playing with a gun ”

Felt – All The People I Like Are Those That Are Dead
” Maybe I should entertain
The very fact that I’m insane.
I wasn’t fooling when I said,
All the people I like are those that are dead.”

The Smiths – There Is A Light That Never Goes Out
“And if a double-decker bus
Crashes in to us
To die by your side
Is such a heavenly way to die
And if a ten ton truck
Kills the both of us
To die by your side
Well the pleasure, the privilege is mine ”

Billy Bragg – Greetings To The New Brunette
” Sometimes when we’re as close as this
It’s like we’re in a dream
How can you lie there and think of England
When you don’t even know who’s in the team”

XTC – Dear God
“Dear God, sorry to disturb you, but… I feel that I should be heard
loud and clear. We all need a big reduction in amount of tears
and all the people that you made in your image, see them fighting
in the street ‘cause they can’t make opinions meet about God,
I can’t believe in you”

Elvis Costello And The Attractions – I Want You
“Oh my baby baby I love you more than I can tell
I don’t think I can live without you
And I know that I never will
Oh my baby baby I want you so it scares me to death
I can’t say anymore than “I love you”
Everything else is a waste of breath”

Everything But The Girl – Don’t Let Your Teardrops Rust Your Shining Heart
“Sorrow is a lonely road
Where the rain like your tears
Beats heavy on the roof above your head
Tomorrow is a lovers’ town
That’s been beaten down
And the hands of winter holds the life we’ve led”

The Triffids – Stolen Property
” There’s someone standing in the rain like they have no place to go
Maybe that someone is you, maybe someone you don’t aim to know
Maybe lost possessions
Maybe stolen property
You just lie around waiting on a signal from heaven
Never had to heal any deep incisIon
Darling you are not moving any mountains
You are not seeing any visions
You are not freeing any people from prison”

Talk Talk – Life’s What You Make It
“Baby, life’s what you make it
Celebrate it
Anticipate it
Yesterday’s faded
Nothing can change it
Life’s what you make it”

Coil – Ostia (The Death Of Pasolini)
“Out of the strong
Came forth sweetness.”
Throw his bones over
The White Cliffs
of Dover
And murder me
In Ostia.”

Cocteau Twins – Fluffy Tufts
” I don’t need my lover
(Any day now all of us will…)”


This Mortal Coil – Strength of Strings
” In my life the piano sings
Brings me words that are not the strength of strings.
Fiery rain and Ruby’s cooling sun.
Now I see that my world has only begun.
Notes that roll on winds with swirling wings…”


David Sylvian – Taking The Veil
“In dresses white, all set for sail
A little girl dreams of taking the veil”

Una Selezione TRISTE© #3

a cura di TRISTE© – Indie Sunset in Rome

10648232_447183495436057_8508890659538617632_o

Tornano i Mutual Benefit con un altro piccolo capolavoro.Questa è Not For Nothing, estratta da Skip A Sinking Stone.

 

Tutta la grazia di Emily Jane White e il suo folk “malinconico”.

 

Nuovo disco per una nostra vecchia scoperta, i First Breath After Coma. La post-rock band portoghese al secondo lavoro in studio non smentisce le sue grandi qualità.

 

Il nuovo disco di Andy Shauf è davvero bellissimo. Dal Canada, guardando all’europa, un folk dalle venature pop che ruota attorno al racconto di una festa. Martha Sways è il brano che chiude l’album.

 

Limonare durissimo i vetri. Questo e non solo nel video che accompagna il bellissimo singolo tratto dal primo EP di Matt Maltese. Un piccolo capolavoro. Segnatevi questo nome che farà molta strada.

 

Che Kevin Morby ci sappia fare è cosa nota. Ma questo suo nuovo disco è la vera consacrazione. Alzate il volume e aprite i finestrine mentre vi ascoltate Dorothy, estratta da Singing Saw.

 

James Blake davvero non ne sbaglia una. Anche quest’anno ci delizia con un nuovo disco di raffinatissima elettronica downtempo. Accompagnato anche da ospiti di eccezione…

 

Altro nome da tenere d’occhio (anche se quasi impronunciabile): Artur Dyjecinski vi stupirà con la sua voce profonda e le sue atmosfere sospese tra passato e malinconia (nota: no, non so bene cosa voglia dire questa descrizione).

 

I Minor Victories, super band (si dice ancora?) formata Rachel Goswel, Stuart Braithwaite e Justin Lockey, fanno vedere come unire le forze possa dar vita a grandi risultati. Questa è Folk Arp ed è davvero bellissima.

 

Jessy Lanza l’abbiamo vista qualche anno fa al Field Day festival e ci colpì davvero molto. Oh No è il secondo album dell’artista canadese (ah, il Canada…) che unisce elettronica, synth-pop e songwriting con grande classe.

Trans-Europe Express, un itinerario d’ascolto dall’Atlantico agli Urali

a cura di music won’t save you

music_is_love_quad

Dal Portogallo si scorge quasi il country-folk dell’altra sponda dell’Atlantico:

A Jigsasw – Return To Me

 

La nostra tappa spagnola ammanta di sentori mediterranei l’uggiosa malinconia indie-pop:

The Royal Landscaping Society – Goodbye

 

La raffinatezza tutta francese delle morbide pennellate vocali e armoniche di Claire Vailler

Transbluency – Heart

 

Negli ultimi anni il Belgio si è seriamente candidato a diventare la “nuova Islanda” dal punto di vista delle densità di musica indipendente. Questa ne è una prova estemporanea, ma ancora rimasta nel cuore:

 
The Bear That Wasn’t – Headphones

 

I vicini olandesi non sono da meno, soprattutto quando si tratta di cimentarsi in un brillante indie-folk:

St. Polaroid – Paper Girl

 

Un cantautore tedesco dall’alias enigmatico e dalla personalità artistica tutt’altro che banale:

Angela Aux – Personal Howl

 

Il cuore del viaggio coincide con il cuore dell’Europa, tanto affascinante quanto venato di oscura inquietudine:

Soap&Skin – Thanatos

 

Dall’incanto di Praga a sperimentazioni elettro-acustiche che guardano all’Oriente più lontano:

Gurun Gurun – Itsuka No Hoshi Hia

 

Slow-core in salsa serba, per un lungo percorso di rapimento mistico:

MESTA – Jesus’ Blood Never Failed Me Yet

 

Calore ambientale e densità sentimentale, dalla Grecia più profonda:

Dergar – Warm

 

Il sorprendente sincretismo di linguaggi musicali di un globetrotter originario dell’Ucraina:

Make Like A Tree – Happy B Song

 

Un emozionante saggio neoclassico-ambientale da una scena artistica estremamente viva e interessante, quella polacca:

Szymon Kaliski – Without Breaking

 

Fredde correnti baltiche cristallizzano una voce sottile, che dispensa carezze di sognante folk al rallentatore:

Alise Joste – Faint Hearted Man

 

Ancora placide contemplazioni delle pigre maree baltiche, nelle pièce strumentali di un cantautore che si trasforma in abile dispensatore di dolcezze elettro-acustiche:

Mauno Meesit – Varjud

 

L’approdo del nostro viaggio attraverso il continente europeo è la grande madre Russia, patria di sconfinate ibridazioni musicali, come questa tra ritualismo folk e atmosfere cameristiche:

Āustras Laīwan – De Avibus Et Conchīs